
Memoria e Futuro
Il tramonto delle cicale
L’articolo si gode meglio con questo sottofondo
Nelle ultime settimane hanno fatto molto scalpore le vicende, in qualche modo intrecciate, di Vittorio Sgarbi, Paolo Guzzanti e Gianni Alemanno. Perché intrecciate, visto che i primi due lamentano condizioni sanitarie e sociali di grave crisi mentre l’ultimo sta in carcere? L’intreccio, a mio avviso, è nell’approccio, che potremmo definire per tutti e tre quello del “risveglio”.
Si tratta naturalmente di persone diverse, come indole e personalità, ma accomunate nel momento della crisi dalla scoperta delle insufficienze del nostro paese, insufficienze che anche le loro scelte in politica si è contribuito a creare. Vogliamo davvero parlare delle politiche su sanità e carcere del centrodestra italiano degli ultimi tre decenni, di cui i tre sono stati tra i protagonisti, seppure di seconda fila?
E sebbene tutti loro hanno avuto, ognuno a modo suo, un ruolo di rompiscatole, rispetto al “sistema” di governo della loro coalizione di appartenenza, nessuno di loro ha avuto la forza (o la volontà) di rinnegarla, se non per progetti velleitari ed ancora più estremisti nelle conseguenze proprio per quei settori che ora li tengono, in qualche modo, tutti prigionieri. E allora via di interviste strappalacrime da parte di pregiudicati condannati in via definitiva per danno erariale (in attesa di giudizio per furto di opere d’arte), lettere dal carcere che raccontano lo stato di degrado in cui versano da parte di chi, fino a pochi mesi fa,ad ogni caso di cronaca nera invocava il “buttare le chiavi” (e vinse una campagna elettorale romana proprio grazie ad una strenua lotta giustizialista contro i rom, rivelatasi fallace nei colpevoli additati alla pubblica esecrazione) e articoli scandalizzati sul sistema sanitario nazionale da parte di chi ha passato gran parte della sua carriera giornalisti tra imitazioni, adorazioni di cappellaio matti e presidenze di commissioni su scandali internazionali (do you remember Mitrokin?) e nazionali (dopo la rottura con Berlusconi, il memoir sulla mignottocrazia).
Il tramonto delle carriere e della vita pubblica di politici e giornalisti italiani come Paolo Guzzanti, Vittorio Sgarbi e Gianni Alemanno offre uno spaccato complesso, in cui si intrecciano declino professionale, vicende giudiziarie e riflessioni personali, talvolta legate a depressione o isolamento.
Il declino di queste figure riflette un sistema in cui fama e potere sono effimeri. La depressione emerge non solo dalla perdita di ruolo, ma dall’impatto di scandali e procedimenti giudiziari. La prigione, fisica o metaforica, diventa simbolo di un fallimento che trascende la sfera professionale, toccando l’identità stessa dell’individuo.
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