Mondo
Jannik l’antieroe: nella triade di personaggio, brand building e sogno
Jannik Sinner e una lezione di talento che si fa forza e potenza con leadership umanistica e transilienza nell’autenticità
1 – Jannik Sinner : ragazzo della Val Pusteria sul “tetto del mondo” con autenticità, semplicità, umiltà ed empatia
Il caso Jannik Sinner e la sua empatia contagiosa e autentica da “ragazzo della val Pusteria” (ricordiamolo che è regione europea per eccellenza di incroci tra culture, tradizioni e visioni) è un caso di studio ormai in tutte le università e oggetto di pubblicazioni non solo sportive ma managerialiste e/o della leadership o neuro-psicanalitiche. Figlio di una generazione che valorizza autenticità e connessione umana.
Insomma, un fenomeno che attrae, incuriosisce sia grandi che piccini che vorrebbero imitarlo come ovvio che sia quale personaggio dell’atletismo di uno sport singolo e immerso ormai nello show business attraverso il caleidoscopio dello sport system e dello spettacolo sportivo planetario. Interessante è allora esplorare le motivazioni di tanto interesse o della fascinazione che va ben oltre lo sport e le sue formidabili performance sportive a soli 24 anni e iniziate almeno da un quadriennio, e che appena diciannovenne si è trasformato da tennista forte in uno formidabile. Ma perché, come è successo? Quale la chimica e il mix che lo hanno portato sul tetto del mondo e in così poco tempo?
Intanto, la sua storia che è tanto “realistica” per normalità e semplicità che ne fa un primo punto di forza per vestire la parte “favolistica”. Nato in Va Pusteria nel cuore delle Alpi di Nord-Nord-Est da due genitori – Sigliende e Hanspeter – tanto formidabili quanto sereni e tranquilli come nel lavoro e nella trasmissione dell’autenticità di valori pieni e sani che lo hanno cresciuto con un altro fratello tra silenzi, sudore e scarpinate, con grande libertà ma nella rettitudine dei principi nel grande “giardino protettivo delle alpi del Sud Tirol” di lingua tedesca. Dei quali il giovanissimo Jannik farà la propria “infrastruttura” morale e spirituale fondamentali per un adolescente innamorato dello sport e che avrebbe dovuto misurarsi con la pressione dello sport system da lì a poco e a gestirla. E che all’inizio avrebbe dovuto sfondare nello sci essendo nato con due pezzi di legno ai piedi tra le sue montagne come un dovere ma con i quali si divertiva e avrebbe forse avuto anche lì una carriera di successo per impegno e persistenza. Scoprì presto che la strada ghiacciata della “montagna incantata” di Thomas Man non era la sua pur vestendone l’anima profonda e accogliendone le sfide.
Scavando nella propria curiosità il giovanissimo Jannik ancora adolescente – ci raccontano le cronache – comincerà a dividere quell’interesse con un altro sport, sempre individuale che è il tennis e certo abbastanza distante da quello con due racchette e due sci ai piedi perché fatto di una rete e di una pallina e dall’altra parte il contendente delle stesse. Allora, le due racchette diventano una e gli sci trasmutano in due “scarp de tenis” per dirla con Jannacci e una pallina da condividere con l’ avversario attraverso una rete. Qui il giovano Jannik comincia a vedere il film della sua vita giovanile come una “grande rete narrativa” dove però non cambieranno né l’impegno né la persistente attrazione per l’antagonismo individuale come la sua montagna gli ha sempre chiesto con la guida dei suoi amati genitori davanti agli occhi, che parlavano e parlano alla mente e al cuore e sempre ricambiato come emerge anche dalle sue interviste.
Lo sport diventa la sua traiettoria di vita e il tennis la strada da percorrere con in tasca principi, valori, comportamenti e visioni acquisiti nella sua famiglia e nelle sue montagne, da proteggere e consolidare, da valorizzare come binari per la vita. Il giovane Jannik cresce e diventa un giovane uomo responsabile e rispettoso divertendosi rincorrendo una pallina con una racchetta su un rettangolo delimitato da strisce bianche, a volte su terra rossa o su tartan blu e a volte sull’ erba di 23,77m di lunghezza per 8.23 di larghezza (nel singolo).
