Letteratura
Intelligenti pauca | Veronica Chiossi
La colonia felina di Forte Marghera
I gatti sono fiori inceneriti sul prato
del museo militare
c’è chi orina, chi ha i conati,
chi spunta le unghie su un sasso,
chi saltella con tre zampe
chi senza coda barcolla storto
e io che adesso sono come loro
allungo l’indice alle vibrisse più vicine
mi stiracchio, bevo il latte comprato
tendo le orecchie e sfido la strada,
occhi brillanti fra i fari dell’auto.
*
Nella storia della poesia non mancano le raffigurazioni, spesso cariche di valore simbolico o metaforico, di animali. Celebre è l’albatro che si trova sia nei versi di I fiori del male (1857) di Charles Baudealaire sia di La ballata del vecchio marinaio (1798) di Samuel Taylor Coleridge. Nel primo caso l’albatro rappresenta la poesia, vessata e marginalizzata dagli uomini, dalla società. Nell’opera del poeta inglese l’albatro, ucciso da un marinaio, diventa, invece, il simbolo della natura oltraggiata dal genere umano. In questa poesia di Veronica Chiossi nei gatti si proietta la sofferenza, la ferita del corpo o interiore, il malessere materiale o esistenziale che può riguardare l’esperienza di ogni essere vivente. Il testo ha un andamento narrativo che nella chiusa, più ermetica, culmina in un’accelerazione del racconto, in una sintesi dello sguardo, che ricorda come la tensione verso il futuro, ovvero verso l’imponderabile, prevalga, con la sua parte di fortuna e di pericolo, sul presente, e su qualunque situazione di partenza.
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Veronica Chiossi, Il coltello sul vassoio, Molesini Editore Venezia, prefazione di Daniele Piccini.

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