Mondo
La sciabola digitale di Peter Thiel “contro” l’Anticristo o la democrazia e il mondo ?
Seminario romano di Peter Thiel che forma i nuovi adepti (post)globali trascinati dal nuovo Prometeo?
Il super tecnologico Peter Thiel capo di Palantir e ora custode dei segreti (Big Data) del Pentagono con le ricchissime commesse da questa istituzione pubblica erogate soprattutto con il doppio (e vincente, per ora) sostegno alle elezioni di Trump. Peter domina in Terra e in Cielo il suo compare di commesse Elon Musk con i satelliti e SpaceX, grande occhio sulle guerre in corso. Thiel, “Grande sacerdote-ideologo” della nuova prosperità globale in una conferenza anche a Roma agita la spada digitale contro l’Anticristo. Ma chi è l’Anticristo ? Semplice: è la democrazia parlamentare con lo Stato di Diritto, le sue Costituzioni (gli USA ne hanno una) e separazione dei poteri. Accusate di essere troppo lenta la prima, farraginoso il secondo e, inutile il terzo, perché sarebbero generatori di caos. Per questo propone la sostituzione di queste istituzioni semplicemente con la tecnologia (Big Data, AI, Deep Learning, robotization e agentic networking) e dove questa può esplorare le fonti estreme del controllo e in questo modo riportare ordine nel disordine. Mondi abitati da chatbot e robot che producono altri chatbot e robot e che ancora riproducono chatbot e robot sotto un ombrello di controllo planetario per pochi. Perché la tecnologia è – dice Thiel – ” sostanzialmente” neutrale e quindi obiettiva, logica e razionale. Né di destra né di sinistra e dunque i partiti non servono, strumenti inutili del ‘900 e con questi la rappresentanza parlamentare e i Parlamenti stessi, perché progetti e organizzazioni tecno-dominate rappresentano il “bene e il giusto”. Ovviamente la tecnologia controllata dalla macchina-mente Palantir e da pochissimi altri “amici degli amici”, delle cui aziende è azionista o lo è stato ( di controllo o di minoranza) come Facebook e molte altre. Si muovono come un clan lobbistico iper-potente, da Musk, a Bezos, a Zuckerberg, ai Google twins e oltre, da Intel ad AMD e altre big tech a loro volta “da liberare” dalla concorrenza che sarebbe diventata – secondo Thiel – essa stessa anti-economica e inutile all’insegna della “forza dei monopoli” con buona pace del capitalismo competitivo. Sembra di tornare allo Schumpeter (1) del 1914 che innestava in un capitalismo corporatista la “distruzione creatrice” verso l’innovazione e che aprirà le porte ad un capitalismo competitivo globale. “Distruzione creatrice” sostituita dalle decisioni di board ristretti e centri di ricerca & sviluppo rigorosamente inside. Quando nascessero attori troppo ingombranti per innovazione e competenze basta “incorporarli”, comprandoli a suon di miliardi di dollari.
In questo quadro sono cinque i temi interconnessi della visione dell’ideologo Thiel che sono miscelati con “fantasia visionaria” con il libero pensiero di Rene Girard, delle pratiche di Leo Strauss e anche – con qualche volo pindarico e in parte – evocando parole di Benedetto XVI.
Un primo tema basico riguarda la valutazione dello stato della crescita dell’economia occidentale che viene definita immersa in una fase di stagnazione da almeno 30 anni, avanzata in forme differenziali tra ICT (più avanti) e gli atomi (più in ritardo) che caratterizzano la manifattura (infrastrutture e biotech). Peraltro. un ritardo che avrebbe favorito proprio il paese concorrente per eccellenza degli USA e cioè la Cina. Quest’ultima avrebbe spinto proprio le discipline Stem scientifico-ingegneristiche, essenziali per consolidare il digital manufacturing e controllare le fonti energetiche con le terre rare, diventando la fabbrica del pianeta delegando la sicurezza proprio agli USA e i fossili alla Russia.
Un secondo tema – che deriva dal primo – riguarderebbe la critica ad una “globalizzazione ingenua” che alzando le soglie di interdipendenza – secondo Thiel – ridurrebbe la crescita e accrescerebbe le condizioni di conflitto armato spingendo fattori e condizioni di competitività distruttiva. Ma gli ultimi 80 anni dopo la II World War non hanno prodotto stabilità e pace (con ONU, BCE, FMI, WTO, UE) e consolidato il potere primario degli USA come la più capitalistica delle democrazie e la più potente per tecnologia ed armamenti ? Selezionando peraltro le migliori competenze del pianeta e fidelizzandole nella fabbrica delle menti del network della Eavy League e delle centinaia di università americane come potente selection brain?
Un terzo passaggio riguarderebbe la centralità della difesa e della sicurezza che necessiterebbero di un nuovo e più potente complesso militare-industriale con al centro ovviamente Palantir (e SpaceX) con le sue competenze di gestione dei big data e dell’ innovazione digitale sempre in un quadro di conflitto competitivo di medio lungo termine con la Cina.
