Finanza
La BFF è a posto nonostante le forze della Banca d’Italia
La BFF è una banca sana con un modello di business che funziona, che segue un percorso prudenziale rispetto ai rischi che incontra e non ha bisogno di fare un aumento di capitale. Tre cose che la Viglianza della Banca d’Italia stenta a capire.
La BFF è una banca particolare che guadagna grazie al factoring pro soluto (quando uno compra i crediti di un altro verso un ente ad uno sconto lasciando al cedente il rischio di credito) dei crediti verso la pubblica amministrazione, spesso nell’ambito sanitario. La Banca d’Italia sembra non capire le differenze tra questa attività e tradizionali attività creditizie, se guardo come si comporta la Vigilanza. Guardiamo perché.
Inizia nel 2024 quando la Banca d’Italia, senza cambiamenti della normativa (Nuova DoD) o della circolare applicativa emessa dalla Banca d’Italia, dice che BFF classifica male i crediti (sempre verso lo Stato) e quindi deve spostare all’epoca € 1.361mln in Past Due, cioè scaduti. La patrimonializzazione scende perché i crediti sono considerati più rischiosi e la ponderazione di questi crediti aumenta al 150% ma siccome sono verso lo Stato alla fine rientrano, non ci sono perdite e quindi la BFF continua a fare un utile e sembra che capisce come gestire il nuovo regime. Tant’è che a novembre 2025, la Banca d’Italia permette la rimozione delle misure restrittive e applica dei nuovi requisiti di capitale che la BFF supera ampiamente. Cito il comunicato a lungo per fare capire come tutto fosse normale e come la BFF adattasse una politica conservativa rispetto al capitale:
La rimozione delle misure restrittive consente alla Banca di ritornare nella normalità nella remunerazione degli investitori, del personale e nei piani di espansione in nuovi mercati esteri, in un’ottica di crescita sostenibile del Gruppo.
Con l’obiettivo di un continuo rafforzamento della propria solidità patrimoniale, la Banca ha deliberato un aggiornamento della propria dividend poliuy incrementando di 100 bps il proprio target di capitale. Di conseguenza, il livello di riferimento di CET 1 ratio al di sopra del quale la Banca prevede il pagamento dei dividendi si attesta al 13,0%, nel rispetto di tutti gli altri indicatori regolamentari di capitale correnti e prospettici.
Al 30 giugno 2025, il gruppo BFF presentava un CET 1 ratio, inclusivo dell’utile adjusted di periodo, pari al 14,3%, con €65mln in eccesso rispetto al nuovo target del 13,0% per il pagamento dei dividendi.
BFF, comunicato stampa 02/11/2026 20251102_BFF—CS_Avvio-iter-acquisto-azioni-proprie-nov-25.pdf
Dopodiché, a fine marzo 2026, 5 mesi dopo la rimozione delle misure restrittive, la Banca d’Italia senza cambiamenti della normativa (Nuova DoD) o della circolare applicativa emessa per applicarla in Italia manda un altro provvedimento che trova altri problemi dalla banca, di nuovo, inter alia, relativi alla classificazione dei crediti.
Quindi due anni dopo aver esaminato la classificazione dei crediti, immagino per bene, e trovato una cosa che non andava bene, dopo aver detto implicitamente che la classificazione poi andava bene (tramite la rimozione delle misure restrittive se no), la Vigilanza decide che la BFF deve ancora fare delle riclassificazioni. Le normative sono cambiate nel frattempo? Sembra di no. La BFF ha cambiato modo di operare nel corso di 5 mesi, improbabile. Perché la Banca d’Italia fa questa mossa?
Anche perché decide che le cose vanno talmente male che c’è da aggiungere due commissari al CdA.
Quindi novembre, tutto al posto, marzo un disastro, adesso? Adesso l’AD dice multiple volte durante il conference call del primo semestre che è tutto gestibile (I think we have many options we can evaluate. We don’t need to do all of them. So I’m not too concerned about our capital ratios in 2028… We’re not working on capital raise because at the moment, we don’t need capital.) e dimostra che i ratios sono sopra i livelli requisiti nonostante le nuove regole imposte in un modo ad-hoc:
BFF, presentazione semestrale 26, pagina 17
La banca è in grado di generare un utile che fa crescere il capitale e il CET1 è al 11,1% rispetto al 9,9% richiesto mentre il Total Capital Ratio (TCR) è al 13,6% rispetto al 13,4% richiesto. Nonostante la Banca d’Italia ha cambiato le regole 3 mesi prima. Non mi sembra un segnale di una banca gestita male o che presenta delle criticità nei controlli interni o orgnizzativi.
In più, la nuova riclassificazione della Banca d’Italia ha intimorito il mercato perché dice che ‘Tali criticità potrebbero generare past due addizionali fino a c. €0,8 mld legati alla possibile inclusione degli interessi di mora nel c.d. “contagiante”, e fino a c. €0,5 mld relativi ad una possibile più restrittiva interpretazione relativa ai meccanismi sospensivi del calcolo dei giorni di arretrato.’
