Il Festival di Sanremo, è una delle più importanti e longeve rassegne musicali, a partire dal 1951 conferisce il riconoscimento più prestigioso per i musicisti e gli interpreti italiani di musica leggera. Anche quest’anno, dal Teatro Ariston, abbiamo assistito alla nascita sul sipario di nuovi miti della canzone italiana che, con i propri inni generazionali, faranno storia. Esordienti e cantanti, si sono avvicendati, ciascuno sbandierando alla nazione vicissitudini personali apprezzate o contestate, i cui ascolti stanno confermato quanto il fenomeno sanremese sia trampolino di lancio e opportunità per crescere di fama. Manifestazione canora dai contenuti innovativi che richiamano all’ambiguità dei nostri tempi, brani ricchi di emozioni e di immagini quotidiane che, con l’ultima conduzione di Carlo Conti in qualità di direttore artistico, non hanno invogliato allo zapping televisivo, perché la 76esima edizione del Festival di Sanremo, ha confermato la sua innegabile vittoria sul palinsesto televisivo che non ha fatto mancare momenti attinti alle più svariate tematiche sociali. Nel viaggio alla scoperta dei testi delle canzoni, assieme a chi ha vinto e sta spopolando sui social, ci si interroga su quanto giunge in note e parole nelle cuffie dei ragazzi, quali motti parlano alle giovani generazioni attraverso i testi: amore e relazioni, fragilità ed emozioni, i disagi della società moderna, il desiderio di fuggire dai drammi della vita, i riferimenti alla tecnologia, la precarietà del lavoro, l’ambiente e fatti di cronaca. E Sanremo non si assopisce in poche settimane tanto che, nello stile di Pippo Baudo – con 13 conduzioni dal 1968 è stato il conduttore che più di tutti ha incarnato lo spirito dell’Ariston – Carlo Conti ha riportato in scena il post-Festival: “Sanremo Top”, storico appuntamento degli anni ’90, tornava sul palcoscenico con i protagonisti del festival, per analizzare vendite e successo radiofonico dei brani in gara a distanza di settimane.
Le canzoni di Sanremo, offrono un importante spunto per analizzare i fenomeni sociali, di costume, le polemiche politiche e i temi di attualità, forse non solamente per gli esperti di psicologia e non sul classico lettino dello psicoanalista, il festival cerca di cogliere spunti per riflettere e fotografare cosa si muove nell’inconscio collettivo. In ciascuno il viaggio tra passato e presente rievoca l’amore e le sofferenze vissute nelle diverse forme che Arisa ha cantato con intimità di bambina vista con gli occhi della donna. Bambole di Pezza hanno confermato, nonostante l’energica esibizione rock, il desiderio di rimanere vicini soprattutto nei momenti di difficoltà, anche quando finisce un amore come cantato da Chiello, con una tematica quasi paradossale in un’epoca in cui, in ambito relazionale, c’è la tendenza a definirsi autonomi e indipendenti. E accanto ai sentimenti e ai valori si inserisce il tema dell’intelligenza artificiale di Dargen D’Amico, il suo mettere in guardia dalle storture dell’uso smodato e scorretto della tecnologia, sottolineando con un gioco di parole che nessun algoritmo può sostituire in tutto l’umano e potrà penetrare e comprendere i sentimenti umani, riuscire a percepire “il fastidio” normale che suscita il vortice del tran tran quotidiano che Dito nella piaga ha cantato sul palco con energia elettropop.
Stessa sensazione di sentimenti spiacevoli provati da Eddie Brock che parla della società in cui i sentimenti spesso tossici fra una donna e un uomo, possono far emergere dei veri e propri avvoltoi che si nutrono di sentimenti alla stregua di carcasse in una giungla, possono essere relazioni troppo leggere e sconsiderate da essere basate solo su sesso, passione e cocktail: troppo spesso le relazioni sono vissute con disarmante leggerezza dalle giovani generazioni come ha sottolineato il tormentone di Elettra Lamborghini. Tematiche presenti nella nostra quotidianità fatte di sentimenti spesso vissuti senza valori, in cui ci si risveglia con una sensazione di frustrazione e con la speranza di poter condividere le problematiche con qualcuno accanto: i giovani, per quanto apparentemente attorniati, si affidano ad amicizie fittizie nate sui social e sempre più si affidano ai consiglieri virtuali della realtà artificiale che inducono ad alienarsi, minando l’autostima dei ragazzi, coloro che spesso faticano ad esporre le proprie difficoltà, che forse non sempre ricevono il supporto paterno o materno laddove la famiglia viene a mancare. La famiglia è il contesto di partenza che deve aiutare a superare le fragilità e le cadute per sostenere le ripartenze e per aiutare a fronteggiare “il male necessario” di Fedez e Masini, le loro sonorità rap confermano che anche il male è necessario per diventare più forti. Renga pone l’attenzione al viaggio che ogni giorno ciascuno di noi fa alla ricerca del meglio di noi a partire dalle insicurezze più profonde, invogliando ad affrontare cadute ed errori con l’ostinazione dell’andare avanti di Tredici Pietro. L’affidamento alla scaramanzia non manca per il brano di Fulminacci: ripensando al passato, a chi non è capitato di chiedersi – immaginando di osservare una vecchia foto personale – come sarebbe andata trovandosi dinanzi ad un altro percorso di vita, attribuire i propri errori o le colpe, alla mancanza di coraggio dinanzi ad una scelta mancata, o attribuire le colpe ad un sortilegio inferto o alla sfortuna.
