
Teatro
Teatro da Milano a Roma, “Autoritratto” di Enia e l’opera rock “Lazarus”
Panorama delle prime: a Milano dal Piccolo all’Out Off e il teatro della Contraddizione; Sala Mercato di Genova; Arena del Sole di Bologna e il Teatro Bonci di Cesena; La Pergola e Teatro di Rifredi a Firenze. Il Teatro Basilica e Lo Spazio a Roma; Lac e Teatro Foce a Lugano
MILANO _ Cosa Nostra, il Male, la sua quotidianeità. Davide Enia, teatrante a tutto tondo, traccia un “Autoritratto”, atto scenico potente e senza compromessi, tra orazione civile e racconto personale, di scena fino al 17 aprile al Teatro Grassi. L’artista associato torna al teatro milanese dopo la rappresnetazione di “Eleusi” del giugno 2023 per disegnare appunto un “Autoritratto intimo e collettivo” di una comunità” costretta a convivere con la continuità del male”. Il racconto teatrale parte dalla cronaca degli anni Ottanta e dalle bombe del 1992 . Ed è a partire dallo spettacolo che Davide Enia ha appena pubblicato il libro “Autoritratto- Istruzione per sopravvivere a Palermo” per i tipi di Sellerio. Dice Enia: “A Palermo, tutti possediamo una costellazione del lutto in cui le stelle sono persone ammazzate”. Per il teatrante “affrontare per davvero Cosa Nostra significa iniziare un processo di autoanalisi. Non volere quindi capire in assoluto la mafia in sé, quanto cercare di comprendere la mafia in me”. Così spiega lo strumento del “cunto”, parole e dialetto come“strumenti che il vocabolario teatrale ha costruito nella mia Palermo” . Questi servono per esplorare quella che definisce la nevrosi dei suoi concittadini nei confronti della criminalità organizzata: “Per diverse ragioni, da noi la mafia è stata minimizzata, sottostimata, banalizzata, rimossa o, al contrario, mitizzata. Ovvero: non è mai stata affrontata per quello che è”.
“Autoritratto” racconta quindi l’incontro con Cosa Nostra: “i cadaveri incontrati per strada, le persone conosciute uccise dalla mafia, le bombe in città, l’apparizione del male. Cioè “il sacro nella sua declinazione di tenebra”, alla quale l’artista risponde con “un lavoro che è una tragedia, un’orazione civile, una interrogazione linguistica, un processo di autoanalisi personale e condiviso. Un autoritratto al contempo intimo e collettiva”. Con la sua testimonianza, osserva Claudio Longhi, regista e direttore generale del Piccolo di Milano, Enia racconta “una storia che è di tutti noi: ci aiuta, così, a cambiare il nostro respiro e a liberarci dagli effetti anestetizzanti dell’epoca del «trauma senza trauma» (Daniele Giglioli). C’è in lui una maestria antica – e, dunque, profondamente contemporanea – che lo porta a incarnare quanto lo studioso di teatro Claudio Meldolesi affermava a proposito dell’attore in scena: «non è fino in fondo un uomo dell’attualità; […] egli avvicina il pubblico con sapienza lontana. L’attore ci offre una dimensione primitiva del presente”.
Per restare nell’ambito del Piccolo, da segnalare al Teatro Strehler, fino al 6 aprile “Capitolo Due” del commediografo americano Neil Simon, spettacolo con la regia di Massimiliano Civica con Maria Vittoria Argenti, Ilaria Martinelli, Aldo Ottobrino e Francesco Rotelli. Scene Luca Baldini, costumi di Daniela Salernitano e luci di Gianni Staropoli. Nello sfondo del cuore teatrale della grande Mela, Broadway va in onda un “travolgente intreccio di sentimenti” sconfinanti nell’autobiografia. Aprendo, per la prima volta, le proprie trame a risvolti autobiografici – la scomparsa della moglie – Neil Simon, “scrittore di maggior successo nella storia di Broadway, scrive un Capitolo Due della vita e dell’arte, perfezionando, nella forma della commedia, il racconto di quella dolorosa gioia che è vivere”.
