referendum
Saluti dal Paese più pazzo del mondo
Il referendum sulla separazione delle carriere segna la prima vera sconfitta del governo Meloni. Tra protesta, voto giovanile e fratture territoriali, il No rivela un’Italia imprevedibile, diffidente verso chi prova a consolidare troppo il proprio potere.
C’è una battuta attribuita a Charles de Gaulle sulla complessità della Francia che recita «Come si può governare un paese che ha 246 varietà di formaggio?» Ebbene, l’Italia di varietà di formaggio ne ha 487 e domenica hanno risuonato tutte insieme nella prima inequivocabile sconfitta del Governo Meloni, che a quel guazzabuglio caseario pensava di aver messo la mordacchia, pacificandolo.
Nemmeno per niente, abbiamo scoperto a urne chiuse (dacché nemmeno chi scruta l’elettorato per professione ci aveva capito granché), gli italiani hanno votato molto più che nelle ultime, asfittiche, competizioni elettorali e hanno detto un tondo No alla riforma delle carriere dei magistrati, tema di nicchia, un po’ per iniziati, caricato da entrambi i poli di significati e conseguenze messianiche.
Ha vinto il No, e siccome la Storia la scrivono i vincitori abbiamo letto paginate di retorica sulla Costituzione più bella del mondo difesa dai nuovi partigiani, quei giovani che nessuno ha visto arrivare perché praticano il guerrilla voting, escono all’improvviso e votano quando e come vogliono. Per dire, questa difesa della Costituzione da parte dei partigiani della Gen Z alle Politiche e alle Europee non c’è stata e hanno vinto quelli che non ce l’avevano così cara. Mi diceva uno che ne capisce, e anche io che ne capisco meno concordo, che questi neo elettori si mobilitano solo per temi, sono quegli attivisti che io cresciuto nella Prima Repubblica ritengo una regressione infantile della democrazia, ma tant’è. Starà alla gioiosa macchina da guerra bis del campo largo capire se e come tenere desta la loro attenzione di nativi digitali, non li invidio.
Altra categoria complicata di formaggi è quella territoriale, con il plebiscito per il No al Centro e al Sud e l’eccezione di Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia dove ha vinto il Sì, mentre i centri urbani hanno votato No senza sorprese. Scartando, ma potrei sbagliarmi, l’ipotesi di un omaggio postumo ai giudici eroi e in generale alla magistratura, propenderei per una doppia lettura: da un lato la semplice protesta, perché le cose fuori dalle regioni più dinamiche non stanno esattamente andando come si auspicava, e ovviamente il Governo ne paga le conseguenze, ma credo ci sia anche altro, di sottilmente più perverso. Il Paese non ama chi stravince e storicamente lo ricorda a tutti quei politici in ascesa che hanno cercato di consolidare il potere erigendosi la statua di una riforma costituzionale, chiedete a Renzi. Quando ha voluto consolidare la sua presa sul Paese con una riforma costituzionale, semplice piede nella porta per ben altri cambiamenti, Meloni è stata ugualmente punita, anche in modo subdolo e surrettizio, senza nemmeno il warning dei sondaggi in discesa.
Governare un Paese così pazzerello richiede una dose eccezionale di pazienza e sangue freddo, che è proprio quello che la Presidente del Consiglio sembra aver smarrito nell’immediato post elezioni, tagliando teste che un minuto prima aveva strenuamente difeso. Poiché chi fa politica sviluppa un cervello rettile e il senso degli squali per il sangue, e tutte le mosse della maggioranza da lunedì pomeriggio dicono che ci si sta agitando e lavando in pubblico ogni panno sporco, è lecito non aspettarsi niente di buono. Se dopo il repulisti non si tornerà in fila ordinata, ma scatterà l’istinto di conservazione e il “si salvi chi può”, la vedo male. Non che la veda meglio dall’altra parte che lunedì sera festeggiava a buon diritto nel centro di Roma: le facce di molti convenuti quando dal palco ha iniziato a parlare Giuseppe Conte ci dicono che l’amore fraterno non alligna nemmeno lì.
Chi si candida, senza che gliel’abbia prescritto il medico, a governare questo Paese deve sempre tenerlo a mente, che siamo così, dolcemente complicati e dopo un po’ chi comanda ci stufa. Ma non lo farà, una volta arrivati, se lo scordano tutti, e quindi saremo punto e da capo. Nel Paese più pazzo del mondo.
Devi fare login per commentare
Accedi