Relazioni

Guarire il mondo con le storie

Le storie contano. Hanno il potere di cambiare il corso della Storia. Possono salvarci.

31 Gennaio 2025

«Non finirà finchè non parliamo»  

«Come ho sempre detto, è un disastro scoprire l’umanità del tuo nemico, la sua nobiltà, perché a quel punto non è più tuo nemico, non può proprio esserlo» (Apeirogon, C.M.)

Per il Giubileo della comunicazione in Vaticano sabato 25 gennaio, una prolusione straordinaria, per intensità e passione, l’ha svolta lo scrittore, dublinese di nascita e residente a New York, Colum McCann.  E’ l’autore di capolavori assoluti tutti tesi ad esplorare il complesso mondo delle relazioni e dei conflitti umani, fedele narratore di incontri di dolore, amore e pace. Gli ultimi due romanzi sono destinati al racconto di due conflitti emblematici dei nostri tempi: Apeirogon – dedicato all’amicizia dei padri palestinese e israeliano Bassam Aramin e Rami Elhanan –e Una madre – che ripercorre la scelta di Diane Foley di perdonare l’assassinio del figlio James, decapitato in diretta video dal Daesh. McCann è anche il fondatore di “Narrative 4”, un’organizzazione globale no-profit che dà ai giovani il potere di creare cambiamenti attraverso il racconto e l’ascolto delle storie. «Abbiamo scoperto una formula semplice ma potente per avviare una trasformazione. Tu racconti la mia storia, io racconto la tua. In prima persona. Faccia a faccia». Una proposta che porta in giro per il mondo, partendo dai luoghi dove conflittualità e divisioni sono più aspre e profonde.

Albert Einstein con una lettera a Sigmund Freud pose un giorno la domanda: c’è un modo per liberare gli uomini dalla fatalità della guerra?   Tra gli altri argomenti Freud sviluppò anche questa considerazione: «Tutto ciò che fa sorgere legami emotivi tra gli uomini deve agire contro la guerra.  [Un] altro tipo di legame emotivo è quello per identificazione. Tutto ciò che provoca solidarietà significative tra gli uomini risveglia sentimenti comuni di questo genere, le identificazioni. Su di esse riposa in buona parte l’assetto della società umana» (settembre 1932).

Ecco alcune citazioni del discorso di McCann al Giubileo.

«Stiamo vivendo un’epoca straordinariamente umana e al contempo profondamente disumana…Da un lato, abbiamo raggiunto traguardi spettacolari nella scienza, nella medicina, nell’arte e nella tecnologia. Siamo in grado di connetterci istantaneamente gli uni con gli altri, di cogliere le sfumature delle vite altrui anche a grandi distanze.

Se il mondo è fatto di molecole e atomi, è anche fatto di storie. La distanza più breve tra noi non si misura in millimetri né in micrometri: è una storia. È attraverso le storie che ci connettiamo davvero…Le nostre vite si intrecciano. Le nostre idee risuonano. Ci alimentiamo reciprocamente. Creiamo nuova energia. Le storie contano. Hanno il potere di cambiare il corso della Storia. Possono salvarci. Sono la colla che ci tiene uniti: senza storie non possiamo comunicare, e senza comunicazione non siamo nulla…

Questo è ancora più vero quando ci prendiamo il tempo di comprendere le storie di chi sembra diverso o lontano da noi. Ci fermiamo. Ascoltiamo. Cresciamo, spingendoci oltre noi stessi. Il mondo, in fondo, è fatto delle storie degli altri, persino – e forse soprattutto – di quelli che non conosciamo, o che non abbiamo ancora avuto modo di conoscere.

In questa era esponenziale, mentre la frattura continua ad ampliarsi, l’essenza stessa della riparazione risiede nella necessità di imparare a conoscerci. E per conoscerci davvero, dobbiamo ascoltarci e comunicare. E dopo aver ascoltato, dobbiamo cercare di comprendere. Solo allora, con rispetto, gioia e coraggio, potremo cominciare a innescare il cambiamento.

In questi tempi turbolenti, condividere le nostre storie e ascoltare quelle degli altri, potrebbe essere una delle poche cose in grado di salvarci…
Raccontare storie è un invito all’azione. Ascoltare storie è una forma di preghiera. La distanza più breve tra il nemico e il prossimo è una storia.
I cinici diranno che stiamo sbagliando. Che siamo degli ingenui sentimentali. Ma è davvero ingenuo e sentimentale rifiutare la speranza? I cinici sono intrappolati nelle loro convinzioni. Non sono disposti a intraprendere un cammino altrove. Restano immobili. Chiudono le tende. Spengono il GPS della loro immaginazione. Significa forse che dovremmo isolare i cinici e lasciarli dove sono? No, certamente no. Al contrario: dobbiamo abbracciarli con fiducia, ascoltarli, chinare la testa. Condividere le nostre storie e ascoltare le loro. Trovare un terreno comune. E poi andare avanti, con la speranza di aver lasciato dietro di noi un’impronta di guarigione».

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è un progetto di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.