Memoria e Futuro

#NessunDibattito: quando il like sostituì la mozione

di Marco Di Salvo 4 Aprile 2025

Viene una certa malinconia a vedere cosa sono diventati i congressi di partito oggigiorno. Chi scrive non era certo in amante delle consorterie politiche e delle correnti dei partiti della Prima Repubblica, né del centralismo democratico del PCI, né delle risse di certi congressi del MSI. Ma la tristezza delle assise contemporanee, dove tutto è preconfezionato e si tratta solo di kermesse buone a confermare quanto deciso in precedenza, lascia l’amaro in bocca.

Di certo, il passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica italiana ha segnato un profondo mutamento nel ruolo e nel significato dei congressi dei partiti, riflettendo la crisi delle strutture democratiche interne e l’affermazione di una politica sempre più personalizzata e mediatica.

Durante la cosiddetta Prima Repubblica, i congressi erano momenti centrali per la vita dei partiti, soprattutto per quelli di massa come la DC e il  PCI. Questi eventi non solo definivano linee programmatiche, ma rappresentavano uno spazio di confronto tra correnti, con dibattiti su ideologie, alleanze e strategie di governo. Ad esempio, nel PCI, il congresso del 1956 fu cruciale per prendere le distanze dall’URSS dopo i fatti d’Ungheria, mentre nella DC le correnti si scontravano su temi come il rapporto con il PCI o le riforme sociali o la spartizione del potere, in modi che spesso erano sorprendenti anche per i protagonisti. In più i partiti storici, radicati nel territorio attraverso sezioni e militanti, utilizzavano i congressi per consolidare il legame con la base, garantendo una partecipazione dal basso che, sebbene spesso controllata dalle élite, manteneva un’aura di legittimità democratica.

Con Tangentopoli e il crollo dei partiti tradizionali negli anni ’90, si assistette a una svolta epocale. L’avvento della Seconda Repubblica, caratterizzata da formazioni come Forza Italia e la Lega Nord, introduce un modello di partito “leggero”, centrato sulla figura del leader più che su strutture interne, sebbene all’inizio la seconda manteneva qualche parvenza di partito tradizionale, oggi totalmente perduta. I congressi perdono progressivamente la loro funzione deliberativa, diventando eventi mediatici per ratificare scelte già prese altrove. Silvio Berlusconi, ad esempio, plasmava Forza Italia come un “partito-azienda”, dove le decisioni erano top-down e i congressi assumevano un ruolo scenografico . Anche il Movimento 5 Stelle, ha sostituito i congressi fisici con consultazioni online, svuotando ulteriormente il concetto di confronto collettivo, arrivando fino alle ultime patetiche pantomime tra fondatore e attuale leader, tutte virtuali e a distanza.

Di certo tre fattori hanno accelerato e sono stati concause di questa trasformazione:
La trasformazione del sistema elettorale, che dall’introduzione del Mattarellum ha spostato il focus sulle candidature individuali per poi tornare con le riforme successive a liste bloccate scelte dai vertici dei partiti, riducendo l’importanza delle strutture di partito e quindi dei congressi come momento di selezione .
Poi il disinteresse sempre più marcato nella funzione degli iscritti a favore degli elettori, rendendo i congressi meno cruciali per la raccolta di fondi o il coinvolgimento della base.
E la spaventosa erosione dei contenuti dei dibattiti congressuali, spesso ridotti a scontri tra fazioni per il controllo simbolico del partito.

Oggi, i congressi dei partiti italiani sono spesso rituali senza sostanza, dominati da logiche di potere e comunicazione. Le mozioni congressuali, un tempo strumenti di elaborazione politica, sono diventate mere piattaforme per legittimare leader già designati. Questo svuotamento ha contribuito alla disaffezione dei cittadini, sempre più distanti da una politica percepita come autoreferenziale.

In conclusione, la perdita di significato dei congressi riflette una più ampia crisi della rappresentanza dove la democrazia interna cede il passo al marketing politico e al personalismo, segnando una frattura profonda, l’ennesima, tra cittadini e politica. E a nessuno dei cosiddetti e, spesso autonominati leader pare interessare, almeno non quanto l’ultima diretta social.

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