Italia

Vittorio Sgarbi ed il populismo mediatico-giudiziario

19 Febbraio 2026
Un grande giurista, l’avv.Alfredo De Marsico, sosteneva che la libertà e la giustizia dovevano stare nel solo perimetro della legge.
L’espressione ha anche una ricaduta processuale di manzoniana memoria : non conta la “furia popolare”, ma il processo nella sua struttura costitutiva, con le sue liturgie e le sue regole; come scriveva Salvatore Satta il processo è un momento eterno dello spirito, ove si esalta la dignità della difesa.
La piazza non può giudicare, perché manda a morte Gesù e non Barabba.
Oggi, la piazza non è l’agorà, bensì l’arena televisiva che produce il populismo mediatico-giudiziario, fenomeno devastante che fa risultare un verdetto sull’onda del giudizio di un conduttore che non ammette, esclude di per sé la mediazione formale del rito processuale, fatto di scansioni, di regole preziose per l’accusa e la difesa.
Essere giudicati nel processo significa percorrere la strada del garantismo, delle guarentigie costituzionali,ove vi è il rispetto dei ruoli e l’imputato, asserito colpevole del peggior delitto, deve, in ogni caso, essere protetto e possedere tutti i diritti che l’ordinamento pone a sua difesa.
Nella gogna c’è il linciaggio, il cui campo semantico fa comprendere il significato pernicioso del termine: un’esecuzione sommaria e violenta, spesso mortale, compiuta da una folla contro un presunto trasgressore senza un regolare processo.
Ed il populismo mediatico-giudiziario ha un terribile percorso:
1-non rispetta il contraddittorio;
2-prescinde dalla possibilità che l’imputato possa
parlare;
3-non c’è l’identificazione di un giudice;
4-non si riscontra un processo di verbalizzazione.
Ma quel che è più grave,non c’è un giudizio nel quale sia possibile partecipare e difendersi nella dialettica del confronto; no, tutt’altro: l’imputato già è colpevole, senza che la sua colpevolezza sia provata.
Il populismo mediatico-giudiziario sentenzia la colpa, senza che il colpevole possa liberarsene, dimostrare il contrario, con prove e suffragi che confutino un verdetto già scritto.
Aldo Moro,quando difese il ministro Gui dallo scandalo “Lockheed”, affermò in Parlamento: “ non ci faremo processare dalla piazza”.
Ecco, il mio amico Vittorio Sgarbi ha subito pervicacemente la gogna mediatica, la furia forcaiola di trasmissioni televisive, che non chiederanno scuse.
Ha dovuto sopportare attacchi di giornali senza avere la possibilità di replicare.
E prima che arrivasse il processo e’ stato distrutto:
1-come politico;
2-uomo delle istituzioni;
3-critico d’arte capace di riempire tutti i teatri di Italia;
4- intellettuale di rara efficacia.
Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza, ma tutti i capi di imputazione sono caduti inesorabilmente: Vittorio e’ innocente.
Resta l’amarezza che sia in silenzio, abbattuto da una violenza inaudita di persecutori senza scrupoli.
Questa storia, fatta di patiboli e di sofferenze inaccettabili, ha immalinconito Vittorio.
La sua scrittura preziosa ora reclama la sua parola, perché Vittorio racconta facendo letteratura sontuosa: e lo aspettiamo.
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