Geopolitica

La geopolitica dei dazi

L’elenco della nuova politica dei duties presentato da Mister D.T. non è in ordine alfabetico, geografico e neanche geo-politico. Tuttavia è quest’ultima componente che sembra indirizzarlo.

3 Aprile 2025

La politica dei dazi annunciati da Trump ha una evidente connotazione geopolitica. L’elenco in ordine sparso pubblicato e firmato alla White House va riscritto secondo una sequenza geopolitica precisa. Si possono dunque ravvisare tre gruppi fondamentali: Paesi latino-Americani, Paesi dell’Asia centrale e meridionale, Paesi produttori ed esportatori di petrolio

 

AMERICA CENTRALE E DEL SUD  ( PAESI MAGA)

  1. ARGENTINA 10%
  2. HONDURAS 10%
  3. GUATEMALA 10%
  4. ECUADOR 10%
  5. REP. DOMENICANA 10%
  6. COSTARICA 10%
  7. CILE 10%
  8. EL SALVADOR 10%

PAESI ASIATICI  ( PAESI CANAGLIA)

  1. CINA 34%
2. GIAPPONE 24%
3. INDIA 26%
4. COREASUD 25%
5. INDONESIA 32%
6. CAMBOGIA 49%
7. THAILANDIA 36%
8. TAIWAN 32%
9.PAKISTAN 29%
10.MYANMAR 44%
11. LAOS 48%

( PAESI AMICI MA NON TROPPO)

  1. NORWAY 15%
  2. NEW ZEALAND 10%
  3. ARABIA SAUDITA 10%
  4. EGITTO 10%
  5. UK 10%

Appare anche del tutto evidente, ad una prima visione delle imposizioni del 2 aprile- modificabili a seconda degli umori e degli amori geopolitici- la tripartizione del mondo secondo i dazi, pronta a subentrare alla vecchia teoria bipolare di Willy Brandt del Nord e Sud del mondo.

AREA d’INFLUENZA AMERICANA SU AMERICA CENTRALE E DEL SUD

AREA D’INFLUENZA AFRICANA per la quale la trattativa possibile è quella con la Russia in funzione della reciprocità d’interesse sullo sfruttamento delle terre rare

AREA ASIATICA dove la conflittualità viene posta come deterrente nelle trattative commerciali con la Cina, tenuto conto dell’alto debito commerciale USA nei confronti di Beijing, visto che Repubblica Popolare vanta un credito di circa 775 miliardi di dollari in Treasury bonds americani, posizionandosi subito dopo il Giappone come il secondo maggiore creditore estero degli Stati Uniti.

Resta il posizionamento delle Holding petrolifere specie quelle a maggior componente statale parzialmente privatizzate: da Petronas a ENI, ad ELF. Come avverranno gli cambi commerciali petroliferi, secondo la politica dei dazi o secondo gli accordi e i contratti privati?

Cosa avverrà nelle transazioni commerciali dell’Artico? In quest’area la principale mega-piattaforma Goliat gode di una capacità di 1 milione di barili di olio e che è stata costruita con le più avanzate tecnologie per affrontare le sfide tecnico-ambientali legate all’operatività in ambiente Artico. La piattaforma produce circa 100.000 barili di olio al giorno (65.000 barili di olio al giorno in quota Eni). Secondo le stime il giacimento contiene riserve pari a circa 180 milioni di barili di olio. Eni Norge e Statoil- oggi Equinor-, la Holding norvegese modificheranno i contratti con le Holding statunitensi?

 

Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è un progetto di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.