Cresce, migliora in continuo e comincia a vincere a ripetizione già da adolescente i tornei under 16 mentre il circuito dei mille arriverà poco dopo, con avversari effettivi e potenziali che sembrano competere fino ad un certo punto quando Jannik accelera. Si dimostra in questo anche un buon organizzatore costruendo una squadra efficiente e coesa, a parte la parentesi della crema di massaggio usata “inconsapevolmente” dal suo massaggiatore come un incidente di percorso facilmente superata dopo sei mesi di squalifica che lo renderanno più forte e preparato. Perché il tennis moderno significa una squadra competente, efficiente e coesa, motivante, accogliente che lavora sui dati e sulla transilienza come sul lavoro di dialogo con il proprio pubblico. Perché uno sportivo diventa prima un atleta poi un super-specialista, ma poi anche un organizzatore e infine diventa un co-leader che dunque sa integrare diversi ruoli come ponte e bridge di storia e famiglia con una squadra dove talento, muscoli, motivazioni, dati e team e dovremmo dire anche fan (diretti e indiretti) si fondono per mantenersi in equilibrio dinamico in un apprendimento continuo verso il miglioramento (fine) dove il successo è un veicolo (mezzo) dello stesso e non il contrario.
2 – Tennis, performance, pubblicità, personal branding e identità
Mediaticamente si rivela altrettanto efficace, essendo giovane di poche parole ma efficaci e – soprattutto – empatiche e accoglienti, insomma simpatico con il ciuffo rosso e la pelle candida. Smentendo tutti coloro che lo vorrebbero solo “freddo e calcolatore”. Ma non lo è e non solo perché “vincente”, visto che abbiamo molti altri vincenti ma non altrettanto comunicativi ed empatici. Tra questi lo stesso iper-creativo e potente Carlitos Alcaraz o il perfezionista Nole Djokovic di grande longevità sportiva (battuto in semifinale a Wimbledon 2026).
Se ne è accorta anche la pubblicità e Jannik vi si è tuffato con grande efficacia, dalla pasta alla cosmesi, dalla telefonia all’abbigliamento, con incassi milionari. E che forse hanno sorpreso lui stesso costringendolo a migrare verso lidi fiscali favorevoli oltre che per proteggere la propria privacy come quella vissuta con papà, mamma e fratello tra le sue Alpi di Pusteria e purtroppo non frequentate come vorrebbe visti gli impegni e gli allenamenti forzati con una agenda e una logistica planetarie che si addicono ad un personaggio che si è fatto ormai brand globale e piuttosto redditizio.
La chiave per comprendere il personaggio come persona, macchina efficiente, testimonial e brand globali rimane tuttavia la sua semplicità e genuinità: in primo luogo, con parole sempre comprensive e rispettose di tutti i suoi avversari definiti come “compagni di avventura” e che ci tiene sempre a ringraziare, tra vittorie e sconfitte; in secondo luogo, nella consapevolezza che milioni di bambini sono magnetizzati davanti agli schermi e che hanno verso questi una responsabilità educativa primaria.
Dunque, in terzo luogo, persona di grande attrattività per essere sempre accogliente e gentile e non in modo formale, dimostrando di credere realmente nell’incontro-scontro di un antagonismo sano e mai invadente, mai forzato appunto come il suo modo di giocare. Un tennista gentile, potremmo dire, come parte della sua storia profonda che accetta la sfida di un tennis dove forza e intelligenza possono fondersi con creatività, pazienza e persistenza nell’impegno trasmettendo emozioni e consapevolezza (mindfulness). Ciò di cui il talento necessita per farsi leadership, accompagnando la forza verso la potenza e la resilienza verso la transilienza e tuttavia sempre canalizzarti da valori umani di comprensione. Difficilmente lo abbiamo visto in gesti di stizza o di rifiuto, in atti reattivi o di impazienza ( come molti suoi amici di grande slam), segnale di una grande continenza e umiltà ma riflessive e di stimolo al miglioramento. Sapendo fare dell’errore una continua leva di miglioramento, È imparando dagli errori, che il suo tennis è molto cambiato negli ultimi 36 mesi e stimolato nel gioco con i top level del mondo, affinando il gioco a rete, le smorzate da fondo campo o la prima palla di servizio per gli ace e che anticipa il movimento dell’avversario sulla risposta ( di dritto o rovescio). Un atleta, dunque, sempre più completo e che sa imparare dagli errori e dagli avversari che incontra oltre che dai contesti che gli hanno anche svelato le debolezze e fragilità di un uomo della montagna che forse soffre caldo, afa e umidità.
