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Giornalismo

L’ombra di Trump sui media americani: l’autocensura di Kimmel nel caso di Talarico

di Domenico Maceri

Jimmy Kimmel ha intervistato James Talarico, candidato al Senato dello Stato del Texas, ma le pressioni del governo Trump lo hanno spinto a postare l’intervista nel canale YouTube invece di mandarla in onda nel suo programma alla Abc.

18 Settembre 2026

“Siamo stati presi di mira dalla FCC per il reato di aver intervistato candidati politici… nonostante il fatto che per anni noi e tanti altri talk show abbiamo accolto numerosi candidati, compreso il candidato Donald Trump”. Così Jimmy Kimmel ha spiegato la ragione per cui l’intervista realizzata con James Talarico, candidato democratico a un seggio al Senato per il Texas, è stata trasmessa su YouTube invece che nel suo programma serale sulla ABC. Kimmel ha continuato spiegando che la decisione di bypassare il suo programma regolare è dovuta alla preoccupazione della ABC per possibili ritorsioni, specialmente nei confronti delle stazioni affiliate in Texas.

Le regole della FCC (Federal Communications Commission), l’agenzia federale che stabilisce la politica delle comunicazioni via radio, televisione, ecc., richiedono che, se un candidato politico viene intervistato, il suo avversario abbia il diritto di ricevere lo stesso trattamento. I programmi trasmessi la mattina e in seconda serata avevano sempre goduto di un’esenzione che permetteva loro di bypassare la regola. Le nuove regole emesse dalla FCC sotto la guida di Brendan Carr, il presidente nominato da Trump, sostengono che le interviste ai candidati politici non rientrino più in quell’esenzione. Per paura di ritorsioni, dunque, Kimmel ha deciso di condurre l’intervista ma di renderla pubblica sul canale YouTube, in effetti autocensurandosi per evitare grattacapi legali. In uno strano senso Talarico ci ha guadagnato, poiché l’intervista su YouTube è stata visionata da più di 8,3 milioni di utenti, mentre se fosse stata trasmessa dal programma “Jimmy Kimmel Live” della ABC avrebbe raggiunto al massimo di 3 milioni di telespettatori.

Non era la prima volta che Talarico veniva preso di mira dalla FCC. Nel mese di febbraio del corrente anno anche la sua intervista al “The Late Show With Stephen Colbert” creò una situazione analoga. I legali della CBS avvertirono il conduttore che l’intervista con Talarico non era possibile, costringendo Colbert a seguire la strada della trasmissione su YouTube. In questo caso Talarico ci guadagnò ancora di più, perché si registrarono 85 milioni di visualizzazioni rispetto alle probabili 2,5 milioni se fosse stata trasmessa sulla CBS.

Due interviste a James Talarico non sono state trasmesse dalla televisione in seconda serata da Stephen Colbert e Jimmy Kimmel. Ambedue hanno però postato le interviste sul canale YouTube che in uno strano senso hanno beneficiato il candidato considerando il pubblico molto più ampio che le ha visionate. (Foto: Trump, Talarico e Paxton)

Sembra proprio che l’amministrazione Trump e la FCC stiano prendendo di mira il candidato democratico che se la vedrà con Ken Paxton per uno dei seggi del Texas al Senato questo novembre. Infatti, nonostante i pochissimi successi dei democratici al Senato nel Lone Star State, sembra che Talarico abbia ottime possibilità di sconfiggere Paxton. Difatti, anche il presidente Trump, che gli ha fatto vincere le primarie repubblicane con il suo endorsement, ha avuto parole poco entusiaste su Paxton. In un recente discorso all’anomala Convention repubblicana tenutasi in Texas in vista delle delle elezioni di medio termine, l’inquilino della Casa Bianca ha cercato di incoraggiare i texani a votarlo. Trump ha detto che Paxton “non si veste bene, forse non parla esattamente bene, e non è l’uomo più attraente”, ma nonostante tutto merita di essere eletto. I sondaggi, però, piazzano Talarico con un vantaggio di 3 punti su Paxton.

Ma al di là della questione di Talarico, le azioni della CBS e della ABC ci fanno capire che le pressioni di Trump costringono le reti televisive ad autocensurarsi per non incorrere in problemi legali. Il presidente degli Stati Uniti è molto aggressivo con le sue frequenti denunce, che in passato avviava da solo, ma adesso usa le leve del governo americano per le sue battaglie legali. A volte coloro che vengono attaccati scelgono la via dei patteggiamenti, come ha fatto ABC News nel caso del conduttore George Stephanopoulos, nel quale a Trump sono stati risarciti 15 milioni di dollari. In altri casi, come quelli del New York Times, del Wall Street Journal e della BBC, Trump è stato sconfitto, anche se continua frequentemente con appelli interminabili. Questa litigiosità di Trump, che da presidente non gli costa nulla poiché il Ministro della Giustizia Todd Blanche è il suo ex avvocato personale e si comporta in modo accondiscendente, diventa pesante per coloro che vengono presi di mira. I costi possono comportare ingenti risorse finanziarie che pochi media possono permettersi. In alcuni casi si tratta di risorse molto limitate, ma in altri, riguardanti i media corporativi, i contratti con il governo di alcune filiali possono subire controlli e in alcuni casi essere del tutto cancellati. In effetti, non è raro, come nel caso di Stephanopoulos, cedere per evitare i rischi di grossissime perdite in altre aree. La decisione di Kimmel di postare la sua intervista con Talarico rientra in questa dinamica. Si tratta di una forma di autocensura che continua ad indebolire i media ed erodere la libertà di stampa, alimentando un clima di paura che ci allontana dai principi democratici.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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