
Governo
Il general Calenda alla guerra dell’opposizione
Il congresso di Azione ha eletto Carlo Calenda segretario, con poco stupore visto che si tratta dell’ennesimo partito personale.
Il congresso di Azione ha eletto Carlo Calenda segretario, con poco stupore visto che si tratta dell’ennesimo partito personale. Invece, le modalità di svolgimento mi sono parse peculiari. Forse non partecipo da troppo tempo a congressi di partito, ma ricordo che erano occasioni per discutere internamente la propria linea politica.
Gli interventi esterni erano semplici saluti istituzionali e tutti speravamo che fossero simili a quelli di Primo Lotto, esponente dei Repubblicani. Infatti, a un congresso DS di Piombino, si narra che intervenne fermandosi dopo “Vi porgo i saluti del partito repubblicano”, con il sollievo di tutti i partecipanti.
La cattiva opposizione
Al contrario, il congresso di Azione si è trasformato in una passerella bellicista a cui hanno partecipato tanti esponenti di quel governo di cui si dice di fare opposizione. Ma non sono mancati anche esponenti dell’opposizione, tra tutti Pina Picierno, che ha avuto l’onore di aprire il congresso, insieme agli esponenti del PD che sono in prima linea contro la segretaria Elly Schlein, perché favorevoli al riarmo europeo.
Sono stati assenti coloro che Carlo Calenda considera i suoi nemici politici, Matteo Salvini da una parte e Giuseppe Conte dall’altra. Nell’enfasi retorica, si è lasciato andare, affermando che il M5S deve essere cancellato. In realtà, si riferiva all’incompatibilità tra Azione e M5S nel centrosinistra, ma giocare su quest’ambiguità non gli fa onore. Ed è pericoloso, soprattutto se fino a un minuto prima si è detto di voler dialogare con tutti.
Carlo Calenda ha attaccato anche l’Alleanza Verdi Sinistra, mentre, con gesto cavalleresco, ha lasciato a Giorgia Meloni la possibilità di fare fuoco contro il bersaglio grosso, Elly Schlein. Perché tutto ruota sulle scelte della segreteria del PD. Seguirà una linea ostinatamente unitaria e pacifista con Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli? O romperà il campo largo per seguire il PSE, Ursula von der Leyen e Azione? La posizione di Schlein è chiarissima e inossidabile, ma subisce fortissime pressioni per cambiare idea.
Il sogno moderato
Come Carlo Calenda ha specificato nell’intervento conclusivo, si vuole creare un’area moderata terrorizzata a livello internazionale dall’asse tra Vladimir Putin e Donald Trump. Che, però, in patria dialoga serenamente con Meloni, nella speranza che rompa dalla strana coppia Matteo Salvini e Roberto Vannacci. Questo obiettivo potrebbe anche avere una qualche dignità politica. Ma cozza con la realtà.
Giorgia Meloni dovrebbe dare prova di moderazione che finora non ha neanche lasciato trasparire. E poi servirebbero i voti per questa forza moderata. Che non ci sono. Per il semplice motivo che il paese non ha alcuna intenzione di sacrificare il poco welfare e i pochi servizi che rimangono per un piano di riarmo che nessuno capisce a cosa serva.
Ben pochi cittadini comuni pensano che nel giro di pochi anni avremmo i soldati russi nelle nostre città. Gli stessi soldati che in tre anni non hanno ottenuto alcun obiettivo in terra Ucraina. Meno che mai hanno paura dei Nordcoreani, un paese alla fame, la cui dinastia al potere pensa esclusivamente alla propria sopravvivenza politica.
Dalla Terra a Saturno
Sembra che politici arrivati da Saturno insegnano la politica a chi prova ad avere una connessione con il paese reale. Parlano come rinchiusi nell’alto delle proprie torri d’avorio, mentre bollano di populismo chiunque non la pensa come loro. Nella loro arroganza intellettuale, compiono azioni scellerate come l’incontro tra Pina Picierno e la lobby israeliana Idsf, che sostiene gli insediamenti dei coloni in Cisgiordania. Perché il diritto internazionale vale per la Russia e non per Israele.
Infine, cadono nella più grande contraddizione di apparire terrorizzati da un nemico distante e lontano, mentre si ignorano tutte le problematiche interne. Non si spendono parole per salari e diritti, sociali e civili, e soprattutto si suggerisce che i referenti politici italiani di Trump e Putin siano Conte e Salvini. Quando il principale referente è proprio colei che ha preso il posto d’onore alla convention di Carlo Calenda.
Si ignorano, più in generale, tutti quei segnali di una democrazia che si sfilaccia, schiacciata tra l’indifferenza di un’opinione pubblica ormai disillusa e la retorica aggressiva di una destra di governo che offende i giornalisti e spia le ONG, rivendica il passato fascista e sdogana concetti raccapriccianti come la remigrazione.
Conclusioni
Un politico come Matteo Renzi si è intelligentemente sfilato da questo teatrino. Nelle ultime uscite, ha infatti attaccato Meloni definendola un’influencer (probabilmente dimenticandosi del suo stile di governo) e ha espresso dubbi sul piano di riarmo europeo. Nel suo cinismo e nella sua spregiudicatezza, pare aver annusato dove sta andando l’opinione pubblica.
Concludo con un aneddoto. Durante il congresso istitutivo dei Giovani Democratici, noi sostenevamo convintamente Fausto Raciti come segretario nazionale dell’organizzazione. Vedevamo con sospetto le mosse di Roberto Speranza, che sottobanco cercava un accordo con Pina Picierno. Lei era allora presidente dei Giovani della Margherita, ma appariva in rotta con la sua stessa organizzazione. Alla fine, trovarono un accordo con Raciti segretario e Speranza presidente dei Giovani Democratici.
Oggi, Raciti sostiene posizioni belliciste in modo non dissimile da Picierno. Speranza è invece uno dei pochi di quella classe dirigente a non aver quantomeno perso la ragionevolezza.
Foto dalla pagina Facebook di Carlo Calenda
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