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Germania
Make Germany Great Again: come X e TikTok hanno favorito AfD durante le elezioni tedesche
Le piattaforme digitali sono state il principale palcoscenico della campagna elettorale tedesca, spesso favorendo i contenuti di estrema destra. Finché gli algoritmi resteranno opachi, la libertà di informazione sarà nelle mani chi controlla questi meccanismi e non degli utenti.
La breve campagna elettorale che ha portato il più grande Paese d’Europa alle elezioni lampo del 23 febbraio, dopo il crollo del governo lo scorso dicembre, ha confermato il ruolo centrale delle piattaforme digitali nella comunicazione politica. In un’epoca di estrema frammentazione e rigurgiti nazionalisti, partiti e candidati hanno abbracciato in toto questi strumenti.
Personaggio di eccezione degli ultimi avvenimenti internazionali, Elon Musk è intervenuto esprimendo pubblicamente il proprio sostegno ad Alternative für Deutschland (AfD) quale ultima speranza per la Germania, dove oggi è il secondo partito. Il suo appoggio si è concretizzato in una diretta su X con la leader Alice Weidel, seguita da 200.000 persone, e in un’apparizione virtuale a sorpresa al congresso di AfD, in cui ha incitato la folla a lottare per un grande futuro tedesco. Inoltre, Musk ha attaccato il cancelliere uscente, definendolo un idiota, e accusato il presidente di essere un tiranno.
Dall’ingerenza di X all’ascesa di TikTok, è evidente che le piattaforme digitali sono cruciali nel plasmare le opinioni degli utenti-elettori, ma il funzionamento degli algoritmi che le governano rimane sconosciuto. A tale proposito, diverse ricerche hanno cercato di valutare l’impatto dei social media sul voto tedesco.
La ONG Global Witness ha condotto un esperimento per analizzare cosa X, TikTok e Instagram (la piattaforma più usata in Germania) proponessero a nuovi utenti che avevano mostrato un generico interesse per la politica, ma senza esprimere preferenze per una particolare ideologia o partito. I nuovi utenti seguivano gli account ufficiali di CDU, SPD, AfD e Verdi, oltre a quelli dei rispettivi leader, e ne visionavano i contenuti. L’analisi ha rivelato che in condizioni di apparente neutralità, i contenuti di ultradestra venivano favoriti: queste pubblicazioni erano il doppio di quelle di sinistra su TikTok e X, e una volta e mezzo su Instagram. In particolare, la maggior parte delle sponsorizzazioni pro-AfD proveniva da account non seguiti (e quindi suggeriti dalla piattaforma): il 78% su TikTok ed il 64% su X, mentre su Instagram la quasi totalità era generata dagli otto account seguiti.
Nonostante TikTok vieti gli annunci pubblicitari di stampo politico, ha comunque permesso inserzioni a favore di AfD e mostrato maggiormente i suoi post, anche se il sistema di raccomandazioni dovrebbe suggerire video in base agli interessi dichiarati dagli utenti. In questo caso, la frequenza e quantità di pubblicazione non spiegano il criterio di prioritizzazione adottato dagli algoritmi, in quando CDU e Verdi sono persino più attivi del partito di estrema destra sui social.
L’eccessiva presenza di materiale di AfD su TikTok è stata confermata anche dall’organizzazione ISD, che ha indagato la diffusione di temi politici nella bacheca “For You”, concepita per suggerire nuovi video agli utenti. Rimane incerto in che misura l’algoritmo diversifichi i contenuti politici proposti e se vi sia un’amplificazione asimmetrica degli stessi. Risulta lampante la mancanza di segnalazione adeguata dei post legati alle elezioni, in violazione del Digital Services Act. Questa normativa europea impone alle grandi piattaforme di valutare i rischi sistemici (ossia legati all’architettura del social) per il dibattito sociale, i processi elettorali e la sicurezza pubblica (art. 34), oltre a garantire sistemi di raccomandazione trasparenti (art. 27). La Commissione Europea ha poi fornito linee guida per la mitigazione dei rischi sistemici nelle elezioni, che impongono di segnalare chiaramente i contenuti elettorali.
In parziale contrasto con questi dati, uno studio di Algorithm Watch e DFRLab ha esaminato i post su X di politici tedeschi e organizzazioni anti-estrema destra, evidenziando che quelli più virali facevano riferimento a Elon Musk e al suo supporto per AfD. Pur non riscontrando un aumento artificiale dell’engagement del partito su X, i ricercatori hanno attribuito le maggiori interazioni al “Musk bump”: da quando l’imprenditore sudafricano si è espresso a favore, le visualizzazioni dei post dei politici di AfD sono aumentate di otto volte, trainate da Weidel e dal maggiore uso dell’inglese.
Un aspetto curioso (per non dire preoccupante) è l’allineamento tra gli interessi di Musk e quelli di Putin. Con strategie già viste nelle elezioni francesi, moldave e rumene, la Russia ha attivato oltre un centinaio di siti per screditare i leader moderati tedeschi e influenzare le elezioni, sfruttando l’opacità degli algoritmi e la scarsa moderazione dei social che permettono di amplificare la disinformazione. Poco importa se le fake news diffuse risultino inverosimili, come la bufala sul cancelliere Olaf Scholz che autorizza l’ingresso di 1,9 milioni di lavoratori kenioti, o quelle sul vice-cancelliere Robert Habeck che ruba quadri dalle gallerie d’arte berlinesi, o sul leader della CDU Friedrich Merz indiziato per un vecchio caso di omicidio, o ancora sulla Ministra degli Esteri Annalena Baerbock accusata di turismo sessuale durante un viaggio ufficiale in Africa. L’obiettivo resta quello di alimentare la sfiducia nei rappresentanti eletti.
Finché non sapremo con chiarezza perché ci vengano mostrati determinati contenuti e non avremo la possibilità di controllare i meccanismi che regolano la loro diffusione, rischiamo di subire un’influenza nascosta, presentata come un meccanismo casuale, ma che in realtà risponde al tornaconto di pochi, lontano da un autentico interesse per la libertà di scelta ed espressione che è alla base della democrazia
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