America
Dacci oggi il nostro tascio quotidiano
I sogni palazzinari di Donald Trump a Gaza oltre ogni immaginazione
Pensavo, il 6 febbraio scorso, quando scrissi del Gaza resort appena nato nei pensieri malati di qualcuno, che nessuno avrebbe messo su video i deliri di quello psicopatico che è diventato presidente oltremare (ce ne sono diversi altri, sempre oltremare, anche all’estremo sud, con seghe elettriche brandite con disinvoltura) riguardo al futuro della striminzita Striscia di Gaza martoriata dalla guerra.
Comincio a sentirmi un po’ Cassandra, poi mi dico che esagero e che l’iperbole, oltre che una curva cartesiana, è comunque una figura retorica per dire certe cose e farle arrivare, poi vedo la realizzazione filmica del delirio da me predetto e prendo paura per le mie intuizioni da pizia. Forse potrei pensare di integrare la pensione leggendo le carte, come faceva una mia amica a Napoli, che cantava nel coro del San Carlo e arrotondava facendo la maga, travestita, in una tv privata per non farsi riconoscere (che poi molti l’hanno riconosciuta, canzonandola), predicendo il futuro sia colle carte che colla sfera di cristallo, una specie di Cloris partenopea. Forse la Luna rossa, anzichè nera. Sopravvoliamo.
Invece, tornando al video del futuro di Gaza, qualcuno l’ha proprio fatto, aiutandosi coll’intelligenza artificiale – che più che intelligenza è da definire, non so, aiutatemi voi: forse, turbodemenza? – , ed era proprio come io pensavo che fosse nella mente del Donald Trash, una parodia della realtà trascinata all’estremo.
Ma in casa Trash la parodia funziona al contrario, quasi fosse uno specchio deformante di uno di quei parchi giochi usoniani ad Atllantic City: la realtà non è quella che vediamo noi, poveri europei schiavi del passato, ma quella creata dove si stabilisce il destino del mondo. Siamo noi la parodia, per coloro.
Eccolo:
Il video comincia coi sopravvissuti che si aggirano per le rovine di Gaza, ma, dopo pochi secondi avviene qualcosa di straordinario: prima due bambini con mamma poi due bambini da soli s’incamminano in un tunnel tra le rovine, che funge da portale spazio temporale, e, alla fine del buco, si ritrovano su una riviera fitta fitta di grattacieli altissimi, con palme da datteri che ombreggiano i viali, mentre il Donald viene avvicinato da una bajadera discinta, di cui si intravedono le chiappe formose, Elon Musk si sorbisce qualcosa di fresco, ed entrambi fanno anche altro, dislocandosi variamente in quel non luogo, Donald sempre ingrugnato come al suo solito, anche sotto forma di palloncini e statue dorate, come se si fosse, e in un certo senso si è, in un santuario dell’usonian trash, mentre altre bajadere, forse meno fortunate di quella si sopra, si esibiscono in danze sulle spiagge, sotto un sole sfolgorante (se ci si sofferma sull’immagine ci si accorge che hanno la barba!), e dollari piovono dal cielo, elargiti da Musk, come se avesse fatto esplodere uno dei suoi razzi pieno di bigliettoni sul cielo di Gaza o come D’Annunzio su Fiume che lanciava volantini di propaganda dal suo aereo sulla presa di possesso dell’Istria da parte italiana. La scena si chiude con un’inquadratura del casinò Trump Gaza, che vedete nella foto di copertina, rilucente di insegne talmente luminose da essere visibili dalla Luna, e con Trash e il suo amico Benjamin spiaggiati come due cetacei che prendono il sole. Un po’ Rio un po’ Miami un po’ Alicante-Benidorm. Ovviamente i tre sono comparse, non sono gli originali. O, forse, non esistono nemmeno ma sono creati virtualmente, a immagine e somiglianza. Però mi chiedo se il prossimo passo, dopo la mia predizione piziana, non sia proprio quello di girarne uno dal vero coi magnifici tre in carne e ossa, mentre Melania Trash e le varie mogli di Elon magari s’incontrano sulla Terrazza Martini del Trump Gaza. V’informerò.
