Italia
Non sono rimasto. Ho scelto di non partire
Quasi quaranta milioni di italiani non partiranno ad agosto. Ma non tutti sono “rimasti”. C’è chi sceglie settembre o ottobre per evitare folla, caldo e prezzi folli. Il vero privilegio, oggi, forse è poter decidere quando fermarsi.
Quasi quaranta milioni di italiani ad agosto non partiranno. Li hanno chiamati “i Rimasti”. Dentro ci sono persone che non possono permettersi una vacanza, persone che lavorano, che assistono un familiare, che hanno problemi di salute. Ma dentro quei quaranta milioni ci sono anche io. E io non sono rimasto. Ho scelto di non partire.
Ad agosto non vado in vacanza da anni. Non perché non possa farlo. Semplicemente non mi piace partire quando partono tutti. Autostrade congestionate, caselli trasformati in imbuti, parcheggi introvabili, treni pieni, aeroporti stipati, spiagge dove il mare si intravede tra un ombrellone e l’altro, ristoranti affollati, tavoli prenotati con giorni d’anticipo, code per mangiare, code per bere, code perfino per entrare in acqua, quaranta gradi, notti in cui non si dorme, aria condizionata sparata addosso come una punizione contraria, bambini stremati, adulti nervosi, musica ovunque, telefoni ovunque, fotografie ovunque, conversazioni urlate, lettini attaccati, traghetti pieni, borghi trasformati in corridoi, città d’arte ridotte a flussi, musei attraversati più che visitati, prezzi che sembrano avere perso ogni rapporto con quello che compriamo, camere che a settembre costano la metà, caffè pagati come piccoli lussi, ombrelloni che sembrano rate di mutuo, menù turistici, supplementi, rincari, attese, afa, sabbia incollata addosso e quella sensazione paradossale di avere pagato per riposarsi e di dover invece sopravvivere al riposo.
Certo, poter scegliere il periodo delle ferie è già un privilegio. Un autonomo, un professionista, chi governa almeno in parte il proprio tempo può farlo più facilmente di chi dipende dalle chiusure aziendali o dai turni. Non è necessariamente ricchezza. È qualcosa che oggi vale moltissimo: poter decidere quando fermarsi.
Poi c’è una ragione meno elegante. Una certa misantropia. O forse soltanto la stanchezza di stare sempre dove stanno tutti. Viviamo immersi nella folla, nelle notifiche, nelle opinioni, nel rumore. E quando finalmente possiamo fermarci scegliamo spesso di concentrarci di nuovo tutti nello stesso luogo e nello stesso momento. A me sembra curioso.
Non c’è niente di male nell’andare al mare il 10 agosto. Il problema nasce quando una possibilità diventa una norma. Quando alla domanda “Dove vai quest’anno?” rispondere “da nessuna parte” sembra richiedere una spiegazione. Io non la do più.
Non parto ad agosto. Aspetto settembre. A volte ottobre. Mi piace arrivare quando gli altri tornano. Le spiagge si svuotano, i prezzi scendono, il caldo smette di essere una punizione e i luoghi tornano ad avere una misura umana.
Per questo la parola “Rimasti” mi convince poco. Mette insieme chi non può partire e chi non vuole partire adesso. La necessità e la scelta. Sono cose molto diverse. Forse il vero privilegio contemporaneo non è andare in vacanza. È poter scegliere quando andarci. Ad agosto non sono rimasto. Ho scelto di non partire.
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