Ancora al Piccolo, al Teatro Studio Melato, sino al 6 aprile la prima nazionale di “Storia di un cinghiale- Qualcosa su Riccardo III” con Francesco Montanari, regia di Gabriel Calderòn, produzione del Piccolo Teatro e Carnezzeria. Calderòn, cofondatore della compagnia Complot dell’Uruguay e collaboratore di Sergio Blanco, ha affidato a Montanari un monologo che è “un’originale “variazione sul tema” di “Riccardo III”, in cui i confini tra epoche e identità si fanno labili, sullo sfondo di una stessa realtà di ambizione, sete di potere, violenza repressa”. “Storia di un cinghiale” , ispirato al capolavoro shakespiriano racconta la vicenda di un attore di teatro che non ha mai avuto la soddisfazione di interpretare un ruolo da protagonista. Ora che finalmente è arrivato il suo momento, “desidera sfruttare al meglio l’opportunità. A poco a poco, si accorge di un’inquietante affinità tra la sua vita e quella del personaggio: ambizione, rabbia repressa, sete di riscatto, opportunismo…”
Fino al 6 aprile al Teatro della Contraddizione, sempre a Milano, per il programma della Stagione Sperimentale va in scena “Lei Lear” di e con Chiara Fenizi e Julietta Marocco, regia di Andrè Casacca, Fenizi e Marocco. Lo spettacolo è prodotto da Scarti, Muchas Graxias e Teatro C’Art. Si prendano duepersonaggi shakespiriani e si immergano in una atmosfera beckettiana cosa può accadere? Goneril e Reagan “Nell’attesa che il loro tragico destino venga a galla, cercano un assassino. Cospirano con il pubblico. Scappano da un temibile Padre e da antichi fantasmi. Insegnano a uccidere il nemico, a carpire le strategie del loro enigmatico autore e fanno un bel balletto”. “Lei Lear” è un “volo ribelle e spiritoso su alcuni elementi della narrativa di “Re Lear”, all’interno di una cornice beckettiana e clownesca. Un gioco scenico, ibrido e contemporaneo, in cui la tragedia è quella di trovarsi in un luogo strano e forse senza futuro”.
E’ tratto invece dal racconto fantastico di Fedor Dostoevskij scritto nel 1876, “Il sogno di un uomo ridicolo” sino al 17 aprile di scena al Teatro Out Off di Milano con Mario Sala, regia di Lorenzo Loris, scene Daniela Gardinazzi, costumi di Nicoletta Ceccolini, Lo spettacolo prodotto da Out Off, tradotto ed adattato da Fausto Malcobati e Mario Sala colloca al centro dell’opera “la necessità dell’utopia proprio in un momento in cui il presente, più che un sogno fantastico, sembra essere un incubo distopico”.
Un uomo si sente estraneo alla società del suo tempo. L’occasione per riscattarsi arriva con un sogno. Così il protagonista approda in altri mondi: “le anguste pareti di una povera stanza in affitto esplodono letteralmente nello spazio, e una rivelazione di trascinante potenza si offre disinteressata agli occhi dell’uomo con la forza di una resurrezione per il suo corpo segnato dal dolore e dalla sconfitta”. La felicità sulla Terra quindi può esistere, e cercarla non solo ha senso, ma è forse l’unica cosa utile da fare. “L’uomo ridicolo” mostra di saperlo: “l’ha vista e toccata con mano; il suo sogno gliel’ha inequivocabilmente mostrata. La sua condizione allora non gli è più di peso, e il tempo della sua vita diventa un tempo pieno di parole da regalare, di semplici verità da confidare, senza patemi, a chi, tra una risata e l’altra le vuole ascoltare”.
GENOVA
Fino al 6 aprile nella Sala Mercato va in scena “Stabat Mater” di Liv Ferracchiati, secondo capitolo della sua “Trilogia sull’identità”.Si tratta di un nuovo allestimento con un nuovo cast per uno spettacolo che torna in scena dieci anni dopo il debutto con un progetto che “ci parla di temi politicamente e socialmente centrali quali l’autodeterminazione e la libertà di espressione”. In scena oltre a Ferracchiati autore anche della drammaturgia e della regia: Francesca Gattom, Chiara Leoncini e Licia Rossi. Scene di Giuseppe Stellato, costumi di Laura Dondi, luci di Emiliano Austeri. Produzione MaMiMò, Marche teatro, Teatro Nazionale di Genova e Stabile di Torino.
“Stabat Mater” è la “storia di uno scrittore trentenne che cerca di diventare adulto e di trovare una propria collocazione nel mondo, emancipandosi dalla figura materna e tendando di abbattere i più tossici stereotipi maschili. Un percorso di scrittura in cui si individuano più piani dialogici per riflettere sull’identità di ognuno, sulle gabbie entro le quali spesso ci rinchiudiamo, limitandoci, e sulle possibilità di superarle, nonostante nella nostra società si assista a progressi e regressi sull’argomento”.
BOLOGNA
E’ approdato alla Sala De Berardinis dell’Arena del Sole di Bologna lo spettacolo “Come gli uccelli” di Wajdi Mouwad, adattamento di Lorenzo De Iacovo e Marco Lorenzi. Lo spettacolo diretto per la prima volta in Italia dal regista e co-fondatore della compagnia torinese Il Mulino di Amleto, Marco Lorenzi, e premiato come Miglior nuovo testo straniero all’edizione dei Premi Ubu 2024, in Emilia Romagna oltre a Bologna replicherà anche al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola l’8 aprile. Il racconto intreccia vicende personali e grande Storia, una riflessione intima e profonda su conflitti tragicamente attuali. Al centro la storia d’amore di Eltan, un giovane di famiglia ebraica e Wahida, ragazza di origine araba. Che si troveranno presto di fronte a un drammatico destino sull’Allenby Bridge, il famoso ponte che collega, e al contempo divide, Israele e Giordania, “Eitan rimane vittima di un attentato e cade in coma. In questa dimensione sospesa, in cui si superano i confini di tempo e di spazio, vengono ripercorse le vicende familiari di diverse generazioni ambientate in vari luoghi geografici, generando un labirinto di storie, eredità dimenticate, lotte fratricide. Un’indagine emotiva sulla propria identità culturale che riporta alla luce conflitti ideologici solo apparentemente dimenticati ponendo urgenti questioni politiche, in uno scenario tragicamente attuale”.
In scena: Aleksandar Cvjetković, Elio D’Alessandro, Said Esserairi, Lucrezia Forni, Irene Ivaldi, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Federico Palumeri e Rebecca Rossetti. Regia di Marco Lorenzi. Dramaturg: Monica Capuani. Scene e costumi di Gregorio Zurla; luci di Umberto Camponeschi. Produzione: Ama Factory, Elsinor, Emilia Romagna Teatro Ert, Teatro Nazionale di Genova, TPE Teatro Piemonte Europa. In collaborazione con il festival delle Colline Torinesi.
Riparte intanto da Cesena (5 e 6 aprile) al Teatro Bonci il musical “Lazarus” opera rock di David Bowie ed Enda Walsh. Spettacolo di Valter Malosti, protagonista Manuel Agnelli nel ruolo di Newton e con la cantarice Casadilegno. Dall’8 all’11 maggio sarà all’Arena del Sole di Bologna, dal 15 al 18 maggio al Teatro Storchi di Modena.