Sembrerebbe una parodia di Crozza, sto video. E invece no, è la realtà, e chi l’ha realizzato l’ha poi postato dal profilo di Donald, pensando di fare una cosa artificialmente intelligente.
Certo, il trash (che significa spazzatura, per chi non lo sapesse) fa parte dell’immaginario usoniano, va detto, e i potenti mezzi di cui Donald dispone, soprattutto una perversa immaginazione senza frontiere (limitata al suo campo, che sono i soldi e gli abusi edilizi), sono quelli che sono.
In fondo, che cos’è Donald Trash? Un palazzinaro, uno di questi imprenditori alla Berlusconi che ha riempito di cemento qualsiasi spazio vuoto gli fosse consentito (o anche non consentito), e il corollario delle ballerine ignude intorno è comune ai due. È comune anche il tasciume di base che li caratterizza.
Anche l’ex-Cavaliere, aprendo la strada a imitatori, fece tanti prodotti di propaganda, sia letterari che filmici, non dimenticheremo mai “Una storia italiana”, grandioso opuscolo autobiografico dove Supersilvio magnificava la sua ascesa all’empireo, dove tutto, mamma, scuole, mogli, figli, amici, palazzi, case editrici, Milano 2, 3, 4, 1.000, era esaltato come se lui avesse creato il paradiso terrestre, per arrivare a uno dei capolavori assoluti del tascio universale, il filmato musicale ”Meno male che Silvio c’è”, una ballata in 12/8 degna colonna sonora del più tascio presidente del Consiglio che l’Italia abbia mai avuto. Vorrebbero l’attuale biondina e i suoi Fratelli emularlo, porella, ma Supersilvio era unico. Eccolo:
Ma, se analizziamo il prodotto di propaganda cavalleresco e lo mettiamo a confronto col prodotto trashiano, vien fuori un’enorme differenza. Pur essendo nominato tante volte nella ballata, Supersilvio non compare mai, è la tecnica del teasing: i protagonisti che ne cantano le lodi sono i suoi sudditi, masse di giovani, alcuni imprenditori, d’ogni tipo, perché sono loro i supporter di cotanto tasciume, coloro che ci sono cascati come le pere cotte, sedotti dalle sirene berlusconiane. C’è anche una Francesca Pascale giovane che compare varie volte durante il filmato. E che canta insieme a tutti gli altri giovani, felici che meno male che Silvio ci fosse.
Donald Trash è ambizioso e sembra voler superare il nostro eroe buonanima, anche perché, da usoniano, vuol fare le cose in grande, amplificate. Sono così, oltremare, piacciono sempre le cose grandi, in una realtà aumentata, tutto gigante, dalle automobili ai grattacieli (li hanno realizzati loro, per primi), dalle tette siliconate quasi felliniane delle donne ai parchi divertimenti più estesi, come Disneyland, eccetera. Lo diceva anche Amanda Lear, in un’intervista su France 2, diversi anni fa, interrogata del perché nei film porno americani, soprattutto, i membri virili dovessere sempre essere enormi. “Perché tutto in America dev’essere enorme”, rispose lei, “sono ossessionati dall’enormità”.
Ma, a differenza di Supersilvio, Donald, seppure attraverso controfigure, non resiste alla tentazione di mostrarsi, e anche il suo tirapiedi (o viceversa) Musk, deve esserci: sono i soli di cui ci si ricorda e i soli che si divertono in quel MEGAresort mediorientale, gli altri non ci sono, appaiono come ombre che riempiono, non ci sono le folle osannanti collo sfondo del Colosseo quadrato dell’EUR. È un’operazione ben più autoreferente, autoesaltante, fatta e consumata dai suoi ideatori per sé stessi, in una masturbazione immaginaria risciacquata sulle sponde mediterranee.
