America

Senato USA. Una settimana di elezioni primarie. 5 Stati scelgono i loro candidati tra il 4 e l’11 agosto

Elezioni primarie in 4 Stati nella prossima settimana. Ma tutti guardano solo al Michigan (e al South Carolina in cui si voterà l’11 agosto)

2 Agosto 2026

Martedì 4 agosto si voterà in Kansas, Michigan e Virginia; giovedì 6 agosto toccherà al Tennessee. Quattro primarie per il Senato, ma con un peso politico molto diverso. Soltanto in Michigan il risultato può modificare immediatamente gli equilibri della battaglia nazionale per il controllo della Camera alta.

Nel frattempo, in South Carolina, la morte improvvisa di Sen. Lindsey Graham ha aperto una caotica elezione primaria speciale tra i repubblicani che vedrà il prossimo 11 agosto il suo primo turno.

Facciamo il punto su ciascuno di questi Stati.

Kansas, un pastore prova ad allargare il campo democratico

In Kansas il repubblicano Sen. Roger Marshall conquisterà sicuramente la candidatura per il suo secondo mandato, che non sarà certo messo in discussione dalle elezioni di novembre.

La competizione democratica è molto affollata con ben otto candidati. Il nome che ha modificato la corsa è quello del reverendo Adam Hamilton, fondatore della Church of the Resurrection, una delle maggiori comunità metodiste degli Stati Uniti. