Criminalità

Sicilia, Vittoria: la guerra della cocaina arriva in carcere: Gurrieri picchiato, la pista della vendetta dei clan

Ultima puntata: sui pestaggi a Gurrieri e ai suoi uomini in carcere pesa l’ombra della vendetta di u Puorcu e dei Matriali per le aggressioni ai fratelli Di Modica, mentre l’inchiesta risale dalle piazze di Vittoria ai capitali e alle reti che garantiscono le forniture di droga

25 Ottobre 2026

Vittoria, la sfida per la droga e i pestaggi in carcere: la guerra che ha smesso di farsi vedere

La sesta puntata si chiudeva davanti a Casuzze, con oltre settecentomila euro recuperati in mare dopo essere stati gettati da un motoscafo che, secondo le prime ricostruzioni, proveniva da Malta: una somma della quale restano da accertare origine e destinazione, senza collegamenti documentati con i gruppi raccontati nell’inchiesta.

Da quella domanda sui capitali il racconto torna a Vittoria, dove gli arresti interrompono la sfida del gruppo Gurrieri agli uomini vicini a “u Puorcu”, ai Matriali e alla rete albanese di Luzim Ndreu, mentre le testimonianze raccolte portano la sequenza delle violenze oltre le piazze e le abitazioni, dentro il carcere.

Gli arresti e la violenza in carcere

La corsa della nuova formazione si interrompe quando Giovanni Gurrieri, Domenico Cartisano, Marco Romano e Antonio Cilia vengono individuati e arrestati in flagranza di reato dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri; successivamente viene arrestato anche Capuzzello, portando in detenzione i cinque uomini ai quali viene attribuito il progetto di conquistare spazio nelle piazze di spaccio.

Pochi giorni dopo l’arresto, secondo la ricostruzione delle fonti confidenziali, nove detenuti vittoriesi aggrediscono Gurrieri dentro il carcere, prendendolo a pugni e calci e provocandogli la rottura di un timpano.

Fuori rimangono le abitazioni dei fratelli Di Modica, l’automobile incendiata di Ndreu e il bar La Lucciola, i luoghi nei quali il gruppo aveva cercato di imporre la propria presenza; dentro, la violenza raggiunge anche Marco Romano, Antonio Cilia e Domenico Cartisano, che le fonti riferiscono essere stati picchiati senza riportare conseguenze altrettanto gravi.

Nella ricostruzione raccolta, i pestaggi rappresentano una vendetta per le aggressioni ai fratelli Di Modica, vicinissimi a “u Puorcu” e ai Matriali, e una risposta al tentativo di modificare gli equilibri criminali della città. Le fonti riconducono agli stessi ambienti la possibile origine dell’ordine, aprendo una domanda sui contatti attraverso i quali la ritorsione avrebbe raggiunto i detenuti: chi avrebbe trasmesso la disposizione dall’esterno, chi l’avrebbe ricevuta e come lo scontro di Vittoria sarebbe entrato nel carcere?

Poi arrivano i trasferimenti, sempre nel racconto delle fonti: Gurrieri a Palmi, Romano all’Ucciardone, gli altri in istituti differenti, mentre i nove uomini indicati come responsabili del pestaggio rimangono nello stesso carcere. Le testimonianze spiegano gli spostamenti con la necessità di proteggere gli aggrediti e vi leggono l’ultimo passaggio della risposta alla nuova formazione.

Gli uomini che avevano tentato di conquistare le piazze vengono così portati lontano da Vittoria, dove rimangono gli interlocutori e gli interessi contro i quali si erano mossi.

Il significato attribuito alla ritorsione riporta alle abitazioni dei Di Modica, perché raggiungere i due fratelli davanti alle mogli e ai figli significava colpire anche l’autorità degli ambienti ai quali erano vicini, mostrando che quelle relazioni non erano bastate a proteggerli. Il messaggio superava le singole vittime e metteva alla prova il peso do puorcu, dei matriali e degli alleati albanesi, chiamati a misurarsi con una formazione che ne sfidava il riconoscimento sul territorio.

