referendum
L’onda popolare del “No”
Quattordici milioni di voti per il “No” costituiscono un enorme dissenso contro il governo, di cui Giorgia Meloni dovrà tenere conto per il prosieguo del suo mandato.
23 Marzo 2026
Per la prima volta dopo decenni, si può ritornare a nutrire per il paese un sentimento di speranza concreta. Senza ombra di dubbio il “No” ha vinto per merito di una forza popolare che ha in sé qualcosa di prodigioso. Riconoscerla, rispettarla e valutarne le potenzialità serve a ricordare all’intera classe politica che il potere è un mandato temporaneo e che l’autoreferenzialità delle élite culturali a sostegno dell’equilibrio esistente porta inevitabilmente alla frattura sociale. Si è votato per difendere dei princìpi costituzionali, ma è altrettanto vero che il voto era legato a mille motivi meramente politici: in tanti hanno trovato insopportabile che i redattori della riforma proposta dal referendum fossero finanche in società con i malavitosi. Quattordici milioni di voti per il “No” costituiscono un enorme dissenso contro il governo, di cui la Presidente del Consiglio dovrà tenere conto per il prosieguo del suo mandato.
Il risultato referendario è l’inizio di una nuova responsabilità anche per l’opposizione, che necessariamente dovrà essere interpretata da uno slancio culturale fresco e innovativo. Diversamente, il rischio è che il consenso si trasformi in una delega in bianco a una parte ben salda e poco reattiva della politica, portando a nuove delusioni che potrebbero rivelarsi troppo traumatiche per ricompattare una base elettorale troppe volte contrariata e disillusa.
Tuttavia, la sfida è bilanciare questa “sovranità” con la tutela delle minoranze e il rispetto dei pesi e contrappesi democratici, per evitare che la vittoria di molti diventi il silenzio e il privilegio di pochi, dei soliti furbi di ogni tempo, pronti a fare moine sul carro dei vincitori, insieme alle solite ballerine di quarta fila e ai comici che fanno tristezza.
La domanda è: le forze politiche uscite vittoriose dal referendum avranno gli strumenti per tradurre davvero la volontà popolare in azioni concrete, o il sistema è troppo rigido e fedele a se stesso per cambiare?
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