Nel cast oltre ad Agnelli e Casadilegno:cDario Battaglia, Camilla Nigro, Maurizio Camilli/Mauro Bernardi, Andrea De Luca, Noemi Grasso, Maria Lombardo, Giulia Mazzarino, Isacco Venturini, Carla Vukmirovic, e otto musicisti: Laura Agnusdei (sassofoni), Jacopo Battaglia (batteria), Francesco Bucci (tromboni), Andrea Cauduro (tastiere addizionali), Davide Fasulo (piano e tastiere), Stefano Pilia (chitarra), Giacomo Rossetti (basso), Paolo Spaccamonti (chitarra). Le orchestrazioni e gli arrangiamenti originali sono di Henry Hey, il progetto sonoro di GUP Alcaro, collaboratore storico di Valter Malosti, che ha ricevuto il Premio Ubu nel 2023. Le luci di Cesare Accetta, le scene di Nicolas Bovey, le installazioni video di Luca Brinchi e Daniele Spanò, la cura del movimento di Marco Angelilli, le coreografie di Michela Lucenti, la cura dei cori e le pratiche della voce di Bruno De Franceschi, i costumi di Gianluca Sbicca. Così scrive Valter Malosti, regista della edizione italiana dell’opera: “Bowie era un’antenna sensitiva dello spirito del tempo e delle arti, percepiva umori e atmosfera, e poi digeriva e rimescolava tutto in una sintesi geniale». Nel suoLazarus musica, arte visiva, teatro, danza e video-arte si fondono per dar vita a una esperienza di “teatro totale”, in cui gli artisti sono i medium di uno straordinario flusso di energia. “Lazarus” è un’opera “sofisticatissima ma al tempo stesso popolare che ci parla del nostro viaggio di migranti sulla terra – continua il regista. Di Bowie/ Newton scompare il corpo ma rimane in dono la preziosa e altissima qualità dei suoi testi musicali (sempre più evidente) e l’energia che attraverso la sua musica ci salva e ci fa vibrare”.
“Lazarus” sarà poi al Teatro la Pergola di Firenze dal 24 al 27 aprile, al teatro Ivo Chiesa di Genova dal 30 aprile al 3 maggio; al Teatro Arcimboldi di Milano dal 28 maggio al 1 giugno e al Teatro Argentina di Roma dal 5 al 15 giugno.
FIRENZE
“November” di David Mamet è di scena al Teatro della Pergola sino al 6 aprile con Luca Barbarechi, Chiara Noschese, Simona Colombari, Nico di Crescenzo e Brian Boccuni, regia di Chiara Noschese, scene di Lele Moreschi, Costumi di Federica De Bona, luci di Francesco Vignati. Produzione Teatro di Roma e Cucuncia Entertainment.
Ambientata nel novembre dell’anno delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti, “November” segue “il presidente in carica Charles Smith, le cui possibilità di rielezione sono minate da un calo dei consensi, da fondi sempre più scarsi e dalla minaccia di una guerra nucleare imminente.
Nonostante tutto sembri andare contro di lui, mentre il suo staff ha già gettato la spugna e sua moglie si sta preparando per la sua vita post-Casa Bianca, Smith non è ancora pronto a mollare…”
Sino al 6 aprile al Teatro di Rifredi Paolo Triestino dirige e interpreta con Edy Angelillo ed Emanuele Barresi “Que serà” di Roberta Skerl, spettacolo che affronta con ironia, poesia e leggerezza, temi scomodi, ma di forte attualità. Tre amici, da sempre e per sempre. Un tempo giovani compagni di scuola, oggi adulti immersi ciascuno nelle relative esistenze tanto diverse tra loro, ma che non si sono mai allontanati. Una cena d’estate tra profumi e note brasiliane, un giardino ad accogliere le parole, le risate e i pensieri di Filippo, Giovanni e Ninni, durante uno dei loro consueti incontri. Improvvisamente tutto cambia perché qualcosa di molto imprevisto accade. Le scene sono di Francesco Montanaro, costumi di Lucrezia Farinella, luci di Alessandro Nigro. Produzione Diaghilev in collaborazione con Fiore & Germano.
ROMA
E’ in scena al Teatro Basilica dal 4 al 6 aprile 2025, lo spettacolo “Dati sensibili: New Constructive Ethics” di Ivan Vyrypaev, protagonista dello spettacolo è Teodoro Bonci del Bene che dello spettacolo ha curato anche la traduzione e la regia. Ivan Vyrypaev immagina che un’organizzazione di scala mondiale conduca un’indagine sociologica, interrogandosi sulle possibilità di una nuova etica. Le interviste fatte a una psicologa, una biologa e un neurobiologo, sviluppate in modo inaspettato e provocatorio, vengono sottoposte all’attenzione degli spettatori. Seduto su uno sgabello, Teodoro Bonci del Bene interpreta tutti i personaggi.