Un tennis cambiato e in continuo cambiamento ma che non ha cambiato la sua identità profonda, questo the life secret Jannik. Cambiando il tennis e sapendo della sua funzione educativa di personaggio pubblico oltre che di atleta che è guardato da migliaia di bambini ai quali vuole inviare un messaggio di speranza con una “pedagogia della pazienza e della persistenza nella transilienza“, con ironia e saggezza, come con “De Cecco che siam fatti della stessa pasta“. In Jannik troviamo allora una “forza tranquilla della potenza” che si fa visione e impegno nella semplicità di gesti e messaggi e che è per questo contagiosa tra autenticità e semplicità.
3 – Un antieroe della gentilezza oltre le verità surrogate dei social
Certo viviamo anche tempi di crisi dei valori, della religione, delle ideologie e certo della politica e abbiamo bisogno di credere in qualche “eroe di passaggio” che ci indichi la via come da Olimpia in poi, soprattutto poi oggi di noi italiani rimasti orfani del calcio e che non andiamo ai mondiali da tre tornate come crisi di sistema di quello sport di massa. Abbiamo bisogno di “esempi da seguire” o “eroi da imitare” per esplorare verità non artefatte, e se questi sono espressione di gentilezza, semplicità e saggezza tutto ciò ci dà benessere e ci indica il possibile oltre la forza in sè e i limiti del vincitore a tutti i costi come esempi negativi e non da seguire. Perché una alternativa esiste, è possibile e ora si chiama anche Jannik Sinner, uno sportivo gentile e un giovane uomo vincente senza essere espressione di dominio o espressione di successo per il successo (come molti suoi colleghi). Perciò, una persona accogliente e autentica che non cerca compiacenza o simpatia forzata a tutti i costi ( come molti nostri politici al potere) anche in un’epoca di social invadenti che si alimentano di eroismi o di epica dell’eccezionalità più o meno verosimili. Un grazie dunque a Jannik l’anti-eroe gentile e del sorriso non affettato e del gesto non di circostanza dominanti invece nell’ era dell’apparire che stiamo attraversando nel cube degli 8 pollici di realtà spesso artefatte. La forza attrattiva di Jannik è allora nel suo essere vero anche nelle fragilità così come nel ciuffo rosso e nelle lentiggini di uno spilungone longilineo (marchio dei suoi fan planetari) che sembra muoversi in campo in modi innaturali per acchiappare una pallina troppo bassa, e che lo rendono fortemente autentico sotto il suo immancabile cappellino a contenimento dei riccioli e di protezione dei raggi solari.
Il seguito di massa di Jannik Sinner come giovane tennista non è allora dovuto solo alle sue vittorie e successi ma al fatto di essere un ragazzo normale, gentile e tranquillo. Un ragazzo con grandi legami con la sua terra e con la sua famiglia e che lo rende ancora più amato dal pubblico e non solo dai fan. Il ragazzo che tutti vorrebbero come figlio, fidanzato, amico o marito della figlia o come brand-man. Perché investe su di sè rimanendo umano e lontano dalle deviazioni o degenerazioni dello show business, mantenendo “forte autenticità” e proteggendo la sua riservatezza anche come rispetto verso il pubblico oltre che verso sé stesso. Questo lo rende anche un Brand potente sul quale investire perché trasmette fiducia ed empatia, una garanzia di qualità per presente e futuro. Dunque, una garanzia comunicativa anche nel marketing planetario e un forte “testimonial” in prodotti di massa appunto come la pasta o il caffè oppure i prodotti di cosmesi, giocati su messaggi di freschezza, simpatia e ironia, nell’autenticità appunto. Le critiche alla sua vita e alle sue scelte personali (residenza a Montecarlo o spese private) sono poco comprensibili vista la sua necessità come tutti di avere una ” vita quotidiana normale“. Anche dopo aver vinto due volte Wimbledon che lo ha incoronato ormai come top player della storia del tennis mondiale e primo tra i tennisti italiani, per continuità e impegno oltre che con la capacità di “apprendere ad apprendere” come leva di generazione moltiplicativa del suo “personal brand“. Una lezione di intelligenza sulla gestione non solo del proprio talento ma anche della propria immagine e su come ci si dovrebbe muovere quando si è personaggi pubblici, nello sport come nella politica o nella scienza e dunque motivo per il quale moltissimi vi si identificano.
La forza del personaggio allora risiede in una lezione di (co-)leadership per una narrazione autentica e credibile, come capacità di rimanere vero e umile, nonostante il successo, e di gestire con intelligenza la sua immagine pubblica senza scorciatoie o furbizie.
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