Letteratura
‘L’idiota di famiglia’ di Dario Ferrari, un affresco sapiente e ironico dell’Italia contemporanea
Recensione del nuovo romanzo di Dario Ferrari
Dario Ferrari è sicuramente una delle voci più interessanti del panorama letterario italiano. Si è imposto all’attenzione della critica con il suo secondo romanzo ‘La ricreazione è finita’ (Sellerio, 2023), un libro in cui è riuscito a raccontare con arguzia le “vite parallele” di un ricercatore precario alle prese con i baronati accademici e di un fantasmagorico terrorista viareggino i cui testi sono oggetto della tesi di ricerca del giovane ricercatore precario. È tornato da poco in libreria con il suo nuovo romanzo ‘L’idiota di famiglia’, sempre per Sellerio. In questo nuovo libro usa l’ironia come strumento di indagine sociale, trasformando la provincia italiana in un laboratorio di nevrosi collettive e ambizioni frustrate. Il risultato è un libro che diverte, ma soprattutto osserva con precisione chirurgica il modo in cui costruiamo — e spesso sabotiamo — le nostre identità.
Il protagonista de ‘L’idiota di famiglia’, Igor, è un quarantenne che vive in una provincia stagnante, si ritrova incastrato in un ruolo che non ha scelto: quello dell’“idiota”, figura marginale e insieme rivelatrice. Svolge un lavoro, quello del traduttore di romanzi altrui, senza infamia né lode. Un ruolo che non gli consentirà mai di poter giocare alla pari con Herr Professore, il padre russofilo e vetero-comunista, e Marta, la compagna che sta mietendo successo come intellettuale femminista. Tutta la tensione narrativa del romanzo si gioca nel rapporto tra padre e figlio, due figure contrapposte che vivono distanti ideologicamente e fisicamente. È solo quando Igor riceve un messaggio dalla sorella Ester che questo quadro andrà a ricomporsi. La salute del padre sta peggiorando, la demenza senile avanza. Di fronte a questo scenario Igor decide di tornare a Viareggio ed è lì che la memoria da individuale si farà collettiva.
‘L’idiota di famiglia’ lascia spazio, attraverso le pagine battute a macchina di Herr Professor, alle vicende di un intero secolo. Dalla caduta del Muro di Berlino alla discesa in campo di Berlusconi, e poi indietro, fino alle leggendarie Tre Giornate del 1920, quando si sognò di fare il socialismo in Versilia. Un gigante Herr Professor che farà affermare a Igor: «Immaginate di aver avuto come padre il meno conciliante dei filosofi della Scuola di Francoforte, prima di giudicare se non potevo diventare una persona un po’ più risolta: una persona che pensi a vivere, per esempio, anziché incastrarsi sempre tra le parole».
Dario Ferrari in questo romanzo usa la sua voce per mettere in scena un continuo slittamento tra autoironia, fallimento e desiderio di riscatto, costruendo una narrazione che procede per accumulo di episodi grotteschi e momenti di lucidità improvvisa. Ferrari lavora su un registro ibrido: comico, ma mai leggero; satirico, ma senza compiacimento. La lingua è rapida, piena di scarti, con un ritmo che ricorda la stand-up comedy colta. L’autore sembra voler dimostrare che il riso, quando ben calibrato, è un modo per dire la verità senza alzare la voce.
I temi principali affrontati nel romanzo sono molteplici. A cominciare dalla provincia italiana. La provincia che Ferrari mette in scena non è un luogo: è una pressione atmosferica. È un’aria che pesa, che osserva, che giudica. Le strade, le case, i bar sembrano trattenere il fiato, come se aspettassero che il protagonista compia un gesto risolutivo che, naturalmente, non arriverà mai. La provincia diventa agli occhi del protagonista del romanzo un luogo giudicante, una specie di tribunale a cielo aperto a cui è impossibile sfuggire. L’idiota del romanzo non è più un personaggio, ma una multiformità attraverso cui prendono forma le aspettative degli altri, le loro paure e le loro crudeltà.
‘L’idiota di famiglia’ di Dario Ferrari è un libro denso di ironia che non consola, non alleggerisce, non salva. E non si salvano nella narrazione nemmeno i rapporti familiari, l’altro grande tema del romanzo. Dario Ferrari osserva questi rapporti con spietata lucidità e ironia, descrivendone con immediata efficacia il punto di non ritorno. Nell’ironia onnivora di Ferrari prende forma l’immagine della famiglia come meccanismo, piuttosto che come nucleo affettivo. Un meccanismo che produce ruoli, assegna etichette, stabilisce gerarchie. L’“idiota” è il ruolo che resta libero, quello che nessuno vuole, quello che non prevede gloria. Ma è anche il ruolo che permette di vedere tutto il resto: le ambizioni, le frustrazioni, le piccole mitologie domestiche che reggono l’impalcatura della vita quotidiana.
A governare tutto questo c’è la prosa di Dario Ferrari che ha qualcosa di elettrico. È una lingua che non si posa mai, che vibra, che cambia direzione come un pensiero nervoso. ‘L’idiota di famiglia’ ha un ritmo quasi musicale, fatto di sincopi, di pause improvvise, di frasi che sembrano sorridere prima di colpire. È una scrittura che non cerca l’eleganza, ma la precisione emotiva. Ferrari aveva già abituato il pubblico a questa sua cifra stilistica che in questo romanzo è abbondantemente confermata. ‘L’idiota di famiglia’ è un romanzo che non chiede di essere capito, ma ascoltato. È un libro che parla a bassa voce, ma lascia un’eco lunga. Dario Ferrari riesce a trasformare la fragilità in una forma di conoscenza, e l’ironia in un modo per guardare il mondo senza distogliere lo sguardo.

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