Teatro

Danza, festival a Cagliari e L’Aquila mentre a Vercelli “Ogni luogo è teatro”

Nella robusta rassegna sarda di “Fuorimargine” anche “Singspiele” di Maguy Marin. Spettacoli e formazione nel capoluogo abruzzese mentre nel centro piemontese la rassegna teatrale ospiterà tra gli altri Baliani, Cuocolo/Bosetti, Sotterraneo, Cosentino e De Summa

13 Settembre 2026

CAGLIARI _ Danza e teatro in provincia. Ma questo non vuol certo dire minore qualità. Anzi… E’ proprio nella grande provincia del Belpaese che si trovano rassegne costruite con passione, capaci anche di osare e innovare riguardo al contemporaneo. Hanno pubblici curiosi e consolidati e, davanti alle difficoltà -e sono sempre tante- una incredibile capacità di essere resilienti (eppure resistenti) in questi tempi grigi connotati da politiche miopi che tagliano le risorse indispensabili alla cultura, senza le quali diventa difficile far quadrare i conti. Ricominciano caparbiamente con nuova spinta e coraggio a Cagliari quelli di Autunno Danza, l’associazione che ha dato vita al festival più longevo ribattezzato da qualche anno “Fuorimargine”. Diventato qualche anno fa centro di produzione riconosciuto dal ministero, lo scorso anno è stato declassato per i soliti eterni giochi del potere. Ripartono da un nuovo spazio di come l’Ex Mattatoio per anni luogo di ospitalità per mostre e ora affidato dal Comune per venticinque anni(tramite lo strumento del Partenariato Pubblico Privato) a una cordata di realtà culturali che si occuperanno di renderlo un luogo di riferimento per la cultura. Tra queste proprio Autunno danza che sta ristrutturando sale e spazi per ospitare seminari, laboratori e spettacoli di danza naturalmente. “Questa edizione traccia sentieri, artistici, creativi, culturali indispensabili – affermano le direttrici artistiche Momi Falchi e Giulia Muroni– per generare nuovi saperi e agire in modalità plurale, richiamando quella capacità politica di riunire i corpi, nelle loro molteplici differenze, e produrre trasformazione fisica e concreta della realtà, portando a Cagliari artiste emergenti e affermate, italiane e internazionali.Ecco quindi un lungo cartellone per l’edizione numero trentadue, al via dal 13 settembre al 5 dicembre. Il carnet è fitto di proposte. Accanto a molti nomi noti della nuova e ormai titolata danza nazionale, una pattuglia di giovani emergenti coreografi e danzatori. Un solo ospite internazionale ma di grande valore: Maguy Marin. La coreografa francese è attesa nel capoluogo sardo per il 23 e 24 ottobre con la sua creazione “Singspiele”.

Ma ad aprire le danze, il 13 settembre alle ore 19, è Irene Russolillo con “Fatigue”, spettacolo in versione site specific negli spazi esterni dell’Exma. La performance della danzatrice è “una scalata e una processione di corpi, voci, respiri e canti che si mescolano affrontando la fatica di un movimento fisico e spirituale in uno spazio che è al tempo stesso di lotta e di sostegno reciproco”.

La danzatrice e coreografa Irene Russolillo in “Fatigue” spettacolo inaugurale del festival di danza “Fuorimargine” nei locali dell’Exma di Cagliari (Fotografia di Monia Pavoni)

Ancora un lavoro site specific, il 26 settembre alle ore 18 in una location che sarà resa nota all’ultimo. Si tratta di “Darkness Picnic” messa in cantiere da Dom. Ispirato dal film “Picnic ad Hanging Rock” di Peter Weir e all’omonimo romanzo di Joan Lindsay, “Darkness Picnic” si presenta come “un bivacco temporaneo per narrazioni notturne. La performance, concepita come una lunga suite musicale e uno spazio di ascolto profondo, si articola in un prologo all’interno di uno spazio chiuso, una breve camminata e un picnic all’aperto”.

Domenica 18 ottobre cambio di palcoscenico. All’Auditorium del Conservatorio (ore 19) va in scena “Replica”, creazione coreografica nata dall’incontro tra due diverse generazioni di artisti: il duo Panzetti/Ticconi e Abbondanza/Bertoni. Lo spettacolo accompagnato dalle musiche originali di Hrvoje Niksic si sviluppa sul tema dell’incontro. In un stato di magia e tensione, che “oscilla tra sintonia e conflitto, tra umano e animale, tra disciplina e furia, il gesto del pettinarsi emerge come una pratica ambigua, un atto di cura e allo stesso tempo di controllo”.

