Governo

Giuli mon amour

Godiamoci le ultime gesta dell’ultimo degno erede degli imperatori romani: il nostro Ministro della Cultura Alessandro Giuli

16 Maggio 2026

Confesso di nutrire per il ministro Giuli una passione malata, nata subito, appena venne nominato Ministro della Cultura. Avevo infatti trovato le immagini su Internet di lui che svolazzava nei campi fioriti, immagino dalla parti di Roma, suonando il flauto e cantando una filastrocca di sua composizione, inneggiante ad antiche divinità romane: “Dea Dia, Kerres (altro nome attribuito alla Dea che si trasformerà qualche anno più tardi nella Dea Cerere), Tellus (altra dea romana della fecondità, “Madre delle messi”), Dea Dia…”, eccetera. Il paganesimo o la passione per il paganesimo è infatti da sempre la caratteristica di una certa destra estrema ma colta, alla quale Giuli ritiene di appartenere. Una cosa molto chic, credo, dal suo punto di vista.

Insomma, è come se il nostro Ministro della Cultura si facesse vanto della sua eccentricità, caratteristica che invece deve esserti riconosciuta dagli altri. Chi mai direbbe: “Sapete, sono un eccentrico?”. Molto meglio farselo dire da qualcun altro: un giornalista, un intellettuale, magari, che dichiara: “Sapete che il ministro Giuli è un eccentrico?”.

Ma il ministro di queste sottigliezze se ne frega, mentre nutre invece una passione sconsiderata per le costruzioni sintattiche incredibilmente contorte che usa nelle sue prolusioni, dalle quali dovrebbe risaltare non solo la sua immensa cultura filosofica ma appunto la sua perfetta conoscenza della grammatica. I suoi barocchismi mi affascinano a tal punto che ho addestrato l’intelligenza artificiale a scrivere come lui. Carico tutti i suoi discorsi sul chatbot che uso di più e gli dico: “Questo è lo stile Giuli”. E poi ogni tanto chiedo al chatbot di scrivere degli articoli in stile Giuli, chiarendo naturalmente su questo giornale (dove li pubblico) che si tratta di articoli satirici scritti da un chatbot.

Ma sapete che cosa mi succede sempre più spesso? Siccome l’intelligenza artificiale cerca di compiacere il cliente pagante, mi ritrovo continuamente il chatbot che mi chiede: “Vuoi che ti scriva qualcosa nello stile Giuli?”. Al che io rispondo sempre: “No, grazie”, tranne che nei rari casi in cui effettivamente ho bisogno di utilizzare il suo stile per scrivere un pezzo di satira.

Adesso invece sto scrivendo io, non abbiate paura che sia roba scritta da un bot, del licenziamento da parte del ministro Giuli della sua segreteria composta da Emanuele Merlino ed Elena Proietti, fedelissimi di Fratelli d’Italia, il suo stesso partito.

Non c’è verso di ritrovare in rete una sola dichiarazione da parte di Giuli sui motivi per i quali avrebbe licenziato i suoi collaboratori, che fanno appunto parte del suo stesso partito. Ma non credo che neanche che gli storici abbiano mai trovato delle dichiarazioni ufficiali di Caligola quando ha nominato senatore un suo cavallo.

Anzi, si tratta forse di un pettegolezzo malevolo: secondo antichi cronachisti, Caligola nominò il suo cavallo Incitatus sacerdote e minacciò (minacciò solamente, ma poi non lo fece) di nominarlo console (non senatore) per umiliare il Senato romano e dimostrare che chiunque, persino un animale, avrebbe potuto essere un degno senatore.

Il pettegolezzo però è arrivato fino a noi, perché noi siamo veramente gli eredi di quegli Antichi Romani che guardavano con terrore agli imperatori dotati di uno strapotere egoico che finiva a volte per sconfinare  nella pazzia. Ecco, spero che il ministro non si offenda, ma io sento il profumo di imperatore romano amante dell’assurdo, delle provocazioni, della follia.

Sento scorrere nel sangue di Giuli quello degli antichi imperatori romani che venivano poi uccisi dalle guardie pretoriane, su incarico del Senato, quando i senatori si rendevano conto di avere di fronte un imperatore un po’ più pazzo del solito o di quanto fosse comunque ritenuto tollerabile.

Sembrerebbe comunque che Giuli sia reso conto della follia del suo gesto e abbia chiesto perdono in ginocchio alla Meloni. Il perdono gli sarebbe stato concesso, anche perché la Meloni non può permettersi di licenziare un ministro un giorno sì e l’altro no. Ma la punizione sarebbe già stata decretata: Giuli non verrà inserito delle liste elettorale di Fratelli d’Italia alla prossima tornata elettorale. Consiglio quindi a tutti di godersi questi ultimi rigurgiti caligoliani del nostro Ministro dell’Istruzione, che tra l’altro ama uno stile espositivo di se stesso più di tipo austroungarico che da Antico Romano.

Giuli sfoggia infatti dei favoriti che mi sembra siano stati recentemente inglobati in una barbetta che si è fatto crescere. Porta inoltre anelli nobiliari, forse comprati da un rigattiere, e indossa completi di stoffa a righe col panciotto. Deliziosi, charmanti, eleganti! Parla con un delicato accento romano e sorride magnanimo ai giornalisti che lo rincorrono per chiedergli notizie delle sue ultime scaramucce.

Devo dire che la mia preferita è quella con Giafar al-Siqilli AKA Pietrangelo Buttafuoco, che sarebbe probabilmente diventato il Ministro della Cultura al posto suo se non fosse per appunto mussulmano, anche se di recente conversione.

Dobbiamo purtuttavia concludere che gli intellettuali o i cosiddetti tali che vogliono metterci la faccia con il governo Meloni sono sempre di meno, ma sono sempre più divertenti. Guarderò con interesse alle prossime mosse del ministro, a cui auguro altri colpi di testa, licenziamenti a raffica di servi della gleba della prima ministra, nella speranza che Giuli abbia il coraggio di passare questi ultimi mesi che gli rimangono nel modo più glorioso possibile.

Speriamo solo che non dia fuoco a Roma, nonostante anche questa sembrerebbe solo una leggenda ingiustamente attribuita a Nerone, su cui cadde la damnatio memorie in quanto ultimo imperatore della dinastia dei Claudi. Su un punto però siamo sicuri: Giuli sarà il primo e l’ultimo imperatore dei Giuli. Con la prossima tornata elettorale scomparirà per sempre dalla circolazione. Godiamoci queste ultime ore: allegria!

 

 

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