Lo stesso allargamento della contesa attraversa la sequenza della Lucciola, dalla richiesta di interrompere lo spaccio all’incontro sollecitato con Ndreu, dal suo rifiuto all’incendio dell’automobile, fino all’aggressione nel locale, durante la quale il titolare Leandro Li Calzi rimane ferito mentre tenta di fermare il pestaggio. La ricostruzione attribuisce il rogo agli uomini del gruppo, mentre restano da individuare gli esecutori materiali e da chiarire le circostanze del successivo confronto: colpendo Ndreu, la formazione raggiunge un interlocutore al quale le fonti attribuiscono rapporti con gli approvvigionamenti.

La lista compilata da Gurrieri durante gli arresti domiciliari comprendeva, nel racconto raccolto, spacciatori, grossisti e trafficanti, delineando un percorso che dalla strada risaliva verso chi disponeva della merce. Nella provenienza di quei nomi rimane da cercare un passaggio del progetto: chi li aveva indicati, quali informazioni accompagnavano ciascuno e quanto il gruppo conosceva le relazioni degli uomini che intendeva fermare?

Il livello della sfida

Le dichiarazioni di Giuseppe Cavallo su Emanuele Lauretta allargano lo sguardo sui fornitori, descrivendo rapporti con ambienti della Stidda e della ’ndrangheta, appoggi commerciali a Comiso e un deposito di cocaina e hashish a Vittoria. Lauretta compare anche nell’inchiesta che ha portato al suo arresto, nella quale gli investigatori gli attribuiscono una funzione di fornitore stabile, capace di procurare la droga attraverso interlocutori di Catania e di altre aree della Sicilia.

A questi rapporti si affiancano quelli della componente mafiosa albanese presente sul territorio, alla quale le fonti delle mie inchieste attribuiscono una funzione di terminale di arrivo dei carichi provenienti dal Sud America, anche attraverso passaggi intermedi lungo le coste africane, secondo la rotta ricostruita in «Sicilia Nostra». In questa lettura, il Sud Est assume il ruolo di punto di ricezione e redistribuzione della cocaina, dove i collegamenti internazionali trovano uomini, depositi e reti di trasporto che permettono alla merce di raggiungere altri mercati, dando a Comiso e Vittoria un peso che supera quello delle singole piazze di spaccio.

È con questa dimensione degli affari che il progetto di Gurrieri si sarebbe misurato risalendo dai venditori ai fornitori: colpire gli interlocutori locali significava toccare anche gli interessi di chi garantiva loro la merce, concedeva credito e aspettava di essere pagato, portando la sfida dentro relazioni capaci di sostenere il traffico oltre i confini siciliani. Le dichiarazioni di Cavallo descrivono una parte di questo contesto, mentre l’identità dei fornitori che il gruppo voleva raggiungere rimane da ricostruire attraverso la lista e i rapporti dei suoi bersagli.

Resta allora l’interrogativo sul quale si misura la consistenza del progetto: attraverso chi Gurrieri e i suoi compagni avrebbero ottenuto la droga, chi avrebbe anticipato le risorse o garantito il pagamento e su quali disponibilità avrebbero potuto contare dopo un sequestro o una fornitura rimasta invenduta? Costringere un concorrente a fermarsi avrebbe aperto uno spazio; per occuparlo, sarebbe stato necessario trovare qualcuno disposto a consegnare il carico successivo.

Ciò che continua a muoversi

Dopo gli arresti e i trasferimenti, rimane da capire quanto siano state intaccate le forniture, quali debiti siano rimasti aperti e chi abbia conservato la capacità di decidere sulle piazze, perché l’allontanamento degli uomini lascia ancora da ricostruire la sorte degli affari che cercavano di conquistare.

Davanti a Casuzze il viaggio del motoscafo si è fermato; a Vittoria resta da seguire il percorso dei pagamenti fino alle mani di chi può garantire un’altra consegna, quando gli uomini più esposti sono stati portati lontano e la guerra ha smesso di farsi vedere.

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