Si torna all’Exma, il 23 e 24 ottobre per assistere a “Singspiele” , opera di teatro e danza firmata da Maguy Marin. La performance risalente al 2014, interpretata da David Mambouch, oltrepassa le linee di confine della danza tradizionale e si concentra sul volto “come fonte di mistero e identità plurali”. Nelle note di regia si legge che è a “partire da un testo di Robert Antelme (“Les principes à l’épreuve” apparso il 14 luglio 1958 sulla rivista “Le 14 julliet”) che abbiamo voluto dare in questo lavoro spazio e attenzione a dei volti anonimi o riconoscibili, che, appaiono, catturano il nostro sguardo con la stranezza di una percezione, incomprensibile nell’immediato futuro”. E più avanti ancora: “Quali misteri irriducibili si nascondono dietro questa costellazione di sensazioni che ci assale quando entriamo in contatto con gli altri? Con il volto di un altro? Un’epifania che trabocca dalle sue espressioni, rivelando l’invisibile di un individuo singolare lì davanti a noi”. Le scene sono di Benjamin Lebreton, le luci di Alex Bénéteaud.

Il 30 ottobre (ore 19) spazio a Vincent Giampino che con la performer Greta Francolini porta in scena “Shau/stellen”. Attraverso la ripetizione e la variazione dell’inchino, il dittico schau/stellen fa “del gesto il fondamento di una scrittura coreografica che mette in discussione lo spazio scenico come fulcro di una relazione asimmetrica di potere e interdipendenza tra visione e rappresentazione, interprete e pubblico”.

La coppia Abbondanza/Bertoni nello spettacolo “Replica” curato da un’altra coppia di giovani danzatori e coreografi Pansetti/Ticconi di scena al festival di Cagliari (Fotografia di Tobia Abbondanza)

Il 30 e il 31 ottobre alle ore 21 il festival accoglie nel suo cartellone Masako Matsuhita che presenterà il suo “Un/Dress Me Now” danzato da Aurelio Di Virgilio. Questa coreografia è l’esito di una ricerca iniziata nel 2012 “recupera l’indagine originale sul significato politico dei tessuti e di chi li veste, attualizzando la ricerca al panorama sociopolitico contemporaneo, che vede il corpo femminile nuovamente al centro di un dibattito strumentale”.

Il 31 ottobre e il 1 novembre (ore 19) spazio a una produzione di Fuorimargine curata dalla danzatrice Roberta Racis. In “Nulla dies sine linea” (vedi in alto in apertura di articolo un momento dello spettacolo della coreografa e danzatrice nella fotografia di Fabio Artese)  la pratica coreografica incontra “il whipcracking (schiocco di frusta acrobatica), gesto sonoro e simbolico attraverso cui interrogare il femminile. La frusta, strumento storicamente carico di immagini di potere, controllo e violenza, viene trasformata da un corpo femminile in un gesto di ascolto e di misura”.

Aurelio Di Virgilio torna a Cagliari il 6 e 7 novembre (ore 20) per presentare il suo ultimo lavoro “Scented Panther”. Questa performance prende avvio dai temi della sparizione e dell’estinzione, per un’indagine sulla “persistenza di corpi che lasciano tracce lungo il loro percorso. Si ispira alla figura della pantera profumata, antica allegoria medievale che simboleggia un’animalità sfuggente e seduttiva, capace di attrarre senza mai concedersi del tutto”.

Una delle stelle della danza contemporanea italiana, Cristina Kristal Rizzo, arriva il 13 novembre a “Fuorimargine” (ore 19) con la versione site specific di “Sentimental/2”, progetto più ampio che condivide con Silvia Calderoni e Annamaria Ajmone. Si tratta di un dispositivo coreografico innestato in contesti mutevoli, “un happening che invita a rallentare, osservare e percepire i corpi immersi in un’onda espressiva che attraversa lo spazio e chi lo abita. In scena si presentano tre singolarità, ciascuna con caratteristiche molto particolari, le cui differenze amplificano la possibilità del campo percettivo”.

Il 13 alle ore 21 e il 14 novembre alle ore 19 è il turno di Habillé d’eau, progetto di ricerca performativa indipendente di Silvia Rampelli che porta in scena “Chamber music”, progetto concepito per spazi non teatrali è un esercizio concreto che, “nell’indagare il fenomeno e il modo dell’essere, interroga i processi di attuazione, il passaggio dal dato alla rappresentazione del dato, l’affiorare dell’immagine, l’instabilità di un oltre”.

Cristina Kristal Rizzo, poterà al festival “Fuorimargine” una versione in solo e site specific di “Sentimental” l’attuale lavoro che porta normalmente in scena con Silvia Calderoni e Annamaria Ajmone

Dalila Belaza incontra le musiche originali di Serge Teyssot-Gay in “Orage” in programma il 14 novembre alle ore 21. “Dall’oscurità di una notte trasfigurata emerge un corpo che, guidato dal suono della chitarra si protende verso l’infinito, fuori dal mondo. Attraverso la musica, Dalila Belaza attraversa i muri, oltrepassa le soglie, apre piccole crepe nel reale per accogliere un’altra esperienza della vita”.

Prima nazionale di “Lovely studio Cagliari”, ultimo progetto di Daniele Albanese, 20 e 21 novembre alle ore 20: “cani randagi, icone pop deragliate, risvegli bucolici dopo un rave party affiorano e svaniscono in una coreografia dove la danza si intreccia a suoni onomatopeici, rumori, canzoni canticchiate, frammenti di gesti e brevi apparizioni”.

Letizia Dessì, il 25 novembre alle ore 19 presenta “Atto zero.studio” un progetto che nasce “dal desiderio di interrogare il ruolo e le modalità di trasmissione della danza classica nella formazione del danzatore contemporaneo. Il lavoro ricerca uno spazio in cui il repertorio possa essere riscritto, attraversato e restituito da qualsiasi corpo”.

Altra prima nazionale il 25 novembre alle ore 21. E’ di scena Chiara Mameli con “Nel cuore del mio buio-studio” prodotto da Fuorimargine. La danza è un “viaggio introspettivo e profondo dentro sé stessa, una pratica di consapevolezza per rispondere alle domande di tutti i giorni e dell’esistenza intera per capire e accettare la quiete del non sapere, del non riuscire, del non poter comprendere tutto”.

Prima nazionale anche per Fabio Pronesti di scena il 26 novembre alle 19 con “You are not an Island” coreografia che “cerca di rispondere alla domanda: come trapassa un altrove? Inseguendo le tracce dell’invisibile, il corpo e i suoi movimenti non risolti si immergono nelle crepe del reale, sospingendosi verso paesaggi incerti”.

Sempre nella stessa giornata del 26 novembre ma alle ore 21 la danzatrice Giulia Cannas presenta “Alba” altra produzione Fuorimargine in cui la danza appare “come un atto di resistenza contro l’oblio. I ricordi della famiglia, della sua terra d’origine, l’Albania, e dell’infanzia, si susseguono in un estremo tentativo di salvare la memoria dall’ineluttabilità di un tempo che scorre e tutto dissolve”.

Chiara Mameli è una delle giovani artiste emergenti a cui “Fuorimargine” ha dedicato una importante sezione. Qui un momento della coreografia “Nel cuore del mio buio” di cui la danzatrice presenterà uno studio (Fotografia di Silvia Cingano)

27 e 28 novembre alle ore 19 è il turno di Salvo Lombardo con “Birdsong” nuova creazione della compagnia Chiasma che si ispira a una tradizione popolare e pratica venatoria basata sull’imitazione dei canti degli uccelli. Salvo Lombardo riprende questi canti che “celano una forma di comunicazione misteriosa e ignota, che sconfina dal meccanismo biologico animale, per indagare il comportamento del corpo in una zona di confine tra danza e voce, tra presenza e assenza”. Emma Saba in collaborazione con la cantante Jeanne Paris si esibisce in prima nazionale con “Jalousie des tempêtes!!” il 28 e 29 novembre alle ore 19. “In un gioco di ubiquità trans-storica di corpi e voci, le artiste intrecciano tentativi e fallimenti di fusione e appartenenza al repertorio lirico classico”.

Chiude “Fuorimargine”, il 4 e 5 dicembre alle ore 20 Lisi Estaras, coreografa e danzatrice celebra il suo cinquantesimo compleanno con un assolo di cinquanta minuti, intitolato “#Thisisbeauty”. Fulcro dell’opera sono “il fascino per il ruolo delle parole e del linguaggio nella danza, insieme all’incontro con la filosofa Carla Carmona dell’Università di Siviglia”.

