Geopolitica

L’instabilità politica della Romania: elemento essenziale per la Pace in Ucraina

L’instabilità politica della Romania sembra essere stata tollerata all’interno del quadro di negoziati tra Stati Uniti e Russia, con la figura di Georgescu, inizialmente centrale per provocare la crisi e divenuta “scaricabile” sia dai Russi sia dagli USA

27 Febbraio 2025

Negli ultimi mesi, le relazioni tra Stati Uniti e Romania si sono fatte sempre più tese a seguito dell’annullamento delle elezioni presidenziali romene dello scorso dicembre. Le critiche da parte di Washington si sono intensificate, con il vicepresidente americano JD Vance che ha ribadito per la seconda volta la sua posizione, dichiarando che non si possono condividere “valori comuni” con chi “annulla le elezioni perché non gradisce il risultato”.

Parallelamente, anche Elon Musk, consigliere del presidente Donald Trump, ha preso una posizione netta, definendo il presidente della Corte Costituzionale della Romania “un tiranno, non un giudice”. Queste dichiarazioni, tuttavia, sembrano inserirsi in un più ampio gioco geopolitico, in cui la Romania è divenuta una pedina in una complessa trattativa tra Stati Uniti e Russia per la pace in Ucraina.

Un elemento centrale della crisi politica romena è il ruolo dell’ex presidente Klaus Iohannis, il quale, pur non potendo partecipare alle elezioni del 2024 avendo superato il limite dei due mandati, ha dichiarato la sua intenzione di rimanere in carica fino all’elezione del suo successore. Tuttavia, in un colpo di scena, Iohannis si è poi dimesso senza fornire un motivo valido, lasciando ulteriori interrogativi sulle reali dinamiche dietro la crisi istituzionale.

Questa situazione può essere letta come parte della trattativa più ampia sulla guerra in Ucraina. La Romania rappresenta il principale snodo di passaggio per le forniture di armi NATO all’Ucraina, e un momento di stallo istituzionale può servire a rallentare questo flusso. Questo potrebbe essere parte di un accordo tra Stati Uniti e Russia per avviare negoziati di pace: Washington, da un lato, dimostra a Kiev che può chiudere il rubinetto degli aiuti militari se non si apre al dialogo, e dall’altro, segnala a Mosca che ha il potere di riattivarlo a sua discrezione. Per realizzare questa strategia, è necessaria una fase di congelamento istituzionale in Romania e, in futuro, l’elezione di un presidente meno favorevole alla NATO e più tiepido nelle sue posizioni.

L’instabilità politica della Romania sembra essere stata tollerata all’interno di questo quadro di negoziati tra Stati Uniti e Russia, con la figura di Georgescu, inizialmente centrale nella crisi, ora divenuta marginale. Il compito di riportare la stabilità passa ora nelle mani dei principali partiti romeni: PSD, PNL e UDMR, con il Partito Social Democratico (PSD) come interlocutore privilegiato per Washington.

A differenza di altri partiti socialisti europei, il PSD si distingue per il suo conservatorismo, rappresentando l’elettorato tradizionale di lavoratori e pensionati. Il partito ha storicamente preso posizioni contrarie alla cultura progressista e si è fatto promotore del referendum del 2018 per definire il matrimonio come l’unione tra uomo e donna nella Costituzione romena.

Pur essendo un partito dichiaratamente filo-NATO e pro-UE, il PSD deve bilanciare la spesa militare con le esigenze del proprio elettorato, evitando aumenti eccessivi delle spese per la difesa. In questa chiave, il PSD può essere definito come un partito di destra sociale, con un forte radicamento nazionale.

Mentre alcuni esponenti del Partito Repubblicano americano continuano a sostenere Georgescu, il suo ruolo sembra ormai secondario. È probabile che ora il vero interlocutore degli USA , ed il candiato gardito ufficiosamente ad essi , sia  Antonescu, con il PSD che si conferma come l’interlocutore principale degli Stati Uniti in Romania.

Questa dinamica è confermata dal primo ministro romeno Marcel Ciolacu, che ha recentemente ribadito i valori comuni tra Romania e Stati Uniti, minimizzando le critiche di JD Vance come un punto di vista personale. Secondo Ciolacu, il problema sarebbe una mancanza di comunicazione, e il governo romeno è impegnato a chiarire la propria posizione attraverso canali diplomatici per garantire che l’amministrazione Trump comprenda a pieno gli eventi accaduti.

Nonostante le tensioni, la Romania sta cercando di rafforzare i propri rapporti con gli Stati Uniti, ma il cammino appare complesso. La doppia pressione da parte di Washington e la necessità di mantenere un equilibrio interno tra gli alleati di governo rende il compito di Bucarest ancora più difficile.

Nel frattempo, gli sviluppi sul fronte della guerra in Ucraina e i negoziati tra Stati Uniti e Russia potrebbero avere ulteriori ripercussioni sulla stabilità politica della Romania. Il PSD, con il suo peso politico e la sua strategia pragmatica, potrebbe svolgere un ruolo chiave nel mantenere la stabilità e nel garantire il dialogo con Washington, anche a costo di sacrificare alcune figure politiche in favore di nuove leadership più allineate con gli interessi americani.

La prossima primavera, con le elezioni presidenziali previste, sarà cruciale per comprendere il futuro assetto politico del paese e la direzione che prenderanno le relazioni tra Romania e Stati Uniti.

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