€1,3 mld di crediti in più che vengono riclassificati come past due. Ma ad agosto, l’AD risponde ad un analista, Maggio, e dice ‘that number… is down by many, many hundreds of millions already now’. Già nel corso di 3/6 mesi, quell numero che ha creato tanto rumore nel mercato è sceso, probabilmente per la metà. E in questo slide si vede come il livello di approvvigionamento da fare per questi crediti in prospettiva potrebbe scendere:
BFF, presentazione semestrale 26, pagina 16
I crediti inclusi in questo portafoglio avrebbero portato a €399mln di approvvigionamenti se lasciati fino ad oggi. Ma la banca è riuscita a ridurre la somma a €141mln.
Adesso guardo le somme necessarie per i creidit citati dalla Banca d’Italia.
Ma guardiamo quanto potrebbe essere necessario da accantonare per la calendar provisioning contro questi crediti. Per stimare il fabbisogno prospettico, si può guardare agli stock di bilancio di queste voci (interessi di mora e spese di recupero) per determinare un importo stimato per eccesso di questo fabbisogno prospettico:
- L’importo a bilancio è lordo della calendar provisioning già effettuata, perché questa va a deduzione del Tier 1, non a ridurre il valore dei crediti all’attivo. Questo importo di calendar provisioning relativa alla precedente riclassificazione non dovrebbe essere influente se cerchiamo di isolare solo gli importi nuovi riclassificati, misurando il saldo dei nuovi crediti riclassificati meno i vecchi. Nell’osservare questa differenza rischiamo di non tenere conto solo dell’importo di rimborsi avvenuti sul vecchio stock riclassificato e quindi di sottostimare lievemente i nuovi flussi lordi di riclassifiche.
- La Polonia va esclusa perché con gli interventi ipotizzati dall’AD non dovrebbe costituire più un problema di calendar provisioning (l’AD risponde a Razzoli durante il conference call che BFF riesce a ridurre i crediti in Polonia perché sono mediamente di 2 anni e gli importi sono piccoli).
- L’importo da assoggettare a calendar provisioning è al netto di fondi rettificativi, coerentemente con i valori dei crediti che dovremmo trovare in bilancio. Alcuni fondi che non rettificano direttamente la voce contabile dei crediti in oggetto ma che in caso di problemi possono essere utilizzati (ad es. accantonamenti per cedenti deboli in caso di retrocessioni, per cause perse) non sono inclusi ma questo porta ad una sovrastima e quindi a maggiore prudenza.
- I crediti da assoggettare a calendar provisioning sono solo quelli successivi ad aprile 2019. In questo caso non siamo in grado di discriminare, suddividendo lo stock. Prendiamo tutti i crediti per interessi di mora. Ma la stima, proprio perché comprensiva dei crediti antecedenti quella data, porta ad una sovrastima e quindi a maggiore prudenza.
L’impatto nel 2028 della calendar provision non dovrebbe superare €130m, cifra che non dovrebbe creare alcun problema alla banca con strumenti ordinari di gestione. Cifra prossima alla generazione di capitale interna ordinaria.
Lontano quindi da problemi in grado di generare reali problemi di continuità aziendale o dal miliardo di aumento di capitale vociferato.
Questi crediti in past due (€263,3m per interessi di mora e €148,4m per spese di recupero) sono fronteggiati da:
- €140,8m di calendar provisioning che si potrebbero riferire in parte anche ad altri crediti (ad es. Polonia). Per renderla comparabile con l’importo dei crediti la voce va lordizzata per le imposte (circa €210m)
- Fondi rettificativi non direttamente portati a riduzione della voce del credito (€89m su sentenze negative che dovrebbero essere largamente attribuibili a questa posta, €17m aggiuntivi su cedenti deboli, non conosciamo lo stock del fondo, su cui ci sono DTA)
BFF, presentazione semestrale 26, pagina 14
Al netto di queste voci avanzano circa €90-100m. L’eventuale svalutazione però determinerebbe due effetti:
- Liberazione di capitale per circa €50m per la svalutazione di queste posizioni (in base a verifiche fatte con risk manager di banche primarie, la calendar provisioning effettuata con deduzione dal Tier 1 riduce la base di calcolo per stimare gli RWA):
- Liberazione di capitale perché si elimina il contagio di altri crediti: ugualmente significativo ma non stimabile dall’esterno
Quindi l’impatto sulla banca, anche di un problema pari al totale di questi crediti dovrebbe essere assorbibile con impatti quasi nulli.
In tutto questo, un elemento critico è che il modello di business prevede un flusso velocissmo di rientro dei crediti che la Vigilanza sembra di non capire. Vediamo nella presentazione semestrale questa velocità:
BFF, presentazione semestrale 26, pagina 15
I crediti del 2025 sono già usciti quasi tutti dal portafoglio e 70% dei crediti nuovi per l’anno 2026 sono usciti a fine semestre. Che vuol dire, fra le latre cose, che i sistemi creati dalla banca funzionano per il recupero dei crediti. La gestione interna è valida.
Per quello che vedo, la BFF è una banca sana con un modello di business che funziona, che segue un percorso prudenziale rispetto ai rischi che incontra e non ha bisogno di fare un aumento di capitale. Tre cose che la Viglianza della Banca d’Italia stenta a capire.





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