Lo spettacolo prodotto dal Teatro Nazionale di Genova si avvale delle scene di Francesca Gabucci, costumi di Medina Mekhtieva, le luci i Davide Riccardi.
Il Teatro Lo Spazio accoglie il 5 e 6 aprile “Sembra Amleto” spettacolo scritto e interpretato da Francesco Zaccaro, con la regia di Ivano Picciallo. Un’imperfetta ricostruzione del dramma shakespeariano che corre su un filo immaginario, sospeso tra realtà e finzione, vita e morte, attore e personaggio. Nelle note di regia si legge che “lo spettacolo corre su un filo immaginario, sospeso tra realtà e finzione, vita e morte, attore e personaggio. A cosa può portare un’opera scritta? Cosa può aprire? A quali e quante funzioni può assolvere? Sono righe da rappresentare? Parole da assimilare? Sicuramente sono pagine che, deciso di intraprendere il viaggio, concedono al fruitore una trasformazione. Ed è così che l’attore, in scena, mastica il dramma con toni farseschi, delinea personaggi grotteschi e, improvvisando delle evoluzioni, li seppellisce, finendo per seppellire anche se stesso, ovvero il personaggio di Amleto”.
LUGANO
Tre gli spettacoli in cantiere al Teatro Foce a la Lac di Lugano.
Al Teatro Foce dal 4 al 6 aprile andrà in scena in prima assoluta “Scusate se non siamo morti in mare”, coproduzione Compagnia MAT e LAC Lugano Arte e Cultura. Ne è autore e regista Emanuele Aldrovandi, drammaturgo di origine emiliana cui questo testo è valso il Premio Riccione e il Premio Scenario 2015. In scena quattro interpreti, Mirko D’Urso direttore artistico della Compagnia MAT, Tomas Leardini, Luca Mammoli e Sara Manzoni. “In un futuro prossimo l’aggravarsi della crisi economica ha trasformato l’Europa in una terra di emigrazione. Tre “emigranti” e uno scafista si ritrovano a naufragare in mezzo al mare, a bordo di un container. Il viaggio sarà duro: la fame, la sete, il mare, la paura, la morte…
Sabato 5 aprile alle ore 20:30 e domenica 6 alle ore 18 la Sala Teatro del LAC ospita “Moby Dick alla prova” diretto da Elio De Capitani, che ne è il protagonista nel ruolo di Achab, accompagnato da una ‘ciurma’ di dieci attori e musicisti. Orson Welles a metà degli anni Cinquanta riscrisse il capolavoro di Melville e ne fece un nuovo capolavoro ugualmente epico e dal respiro shakespeariano. La versione italiana è portata al successo dal Teatro dell’Elfo, che la porta in tournée da più stagioni. In uno spazio dominato da un fondale enorme, cangiante e mutevole, capace di evocare l’immensità del mare e la presenza del capodoglio, lo spettacolo impegna in scena i migliori attori di tre generazioni diverse e si avvale delle musiche dal vivo di Mario Arcari e dei canti diretti da Francesca Breschi, vibranti rielaborazioni degli “sea shanties” .
Martedì 9 aprile alle 20,30 il palco del Teatro Foce ospita “L’ultima estate. Falcone e Borsellino 30 anni dopo” di Claudio Fava, ex Presidente della Commissione antimafia in Sicilia. Secondo classificato al premio nazionale In-Box e vincitore del Premio Scudo – dedicato a personaggi ed eventi che si sono contraddistinti nella difesa dei principi di legalità – “L’ultima estate”ripercorre gli ultimi mesi di vita dei due magistrati palermitani. Attraverso fatti noti e meno noti, pubblici e intimi, come le stazioni della via crucis, lo spettacolo racconta, fuori dalla cronaca e lontano dalla commiserazione, la forza di quegli uomini, la loro umanità, il loro senso profondo dello Stato. In scena Giovanni Falcone, interpretato da Simone Luglio e Paolo Borsellino, interpretato da Giovanni Santangelo.
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