Milano

Lettera aperta a Giancarlo Tancredi

Dopo l’autocritica serve un futuro

27 Febbraio 2025
Gentile assessore Giancarlo Tancredi lei ha ragione.
Vi siete fatti gabbare. Coscienti o non coscienti poco cambia.
Ma è già un passo avanti l’essersene resi conto.
E le rendo il giusto merito di averlo pubblicamente dichiarato.
Bene il mea culpa ma non basta.
Perché, nel momento in cui si si chiede alla cittadinanza di partecipare e di investire del tempo nella formulazione di proposte e idee bisogna dimostrare che si intende cambiare rotta di 180°:
Rinunciando al parternariato con gli imprenditori immobiliari e Assimpredil per rigenerare una reale alleanza con la cittadinanza:
I prossimi passi saranno fondamentale per convincerci che non si tratti dell’ennesimo richiesta di partecipazione di facciata.
Ci siamo scottati troppe volte con l’acqua calda per non avere paura anche dell’acqua fredda.
E quindi vogliamo vedere che si torna a fare politica, indicando con chiarezza NON che città desiderate ma quali Cittadini e Cittadine desiderate che la abitino.
Una città che non si fermi a bearsi del contenitore ma che pensi al contenuto.
Non una città bella per i turisti, della cui esponenziale presenza si è detto entusiasta Alessandro Capelli ( chiarendo per l’ennesima volta dove ci porta il PD) ma una città che torni ad essere inclusiva e non l’esclusiva metropoli da cui ormai sono in molti a dover scappare:
Si tratta di fare delle scelte e di perseguirle onestamente.
E se si vuole una città per i cittadini allora si deve incominciare ad investire per dare loro gli spazi per abitare e non sopravvivere.
Non dal PGT, che è uno strumento ( sicuramente centrale e da rivedere) ma inefficace se non adeguatamente fornito di risorse che permettano al pubblico di intervenire.
Perché la differenza sta tutta qui.
Senza risorse ci si deve rivolgere al privato che agisce solo ed esclusivamente per il suo interesse, senza nessuna possibilità
di risolvere i problemi abitativi e sociali che sono sotto gli occhi di tutti.
L’esperienza ce lo insegna con fin troppi esempi.
E quindi pensate che il il pubblico debba tornare a fare la sua parte, attiva e centrale, di motore dello sviluppo e delle trasformazioni urbane, o pensate di continuare a patteggiare con Assimpredil?
E quando parlate di città Metropolitana siete realmente disponibili a generare vantaggi a favore delle cittadinanze limitrofe o pensate di continuare a difendere una centralità ormai anacronistica?
Avete intenzione di rendere conveniente e gratificante sentirsi milanesi perché beneficiari di vantaggi e migliorie?
Solo dopo aver fatto queste scelte radicali e aver cambiato la destinazione del percorso potremo affrontare il Pgt, i piani della mobilità, i problemi abitativi e di sostenibilità.
Con alcuni esempi, in ordine sparso:
1 Rinunciare sull’Housing sociale, gestito dai privati, come panacea di tutti i mali, per investire realmente nell’Edilizia Sociale o nell’incentivazione delle cooperative indivise di cui essere anche dei promotori.
2 definire regole certe, eliminando il mondo di deroghe e determine dirigenziali decise da pochi a favore di pochissimi, tutti membri del medesimo cerchio ristretto di operatori e professionisti
3 ripensare il sistema degli oneri fino a chiedersi se non sia venuto il momento di affrancare l’amministrazione, attraverso altre entrate, dallo loro dipendenza.
4 progettare un PGT metropolitano che manifesti il vantaggio di “essere milanesi”
5 Pensare alle premialità come strumento calmierante di un mercato e non come occasione di espansione volumetrica
6 Ritenere centrale il Piano dei Servizi che deve diventare la guida per lo sviluppo della città
Avete il coraggio di fare queste scelte o fra cinque anni saremo ancora qui e la sveglia che ci è arrivata dalla magistratura non sarà servita a niente?
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