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Giornalismo

Il bando di Trump ai giornalisti della Cnn, MS Now e Politico: il giudice Kelly ripristina l’accesso

di Domenico Maceri

La decisione di Donald Trump di bandire la Cnn, MS Now e il sito Politico dalla Casa Bianca è stata ribaltata dal giudice Timothy Kelly, nominato da Trump durante il suo primo mandato presidenziale. Kelly ha deciso che l’azione del presidente violava il primo emendamento.

25 Settembre 2026

“Non stiamo chiudendo la Cnn. Non c’è una marea di poliziotti o soldati che buttano giù le porte di MS Now. Semplicemente, non possono svolgere le loro funzioni da uno spazio di lavoro alla Casa Bianca”. Con queste parole il segretario di Stato Marco Rubio ha cercato di minimizzare il bando imposto da Donald Trump ai giornalisti della Cnn, di MS Now e del sito web Politico.

Il bando di ingresso ai giornalisti di queste tre testate è stato giustificato da Trump con il fatto che scrivono e pubblicano “costantemente” “FINZIONI e MENZOGNE” (maiuscole del presidente) e mettono dunque in pericolo la sicurezza nazionale. Il presidente ha continuato spiegando che tutte le storie pubblicate su di lui sono negative e che i suoi grandi successi vengono “sminuiti”. La Casa Bianca ha anche citato uno studio di un gruppo conservatore, Media Research Center, secondo cui nei primi 100 giorni della presidenza Trump il 92% delle storie pubblicate sono state negative. Trump, in effetti, non gradisce il lavoro dei media e ha cercato di farla pagare ad alcune di queste reti, mandando allo stesso tempo un messaggio intimidatorio a tutta la stampa.

Attaccare i media è qualcosa che Trump ha fatto e continua a fare. Quando non gradisce articoli o interviste che crede lo mettano in cattiva luce, spesso etichetta giornalisti e altri opinionisti come fake news. In un fuorionda durante un’intervista del 2016 concessa a Lesley Stahl della Cbs, Trump spiegò che i suoi attacchi ai giornalisti mirano a “screditarli”, in modo tale che, quando scrivono cose negative su di lui, nessuno li crederà. Questi atteggiamenti verso i media sono stati confermati in numerose occasioni, come si vede dai suoi toni spesso sopra le righe e a volte persino volgari con giornalisti che a lui non piacciono, soprattutto con le donne. Non è raro che si rifiuti di rispondere a una giornalista, accusandola davanti a tutti di lavorare per reti di fake news.

Il giudice Timothy Kelly, nominato da Trump nel 2017, aveva già dimostrato la sua indipendenza quando nel 2018 decise che la Casa Bianca doveva ripristinare le credenziali di Jim Acosta della Cnn.

Il bando alla Cnn, MS Now e Politico rientra in questi suoi atteggiamenti verso i media che lui non considera accondiscendenti. Il problema, questa volta, però è che le tre testate non sono rimaste isolate, poiché anche i loro colleghi hanno reagito con solidarietà. Dopo la causa intentata a Trump da queste tre testate, le quali sostengono che sia stato violato il Primo Emendamento, una cinquantina di altri gruppi mediatici hanno fatto quadrato, presentando una memoria di amicus curiae. La lista include media di una grande varietà ideologica, tra cui Fox News, Vox, il Washington Post, l’Associated Press, il Wall Street Journal, il New York Times ecc. Bret Baier, conduttore di Fox, ha anche dichiarato che non trasmetteranno immagini di Trump che non vengano dal pool, il gruppetto di media che segue il presidente, di fatto boicottandolo. Ma anche altre reti, come la National Public Radio (Npr), hanno deciso di non mandare in onda l’audio di Trump negli eventi alle Nazioni Unite, dove il presidente ha fatto un discorso. Persino alla stessa Casa Bianca, in uno spazio riservato ai giornalisti, è stato esposto un cartello che afferma: “Sosteniamo l’AP, la Cnn, MS Now e Politico”. La cronista della Pbs Liz Landers, nel suo servizio sulla visita del presidente cinese Xi Jinping, ha mostrato immagini del mese di maggio, quando Trump visitò la Cina, invece di quelle della visita attuale a Washington, di fatto boicottando il presidente, in solidarietà con i colleghi presi di mira dal Tycoon.

La denuncia delle tre testate messe al bando dalla Casa Bianca è stata assegnata al giudice Timothy J. Kelly, nominato da Trump nel suo primo mandato, il quale, proprio ieri, aveva deciso di rimandare la sua decisione per alcuni giorni. Dopo le pressioni dei legali delle tre testate Kelly ha deciso di ripristinare temporaneamente l’accesso della Casa Bianca ai giornalisti. All’inizio sembrava che Trump non avesse intenzione di seguire l’ordine del giudice ma le ultimissime informazioni ci dicono che l’accesso sia stato recuperato. In un caso analogo, il giornalista della Cnn Jim Acosta aveva denunciato Trump quando, nel 2018, gli fu tolto il suo pass d’ingresso alla Casa Bianca dopo un intervento molto acceso con il presidente. Un giudice federale, però, glielo ripristinò e poi le acque si calmarono. La stessa cosa è successa adesso. Ma nonostante la sconfitta Trump avrà in un certo senso vinto perché ha messo in guardia i media. D’altra parte, però, la reazione di solidarietà da parte di media di diverse ideologie ci fa sperare che il Primo Emendamento continuerà a essere tutelato. Come disse Acosta nel 2018, non si può permettere alla “verità di divenire menzogna e alla menzogna di divenire verità” poiché i giornalisti esistono per riportare le informazioni in maniera accurata, “senza riguardo per chi è al comando, senza paura né obbligo di fare favori” ai potenti.

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Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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