Dalla Sardegna al centro Italia, in Abruzzi, nel capoluogo regionale L’Aquila negli stessi giorni di “Fuorimargine” un’altra rassegna di danza: è “Human Dance” il progetto ideato e diretto da Francesca La Cava, direttrice artistica del Gruppo e-Motion, giunto alla sua quarta edizione. Al Palazzo Benedetti, dal 13 al 20 settembre una settimana di spettacoli, performance, laboratori e incontri che collocheranno la danza in relazione con i luoghi e le comunità. Tema di questo anno è l’”umano” partendo dal corpo che è poi il terminale più sensibile per “interrogare i confini che separano le persone e immaginare, attraverso l’arte, nuovi modi di vivere e condividere l’esperienza quotidiana”. Human Dance” nasce infatti come un “dispositivo per “abitare” i luoghi attraverso la cultura e per avvicinare alla danza persone di tutte le generazioni”. Questo è il punto privilegiato in cui si sviluppa questa edizione. Per cui, come afferma la direttrice, la coreografa Francesca La Cava “spettacoli, formazione e partecipazione sono parti di un unico processo di relazione con i luoghi e con le comunità”.

Una scena dallo spettacolo “Birdsong”, coreografia di Salvo Lombardo per la compagnia Chiasma di scena a fine novembre a “Fuorimargine” (Fotografia di Carolina Farina)

Il programma si apre il 13 alle 18 con una coreografia di Roberto Zappalà messa in scena dalla sua stessa compagnia: è “Corpi Liturgici” realizzata in occasione dell’ottavo centenario della morte di Francesco D’Assisi. “Una liturgia laica in cui corpo, natura, spiritualità e libertà si intrecciano: i danzatori si ancorano alla terra e tendono verso un “altrove”, trasformando il movimento in uno spazio di ricerca tra materia e trascendenza”.

Tre sere dopo, il 16 alle 21, Eugenio Incarnati/Teatrabile metterà in scena “Il filo, la lana, la trama e le storie”. In questo lavoro “il filo diventa materia della creazione e metafora di un patrimonio di storie che attraversa le generazioni”. Espressione corporea e vocale, improvvisazione e costruzione collettiva, trasformano l’esperienza individuale in materiale condiviso. La sera successiva, alle 18 , a proposito di trasmissione di saperi sarà presentato il libro “Il sipario è la nostra bandiera”, di e con Gabriele Sofia, a cura di Strappi.

Forte l’attenzione di questo ciclo di spettacoli nei confronti delle nuove generazione di autori. Venerdì 18 settembre alle ore 21, la serata battezzata “Giovani autrici e autori”riunirà quattro coreografie. Sono: “Cage” di Claudia Gentili, “Eco di Silenzio” di Cassandra Bianco e Antonella Albanese, “Four / Now Loading” di Manolo Perazzi e“Just a solo” di Antonio Taurino. I quattro lavori hanno in comune una forte attenzione alle gabbie sociali e mentali, fragilità, solitudine, ripetizione, rapporto con il virtuale e desiderio di liberazione. In “Cage” il corpo diventa una possibile prigione; “Eco di Silenzio” affronta l’esperienza della fobia sociale; “Just a solo” costruisce “un rituale intimo intorno alla solitudine,” mentre “Now Loading”, secondo degli assolo della suite “Four”, interroga “il confine tra realtà e virtuale e la possibilità di interrompere la ripetizione”.

Una scena da “Corpi liturgici” coreografia di Roberto Zappalà dedicata al Francesco d’Assisi, spettacolo inaugurale della rassegna “Human dance” a L’Aquila (Fotografia di Francesco Guerra)

Resounding”, concept e coreografia di Francesca La Cava prodotto dal Gruppo e-Motion, live electronics di Marco Ariano (sabato 19 alle 21) è emblematico dei rapporti tra corpo, comunità, memoria e tecnologia. Il pubblico partecipa alla performance attraverso la scelta delle carte AR, che determina casualmente l’ordine delle quattro scene. La tecnologia diventa così “uno strumento per riscoprire le possibilità espressive del corpo, anche attraverso la e-Motion App, applicazione in realtà aumentata pensata per esplorare e sviluppare il proprio linguaggio fisico”.

Il giorno successivo alle 19 si terrà “Acida- simposio lisergico di arti dal vivo”, a cura di Camilla Vespa e Piergiuseppe Di Tanno, appuntamento dedicato all’incontro tra differenti forme e linguaggi delle arti dal vivo.

