scuderie de montel, Milano

L'architettura e noi

Scuderie De Montel a Milano, un progetto che genera trama territoriale (finalmente)

di Cristoforo Bono 5 Aprile 2025

Che lo sviluppo di Milano, città ancora (e purtroppo) monocentrica, proceda sempre per sovrapposizioni e frammenti, è cosa evidente oltre che nota. A volte è una enclave che risorge, come nel caso delle scuderie De Montel, presso San Siro, abbandonate da ottant’anni, il cui progetto di trasformazione in centro termale è segnalato su Repubblica del 25 marzo scorso, in un articolo di Brunella Giovara.

I progettisti, tra cui il compianto Marzorati, si sono trovati di fronte ad un palinsesto dell’intorno ormai saturo e composito, dovendo affrontare un tema invece fondante e fondativo. L’intervento avrebbe avuto bisogno di ampi spazi all’intorno, come esistevano nel 1921, anno di nascita dell’impianto per l’allevamento dei cavalli.  E c’è un tentativo di “allargarne” le dimensioni con il disegno a raggera e a cerchi concentrici che vede come punto focale l’edificio liberty centrale.
Un buon significato, per quanto l’inserimento e l’intorno destrutturato lo consenta. Il progetto, infatti, determina uno di quegli interventi che chiameremmo “generatori” di una trama territoriale; ma il racconto si ferma, forzatamente, nell’enclave. Ciò, ovviamente, non svilisce l’intento e gli attribuisce una certa tensione, una certa carica utopica.

Ciò rappresenta una certa novità nel panorama milanese, in una città che (è nella sua natura) si rifugia sempre nel particulare anche quando le dimensioni consentirebbero una visione da città capitale. Se tutti gli interventi avessero questa carica utopica – ed essa si spazializzasse – il monocentrismo non avrebbe più spazio e si andrebbe verso il sogno ormai secolare, che era anche quello di Carlo Cattaneo: la Città Lombardia policentrica, che comprenda le sue città di corona.

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