Un paese di eterni adolescenti, gli USA, pericolosissimo perché questi adolescenti, oltre che ignoranti che nemmeno i nostri della più profonda provincia come potrebbero essere Rovigo, Cremona o Agrigento, sono armati e quindi sono capaci di fare dei danni permanenti al resto del mondo, come hanno già fatto. Beh, c’è da dire che sono in ottima compagnia colle corti zariste un po’ più vicine a noi, anche quelle in quanto a trash non si fanno mancare nulla: le case degli oligarchi russi hanno quel tocco di tascio orientale e gitano che le distingue irrimediabilmente. L’amico Sputin, peraltro, avrà appreso anche lui qualcosa da Supersilvio, erano amici intimi e le foto dei suoi amici russi col pipi dritto accanto all’accompagnatrice di turno nell’eleganza della villa sarda dell’ex-Cavaliere, sono ancora in circolazione. Bei tempi.
Per la fenomenologia possiamo dire apertamente che la sopravvivenza del supertascio brianzolo sia quasi un’eredità sparpagliata pel mondo.
Questo nuovo trash, perché il video di Donald a Gaza è, ad ogni modo, inarrivabile, potremmo battezzarlo Turbotascio, frutto di un turbocapitalismo che è rimasto turbato dalla turbospazzatura italica e che ha pensato bene di integrarla, all’usoniana, perché sembra onirico, nato dai sogni turbopalazzinari come quelli di Supersilvio, che poi li raccontava a quei cretini di italiani che ci credevano. Ho fatto un sogno… ve lo ricordate, da Bruno Vespa, che aveva il turboplastico pronto dietro un paravento da esibire come se fosse capitato lì per caso?
Chi manca totalmente sullo sfondo del cortometraggio liofilizzato usoniano (a ben dire, ci sono, ma solo all’inizio, creature che si aggirano tra le rovine), sono gli abitanti autoctoni, ma sono solamente un dettaglio che poi si perde, ossia i palestinesi. Cioè quelli a cui quella terra appartiene, dove sono nati, cresciuti, bombardati, uccisi e sepolti sotto le macerie.
Ma, nell’immaginario turbotascio di Donald-Elon, dei miserabili come quelli non possono trovare posto. E, come Donald ha annunciato pubblicamente, senza nemmeno rendersi conto dell’enormità pronunciata, vanno deportati. Dove? Ma in Egitto e in Giordania, ovvio, no?, come se fossero casa sua e lui potesse decidere di metterli anche in cantina, in attesa di tempi migliori. Suscitando, com’era da aspettarsi, la reazione di entrambi i paesi e del mondo intero: ma come si permette?
Il mondo nelle mani di pazzi scriteriati. Si salvi chi può.
I video di propaganda non sono cosa nuova. L’arma della cinematografia esisteva già un secolo fa. Varrebbe la pena di riguardare con attenzione questo breve filmato che vi propongo qui di seguito. È la celebrazione del Natale nazista, ideato da Joseph Goebbels, ministro della propaganda di Hitler.
È un capolavoro di nazikitsch, ci sono tutti gli ingredienti, con svastiche perfino sull’albero di Natale, anche le palle dell’albero tutte rosse bianche e nere con svastica, regali infantili bellici, testosteronici, dolcetti a forma di svastica fatti dalle mani di fornarine innocenti, eccetera. Lì c’era un esercizio estetico forse maggiore del generico gusto turbotascio di Donald, ma non si può avere tutto. E poi, i tempi cambiano, e qui si deve celebrare il sole del Mediterraneo, in estate, sulle ridenti spiagge palestinesi.
Sembra quasi un Open to Meraviglia d’oltremare, altro esempio propaganda turbotascia in salsa italica della nostra ministra turboindagata, che sta sempre lì, open to become poltiglia.
Non c’è nulla da fare, ormai il tascio è dominante, dobbiamo farcene una ragione.
Amen.
Devi fare login per commentare
Accedi