Ognuno si riconosce in questo affresco di emozioni, fortunatamente le ballate di Sanremo hanno proposto anche la speranza di riprendere sogni o incontri, custoditi come pietre preziose nello scrigno della memoria, auspicando nelle possibilità future. Da Gassmann a Levante ci si perde nel labirinto dei sentimenti e nel desiderio di puntare a qualcosa di più, guardando la luna o gli animali notturni del sonno di Malika Ayane per fuggire dalla fatica quotidiana: brani ritmati e coinvolgenti della nostra realtà fatta di impegni e lavoro pressanti che spesso non lasciano spazio alla felicità che dovrebbe rappresentare un diritto di tutti e non il premio di una gara contro gli altri, come Antonietta & Colombre insegnano. E nella bellezza delle armonie di Sanremo si collocano la melodia struggente di Serena Brancale, l’unicità di ciascuno di Patty Pravo e il suggerimento di non affaticarsi di essere sempre performanti come la ballata emozionante di Michele Bravi. Ma nei sentimenti e la malinconia dilagante nei temi sanremesi, non è mancato il ritmo country di J-AX che ha ironizzato sugli usi e costumi “made in Italy”, le furberie del nostro paese, le lotte contro le discriminazioni sociali, le fatiche per vivere ed emergere nel paese in cui si nasce con la consapevolezza di essere considerati diversi, nel brano di Sayf. Persino Freud ha ceduto al coinvolgimento dell’amore eterno e delle promesse granitiche di Raf e soprattutto della melodia partenopea di Sal Da Vinci, vincitore di Sanremo. Il romanticismo del cantante neomelodico coinvolge, come in ogni suo brano vincente, alla stregua delle scene da un matrimonio in castello, dove gli invitati sono invogliati a cantare a squarciagola in un turbinio di promesse e sentimenti tipici della tradizione popolare, quella che “per sempre” farà proseliti tra i nuovi cantanti esordienti delle nuove generazioni. Persino il jingle di Sanremo è stato scalzato dal ritmo coinvolgente e dalla coreografia di Sal Da Vinci: “Saremo io e te, Per sempre, Legati per la vita che…Senza teNon vale niente, Non ha senso vivere, Con la mano sul petto lo telo prometto, Davanti a Dio, Saremo io e te, Da qui, Sarà per sempre sì”.
Il brano del performer napoletano è diventato un rito collettivo, ci si domanda come sarà accolta l’esibizione del cantante in occasione dell’Eurovision Song Contest 2026 di maggio, mentre dilagano numerose versioni internazionali del brano e la coreografia è diventata virale. Parodie in spagnolo e giapponese non mancano quotidianamente di stupire, di far sorridere con cover esilaranti mediante il potere evocativo della musica e con le tematiche sociali lette nelle strofe. Muta il genere musicale, ma le canzoni fungono da nastri trasportatori nella sensibilità popolare, favoriscono il condizionamento subliminale delle menti con grande carico emotivo. Ci si domanda come sarà il prossimo anchorman del festival, Stefano De Martino, se saprà sfoderare la giusta qualità di promozione musicale e televisiva che i telespettatori attendono nella più autorevole battaglia musicale che si dovrà combattere a suon di note. Tuttavia conduttori e uomini passano ma non le canzoni, brani e tematiche scenderanno in campo nel tempio sanremese, strofe indelebili continueranno a suscitare emozioni quanto i ricordi legati ad ogni edizione…come dimenticare la polemica legata al contributo del Presidente Zelensky a Sanremo per discutere del conflitto ucraino. A distanza di anni, nel contesto geopolitico che dilaga, assieme alle canzoni, nuovi conflitti e guerre stanno scuotendo il mondo, purtroppo non a colpi di spartiti. A ricordo di quanto Zelensky suggeriva in una lettera a l’allora direttore artistico Amadeus, a proposito della guerra in Ucraina , auspichiamo di non dover giungere alla prossima edizione e ascoltare di nuove città martoriate e strade minate, tutte le guerre sono orribili, perché Sanremo è Sanremo ma la politica non è un inno strimpellato da tramandare nella storia…al mondo la speranza nel ricordo di “Generale” di Francesco De Gregori: “Generale, dietro la collina, ci sta la notte buia e assassina, …che la guerra è bella anche se fa male, torneremo ancora a cantare. Generale, la guerra è finita, il nemico è scappato, è vinto, è battuto, dietro la collina non c’è più nessuno…tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore”.
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