Momento centrale del progetto “Human Dance” è quello della formazione. Dal 14 al 18 settembre, dalle 19 alle 21, Francesca La Cava e Gruppo e-Motion condurranno il laboratorio “Resounding”. Dal 14 al 16 settembre, dalle 17 alle 19, Eugenio Incarnati / Teatrabile guiderà invece “Il filo, la lana, la trama e le storie”. Due percorsi differenti, accomunati dall’idea che il corpo “possa essere uno strumento di conoscenza e che il processo creativo possa essere condiviso anche da chi si avvicina alla scena senza una formazione professionale”. Nel laboratorio di Teatrabile, il lavoro si sviluppa attraverso espressione corporea, voce, improvvisazione e gestione delle emozioni. In quello di “Resounding”, la ricerca sul corpo, sul movimento e sul suono diventa invece occasione per scoprire o riscoprire possibilità espressive.

Un momento dello spettacolo “Resounding”, coreografia ideata per il Gruppo e-Motion di Francesca La Cava, direttrice artistica del festival “Human Dance” (fotografia Paolo Porto)

E il teatro ci porta ancora più a Nord, in terra di Piemonte, a Vercelli, dove da cinque anni si tiene una rassegna originale, una di quelle che non amano i soliti luoghi comuni con un’idea forte di percorso. E’ il “Festival che cammina”, in programma dal 12 al 26 settembre, con un titolo che sembra un claim: “Ogni luogo è un teatro”. Dicono gli organizzatori, Teatro Dioniso con Cuocolo/Bosetti e Arteinsacco che il festival è “un’esperienza teatrale diffusa che trasforma la città in un palcoscenico” Anche perché osservano “trasformare un luogo quotidiano in un logo artistico modifica la percezione che le persone hanno dello spazio urbano, rafforzano il legame con il territorio, favorendo inclusione e partecipazione e accendendo curiosità soprattutto nei più giovani”. Sembra quasi una mission per il cambiamento. E andando indietro nel tempo si scopre che “Ogni luogo è teatro”, abbreviato “#OLT”, è nato subito dopo l’epidemia del Covid con una urgenza forte di ricostruire relazioni facendo leva proprio sull’antica e nobile arte del teatro con l’invito al pubblico di “godere di spettacoli in luoghi non teatrali bensì in spazi quotidiani, cittadini, vissuti di norma con altre funzioni”. Questa idea ha dato i suoi frutti se è vero che in soli cinque anni le relazioni tra le persone si sono arricchite da questi incontri nelle piazze e nei luoghi conosciuti della città. E anche con le relazioni conviviali grazie ai produttori locali di pane, biscotti e vino. A questi, dicono gli organizzatori “negli anni, si sono poi aggiunti 23soggetti, fra associazioni, enti, aziende e le connessioni che si sono create e consolidate hanno portato alla creazione di una vera comunità – spettatori, artisti, teorici, formatori, enti – in cui si è messa a fuoco l’esigenza di creare una nuova cultura della relazione per recuperare il senso del NOI che si è smarrito: e quale strumento è più preciso, sicuro, completo e compiuto del Teatro?”. Anche nella sua sesta edizione il festival riconferma la sua attenzione verso l’attualità, la creatività femminile, il mix di linguaggi espressivi e quelli innovativi.

Consuelo Battiston e Gianni Farina della compagnia Menoventi teatro in un momento di “Veglia” di scena al festival  “Ogni luogo è teatro” di Vercelli (Fotografia di Enrico Maria Bertani)

Si comincia proprio il 12 alle 21 nel Cortile del Museo archeologico per discutere di libero arbitrio, meccanismi di potere e senso circolare del tempo nella “Veglia” del gruppo teatrale Menoventi. Di e con Consuelo Battiston, Gianni Farina, musica dal vivo a cura di Muni. Racconti condivisi con un riferimento narrativo importante come “Le cercle des menteurs” di Jean-Claude Carrière. Gli spettatori assistono in cerchio come davanti a un focolare. I racconti si alternano a sfide e giochi “per non dimenticare mai il contesto, la cornice di quel determinato spazio e del nostro tempo: il gioco ci mette sempre in contatto con la nostra presenza nel mondo, dominata dall’istante”.