Tre passaggi integrati da ridisegnare attraverso la decomposizione delle istituzioni democratiche con i suoi farraginosi meccanismi e processi decisionali che ne hanno governato l’interdipendenza. Ma questa non ha ridotto i conflitti più distruttivi, la fame, la violenza anche con logiche di “deterrenza dialogante” (atomica più diplomazia dei commerci)? Intanto, Thiel, consolida con commesse dedicate la forza di alcune big corporation “fedeli” e tra queste Palantir, Space X e Amazon o Intel da definirsi “patriottiche”, definendo antipatriottica – per esempio – Anthropic che è il “ribelle del gruppo” dei California Boys. Inoltre, con il ricorso a logiche di una oscura teologia mistica della prosperità alimentata da uno sfrenato sviluppo tecnologico, ovviamente finanziato da fondi pubblici (Pentagono e difesa, satelliti e droni) e che farebbe da ” schermo” all’ uso vizioso della tecnologia come neutrale e per scopi anche “molto privati” di ricchezza e potere ?
Giustificando in questo modo la difesa della neutralità della tecnologia ma per obiettivi indefiniti se non di potere-controllo-ordine e ricchezza di questi soggetti-auto interessati e vestiti nuovi tecno-oligarchi favorevoli ad una aristocrazia autocratica con lo scettro della tecnica per assumere il controllo diretto dello Stato con difesa e servizi segreti e controllando la Presidenza Trump anche con la gestione geometrica degli Epstein files. Peraltro, da mesi al servizio di una nuova lobby finanziaria-militare e industriale tra USA e Israele per il ridisegno degli equilibri globali a partire dal Medio Oriente e delle fonti petrolifere con al centro un presunto “regime change” in Iran che rimane però un obiettivo sempre più dubbio o improbabile visto il blocco di Hormuz e gli impatti sul prezzo del petrolio sopra i 110 $ (che sembra favorire solo la Russia). Soffiando sulla instabilità globale con il disangagement dell’Europa peraltro bastonata dai dazi, ma alla quale si richiede oggi collaborazione per riaprire Hormuz e che tuttavia non sente questa come la “sua guerra” ma deve agire a difesa e protezione dei commerci globali sui mari e negli stretti e tuttavia difficilissima da realizzare a conflitto in corso. Infatti, una guerra della quale non si vedono punti di caduta realistici e sostenibili e che si incrocia con la tragica “solitudine” dell’Ucraina che offre le proprie competenze di difesa dagli sciami dei droni iraniani lanciati sulle monarchie del Golfo Persico. Il “filosofo-miliardario” che controlla il Pentagono ( con il compare satellitare Musk) cosa ha da dire su questo “caos globale armato” non è dato sapere. Mentre sappiamo da tempo quel che dice un filosofo (non-miliardario) che ci ha appena lasciato Jurgen Habermas e che ci consegna una potente eredità su etica, giustizia e democrazia incontrando su questo anche Leone XIV che parla di “non-Stato senza la giustizia”. Capisaldi negati invece da Peter Thiel “ideologo”(auto-interessato) e dai suoi fedeli super-tecno ottimisti uniti nella “mistica della prosperità” e di una distribuzione asimmetrica dei benefici dell’AI. Mistica anti-statalista a favore di uno Stato snello (quasi all’osso) perché tutto è delegato al privato: dalla sanità alla scuola, dalla sicurezza fino alla giustizia e al controllo delle migrazioni “illegali” sotto l’ombrello di un controllo centralizzato come “barriera ai beni pubblici” e che sopprime anche il decentramento dei benefici della concorrenza di mercati competitivi.
Iniziativa, non dimentichiamo, organizzata dall’ associazione culturale Vincenzo Gioberti che ha sede a Brescia e presieduta da Alberto Garzoni che riesuma un neoguelfismo a-contestuale, innervandosi tra i simpatizzanti “transumanisti” degli ultra-conservatori inglesi. Non è casuale che Palantir abbia sviluppato proprio in UK contratti per centinaia di milioni di sterline per gestire i dati sanitari in assenza di contratti competitivi all’insegna di un tecno-spiritualismo dove – dice Thiel – ” tutto ciò che si oppone all’imporsi della tecnologia è da mettere all’indice” ( Wired, march 2026). E tuttavia non possiamo non domandarci come sia possibile lo sviluppo di questa tecnologia ( AI e dintorni) in assenza di pratiche competitive e di contendibilità? Come dovremmo selezionare i migliori sviluppatori, i migliori modelli e quelli più performanti fuori da un contesto concorrenziale che Thiel considera “ferraglia novecentesca” ? Fidandoci di un tecno-spiritualismo profuso a piene mani in seminari per fedeli globali e della relativa “mistica della tecno-prosperità” guidati da pochissimi sacerdoti fidati e con pochissimi altri confratelli che officiano la “grande messa cantata” con il supporto dei social e dell’Internazionale di estrema destra dei Farage, Orban e Vannacci? Quale l’alternativa a democrazia, stato di diritto e mercato ? Fede e tecnologia non fittano molto bene se non per occultare l’illusione della neutralità tecnologica di cui Thiel sarebbe il sommo sacerdote nell’officiare i riti sacri per fedeli osservanti e osannanti inginocchiati sotto il pulpito ad accogliere il verbo. Siamo ad un ritorno al Medioevo con il nuovo Prometeo?
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