Milano
Chi è Andy Burnham e cosa c’entra il manchesterismo con Milano
Andy Burnham, nuovo leader del Labour ed ex sindaco di Manchester, offre spunti interessanti anche per Milano: trasporto pubblico, sicurezza, giovani, decentramento e cooperative. Un modello di socialismo municipale che va oltre gli slogan.
Il dibattito politico sul prossimo Sindaco di Milano per ora pare una puntata di “Saranno Mamdani” visto che non si può fare a meno di citare il nuovo sindaco di New York (volare alto è importante certo), ma ci sarebbe un altro personaggio politico che avrebbe qualcosa di importante da raccontarci.
Il personaggio è Andy Burnham, nuovo leader del Labour britannico e nuovo Primo Ministro, dopo che Keir Starmer si è dimesso e su cui già se detto tanto, se non tutto. Su Burnham invece gran parte dei commentatori politici fino ad oggi era impreparato. Insomma, chi diavolo è?
Andò virale il video del suo giuramento alla camera dei commons: “Rome is saved” urlò qualcuno mentre faceva il suo ingresso, con quel certo spirito british. “He’s not the Messiah” rispose qualcun altro. Burnham intanto se la rideva.
Tre elementi allora, partendo da quello meno interessante.
Si è già detto molto sul fatto che appartenga alla cosiddetta “soft left”, e cioè quelli un po’ amici di Blair, ma più a sinistra. La Soft Left è la parte del Labour che di Tony Blair accettò molte innovazioni, ma mantenne posizioni più socialdemocratiche e più attente all’uguaglianza, ai servizi pubblici e alla democrazia partecipativa. La critica al neoliberismo, alla fascinazione che anche una certa parte dei progressisti ha avuto per quella stagione, è stato uno dei punti centrali del discorso di Burnham appena eletto leader dei laburisti. Una cosa che ha più senso per il loro dibattito interno però, devo dire, e per noi poco interessante.
Gli altri due elementi sono invece molto più nutrienti.
Il primo ruota attorno alla parola “manchesterismo”. Sostanzialmente, Burnham è stato a lungo il Sindaco di Manchester, e lo ha fatto talmente bene (evidentemente) che non solo si è guadagnato l’appellativo di “King in the North” (che invidia!) ma è diventato padre di un vero e proprio -ismo. Insomma, grazie a lui anche a Manchester hanno il loro rito ambrosiano!
Effettivamente alcune cose che ha fatto sono interessanti, e molto più radicali e di impatto di quello che sta facendo Mamdani a New York, oggettivamente. Innanzitutto, ha sostanzialmente reso municipale il trasporto locale – e questo per noi, fortunatamente, è la normalità – tramite alcune iniziative molto interessanti. Il Bee Network di Manchester (Bee come ape, ricordatevelo ci arriviamo tra poco), ha riportato le persone ad utilizzare i mezzi pubblici, grazie ad una campagna di abbonamenti popolari supportato dal microcredito delle cooperative.
Ha inventato poi il Greater Manchester Baccalaureate, un vero e proprio indirizzo di studi tecnici – finanziato dalla Città Metropolitana, e anche qui sostenuto dalle cooperative – rivolto a quei giovani che vengono tagliati fuori dall’università e dal mondo del lavoro (noi diremo i neet). Questo programma intercetta i ragazzi di 14 anni, ed evita che abbandonino la scuola e che rimangano disoccupati. Una misura che fa anche parte del piano “Greater than violence strategy”, sempre lanciato da Burnham, per contrastare il degrado e la violenza giovanile – noi diremmo “i maranza”.
E sempre sul tema sicurezza da Sindaco ha lanciato alcune misure brillanti, che si potrebbero copiare a piene mani. Il “mentoring scolastico”, dove dei tutor specializzati affiancano i ragazzi che mostrano i primi segni di “devianza”, campagne culturali e di informazione contro i coltelli e gli atteggiamenti violenti e misogini, e il sostegno psicologico per i ragazzi che vivono in contesti familiari difficili, offrendo una via d’uscita emotiva prima che cerchino rifugio nella strada. Tutto questo certamente affiancato ai presidi delle forze dell’ordine sui mezzi pubblici e nelle zone difficili.
Quando Burnham parla di ciò che ha fatto da Sindaco, la Greater Manchester torna sempre, perché lì tutte queste politiche sono adottate a livello di città metropolitana. Anche da noi si parla di Grande Milano, ma alla fine sempre per scherzo. Ma rendere più grandi i confini amministrativi, significa rafforzare le municipalità, e quella che noi chiamiamo sussidiarietà (io lo chiamo socialismo municipale). “A mio avviso, oggigiorno tutte le strade portano al decentramento, il semplice senso di maggiore autonomia a livello regionale e locale è in realtà un antidoto all’alienazione che le persone provano nei confronti del sistema politico.”
L’ultimo elemento interessante e poco conosciuto di Burnham è quello di cui personalmente vado più orgoglioso: per la prima volta nella storia, un Primo Ministro inglese – e leader dei labouristi – è anche un cooperatore.
Sì, perché in Inghilterra esiste un vero e proprio Cooperative Party (come simbolo ha un’ape, ricordate?), un Partito delle Cooperative, che è federato al Labour ed esprime degli eletti. Andy Burnham da sempre era uno di questi, e non a caso sia da Sindaco, che da Ministro, e in generale da politico ha sempre coinvolto la cooperazione in ogni iniziativa, come strumento fondamentale – oltre lo Stato e il mercato – per generare uguaglianza e partecipazione. Parafrasando una sua recente intervista: “le cooperative sono un ponte verso un mondo che per noi ha più senso”.
Se chiedete a molti politici italiani (e milanesi) cosa sia una cooperativa, nella migliore delle ipotesi assistereste ad una dignitosa scena muta. Eppure, non solo sono una parte importantissima del nostro tessuto sociale ed economico (l’8% del PIL nazionale), ma da sempre sono uno strumento importantissimo per redistribuire la ricchezza e creare opportunità diffuse, assieme a tutta quella cosiddetta economia sociale che solo ora si inizia a riconoscere come si deve. Si pensi anche al Piano Casa, e al patrimonio di cooperative di abitazione a proprietà indivisa che solo Milano può vantare (New York potrebbe prendere esempio!).
Insomma, lungi da me sbandierare Andy Burnham come nuovo paladino della sinistra (di una sinistra moderna), perché potrei anche essere facilmente smentito visto la situazione molto difficile in cui si trova l’Inghilterra. Ma io credo che il suo lavoro passato, e spero davvero anche quello futuro, possa insegnarci qualcosa: può dimostrare ai poser radical-chic che non basta avere un bravo social media manager su instagram per fare il socialismo, ed ai riformisti – sempre un po’ spaventatini – che le cose importanti si possono fare. Basta avere le idee, e gli strumenti giusti.
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