Il nostro teatro di notte”, a cura di Cuocolo/Bosetti con Roberta Bosetti in scena, regia di Renato Cuocolo, invece si concentra su cosa sia il teatro di percezione “un teatro immateriale, capace di entrare in relazione con uno spazio interiore dell’ascolto da condividere, ricordandoci che esiste un teatro dentro” e questo è il cardine del lavoro di questi due teatranti che sarà mostrato in tre diverse repliche: strada, casa e bar. Tutto questo per capire come “la realtà, le realtà di luoghi differenti possano modificarne il portato. Gli spettatori si troveranno quindi improvvisamente proiettati in una dimensione che li sollecita a un percorso interiore mentre l’attrice svela il proprio” . Primo appuntamento è il 12 alle 19 in via Garibaldi. Le repliche: il 18 settembre (ore 18) in Casacuocolobosetti, via Ludovico Ariosto 85 e nel Bar Taverna&Tarnuzzer di piazza Cavour il 24 settembre alle ore 19.

Il 12 settembre alle 18 in piazza Roma, davanti alla Stazione è da segnalare il walkabout condotto da Carlo Infante di Urban Experience in collaborazione con Livio Ghisio. La conversazione radio nomade anticipa lo spettacolo diCuocolo/BosettiIl nostro teatro di notte” ed è l’occasione per “riflettere con gli spettatori sugli slittamenti progressivi dell’impatto teatrale nella realtà urbana”.

L’attrice Roberta Bosetti in una scena da “Il nostro teatro di notte”, regia di Renato Cuocolo sarà presentato nell’ambito del festival “Ogni luogo è un teatro” di Vercelli.

13 Settembre, alle ore 15 nel Centro polifunzionale Spazio Tempo “La cura delle parole”. Strumenti psicologici di drammaturgia per gestire lo stress e i traumi emotivi”. A confronto Giovanni Caruana, responsabile formazione Asl di Novara e Livio Ghisio, attore, drammaturgo e regista. Alle 16,30 segue “Tamburi uniti”, progetto educativo musicale del Centro per l’autismo Enrico Micheli”.

Alle 21 nella Casacuocolobosetti Kronoteatro presenta “Un po’ meno fantasma”, idea e drammaturgia di Tommaso Cheli, regia di Francesca Sarteanesi. In scena Tommaso Bianco. Al centro la figura di Marcello una persona che parla a basso volume. Questa “sua delicatezza, questo suo muoversi leggero e in retrovia, ha sempre condizionato la sua esistenza e, dentro di questa, i rapporti umani, lavorativi, famigliari, amorosi, con cui ha avuto a che fare. È consapevole di avere una condizione differente rispetto al mondo che lo circonda, ma non per questo si è mai considerato un poverino, un debole, un triste”.

15 settembre nello stesso spazio, sempre alle ore 21 Cabiria Teatro allestisce “Romeo e Giulietta opera ibrida” , drammaturgia di Maurizio Patella con Federico Antonello, Mariano Arenella, Erica Camiolo, Elena Ferrari Alberto Porazzini, Matteo Sangalli, Andrea Triaca. Regia di Mariano Arenella. Importante: gli spettatori devono essere muniti di auricolari e smartphone. In questo lavoro ispirato a William Shakespeare i personaggi “non usano spade o coltelli, ma semplicemente hanno in mano un telefonino che usano impropriamente come un’arma”. Cabiria Teatro si è interrogato su come potrebbero vivere ai giorni nostri questi due celebri protagonisti del dramma d’amore. Quindi raccontano: “Abbiamo mischiato i linguaggi. Quello teatrale e quello degli smartphone, dove reale e virtuale sono sullo stesso piano. Dove ci si parla di persona quanto da uno schermo. Dove un emoticon fa la differenza e gli abbracci, quando ci sono, stupiscono perché “veri”. Perché questo è il mondo che abbiamo creato per gli adolescenti. Non il miglior mondo possibile”.

“Romeo e Giulietta opera ibrida” è il nuovo lavoro ispirato a Shakespeare di Cabiria Teatro, tra gli ospiti della sesta edizione del festival teatrale “Ogni luogo è un teatro” fino al 25 settembre a Vercelli

 

Il critico e divulgatore Michele Pascarella per quattro sere dal 17 al 18 settembre, nello spazio Farm 1861 (alle 19,30) in “Le radici e le ali” dialogherà con il pubblico avvicinandolo al “lavoro creativo di due artisti e un’artista presenti al Festival, partendo da ciò che ne ha alimentato la ricerca, l’immaginario e il linguaggio scenico”.

16 settembre alle 21 nello spazio Farm 1861, va in scena uno dei migliori spettacoli della scorsa stagione, sicuramente il meglio a trattare con quello strano oggetto dell’Intelligenza Artificiale. Si tratta di “Crash Test” di e con Andrea Cosentino. Assistente alla regia e collaborazione alla drammaturgia Andrea Milano. Questo lavoro è “un collaudo distruttivo delle potenzialità dell’AI di produrre materiali teatrabili. Un happening dove, in collaborazione con gli spettatori, si chiede a ChatGPT di produrre tranci di scene, dialoghi e trame sempre nuove, per metterne alla prova all’istante l’efficacia e, con la stessa mossa, carnevalizzarne ogni pretesa di senso. È la voluttà di riaffermare la priorità del performativo sul letterario. Uno spettacolo clownesco e partecipativo per liberarsi di quel senso di sopraffazione di fronte al ridondante proliferare di contenuti nella rete e all’infinita capacità di produzione testuale delle tecnologie cibernetiche. “Trash Test” è un teatro che non fa testo, perché gioca a disfare testi, gettandoli nel mezzo dell’arena e facendogli la festa”. Imperdibile.

17 settembre. Nello stesso spazio della sera precedente alle ore 21va in scena “Antigone web “E così tu sei manning!” di e con Francesca Brizzolara, piano sonoro di Marco Foresta, luci di Agostino Nardella, video mapping di Roberto Lupoli e Stefania Ricci. Il monologo è un tributo al coraggio e alla forza di un personaggio forse poco conosciuto. SI tratta di Bradley Manning un soldato che ha rivelato al mondo informazioni top secret a Wikileaks. “Un’Antigone contemporanea che ha preferito seguire le leggi del cuore per far sapere a tutt* la verità su quello che stava vivendo come militare, analista di intelligence, in Iraq, nel bel mezzo della guerra. In prigione ha deciso di cambiare sesso: da allora è Chelsea Elisabeth Manning e sta portando avanti la sua lotta per la libertà di informazione, la trasparenza dei governi e i diritti delle persone transgender”.

L’autore teatrale e attore Andrea Cosentino in “Trash Test” mette straordinariamente a nudo i punti di debolezza e ambiguità dei nuovi media come l’IA, ossia l’Intelligenza Artificiale  (Fotografia di Luca Del Pia)

18 settembre. Marco Baliani con un suo celebre cavallo di battaglia, “Kohlhaas” è di scena a Farm 1861 alle ore 21. Lo spettacolo, di Baliani e Remo Rostagno, con la regia di Maria Maglietta, è tratto dall’opera omonima di Heinrich von Kleist, è nato infatti trenta anni fa e ha superato le 1100 repliche! Scrive Baliani: “Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto di Kleist, nervi muscoli e pelle che provengono non più dall’autore originario ma dalla mia esperienza, teatrale e narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica”. E più avanti: “ Kohlhaas è la storia di un sopruso che, non risolto attraverso le vie del diritto, genera una spirale di violenze sempre più incontrollabili, ma sempre in nome di un ideale di giustizia naturale e terrena, fino a che il conflitto generatore dell’intera vicenda […] non si risolve tragicamente lasciando intorno alla figura del protagonista una ambigua aura di possibile eroe del suo tempo”.

19 settembre. Al Tamtam Teatro dalle 19,30 alle 22 spettacolo di marionette per tre spettatori alla volta a ciclo continuo (ogni dieci minuti). In scena “The Sinner” con la marionettista spagnola Paulette San Martin, attrice Maia Solà. «The Sinner» è una commedia in miniatura che esplora le fantasie erotiche e il peccato, concepita per soli tre spettatori alla volta che spiano attraverso un confessionale”.

20 settembre. Appuntamento alle 11 e alle 16 al B&B La casa di nonna per assistere a “Coco. L’ultimo sogno” del Teatrino Giullare, mascheramenti di Cicuska, alla fisarmonica Davis Sarnelli. Lo spettacolo è per dodici spettatori alla volta. Lo spettacolo compone un ritratto di Coco Chanel, donna tenace che fino all’ultimo “non ha mai smesso di combattere, una personalità che è stata capace con la sua opera di rivoluzionare il concetto di femminilità, di ribaltare le regole del gioco e di imporsi come figura fondamentale e mito della cultura popolare del XX secolo, ma che ha anche preso parte a pagine oscure della storia”.

21 settembre. Arteinsacco e Teatro di Dioniso nel teatro di posa Adverteaser alle ore 21 presentano “8 incubi e 1/2” di e con Annalisa Canetto e Livio Ghiso. Due persone terrorizzate da incubi terribili hanno deciso di smettere di dormire: non sono mai completamente sveglie, rifiutano di essere completamente addormentate. Il nuovo lavoro di Arteinscacco parla “della paura e dei traumi e del tentativo di elaborarli o, se non altro, di addomesticarli. È il momento delle ossessioni: quella di ricordare i propri sogni, i propri incubi e saperli distinguere dalla realtà; l’ossessione di avere pensieri originali, quella di non dimenticare nulla, quella di sentirsi all’altezza (di cosa poi non si sa)”.

Ha raggiunto oltre mille repliche lo straordinario monologo”Kohlhaas” di Marco Baliani ripreso da un racconto di von Kleist in scena il 18 settembre a Vercelli (Fotografia di Luca Deravignone)

22 settembre. All’Officina teatrale Anacoleti alle ore 21 va in scena, in anteprima nazionale“Zan i Nanes. La voce della madre”. Autore e interprete Josef Gjura, regia e drammaturgia Elvira Scorza, ricerca storica Seit Kibja, sound designer Filippo Lilli, cura del movimento Fabio Novembrini. Lo spettacolo nasce “dal bisogno di mettere in relazione una biografia privata con la storia collettiva di un Paese. Jozef nasce a Scutari nel 1994, pochi anni dopo la caduta del regime comunista”. A sei anni vive il distacco dalla madre, costretta a partire per l’Italia prima di poter ricongiungersi con il figlio. Da quel vuoto “prende forma una ricerca che, nel tempo, apre altre storie: persecuzioni politiche, campi di lavoro, artisti fuggiti dal regime, morti in mare, migrazioni e sopravvivenze. Lo spettacolo non si limita al racconto autobiografico. Cerca invece un linguaggio scenico capace di far dialogare memoria familiare, storia contemporanea albanese e presente europeo”. Dopo lo spettacolo proiezione del cortometraggio «Un piede nella fossa» di Jozef Giura ed Elvira Scorza selezionato al Bifest di Bari

23 settembre. Teatro Sotterraneo a Casacuocolobosetti (ore 19 e 21) in “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”, progetto di Claudio Cirri, dal racconto di Raymond Carver con Maria Bacci Pasello, Luisa Bosi, Fabio Mascagni, Woody Neri, Claudio Cirri autore anche della regia. Nelle note la compagnia segnala che “I racconti di Raymond Carver sono come quadri di Hopper: silhouette di personaggi che per un attimo si affacciano sul mondo -un mondo svuotato, silenzioso, e dunque carico di tensione-, esistono giusto il tempo di essere investiti da una luce di taglio, inquadrati da una finestra, sorpresi in una conversazione privata, e poi scompaiono all’interno delle proprie biografie inventate”. E più avanti “Il racconto ha una struttura intrinsecamente drammaturgica, e dunque ci è sembrato naturale far incarnare questi personaggi a quattro attori, così come ci è sembrato altrettanto naturale pensare di collocarli nell’habitat in cui si trovano ad agire: la stanza di una casa privata, seduti attorno a un tavolo, imprigionati ciascuno nel proprio angolo, con il pubblico libero di spostarsi intorno a loro e osservarli”.

24 settembre. “400” è il titolo dello spettacolo di e con Beppe Casales, con la collaborazione di Matteo Crespi, alle ore 21 al Museo Borgogna. Lo spettacolo afferma l’autore “è uno spettacolo contro il cambiamento climatico. Ma la lotta non può essere solo quella per abbassare quel numero. La sfida è di ripensare completamente il nostro posto nel mondo. Perché non è possibile prendersi cura di ciò che non si conosce”.

26 settembre. Oscar De Summa autore e interprete di “Rette parallele sono l’amore e la morte”, luci di Matteo Gozzi. De Summa parte “dalla sua terra, da un ricordo, per raccontare la storia di una donna scomparsa troppo giovane. Una riflessione guidata dalla fisica quantistica sulla relazione che continua a esistere fra due persone lontane che nel passato hanno vissuto una accanto all’altra senza frequentarsi. Una riflessione sulla vita e sulla morte, sulla paura di andarsene senza lasciare traccia nel mondo e di far cadere i rapporti nell’oblio”.

L’attore Oscar De Summa è l’autore e interprete dello spettacolo “Rette parallele sono l’amore e la morte” che ha l’incarico di far calare il sipario il 26 settembre al festival teatrale di Vercelli (Fotografia di Alvise Crovato)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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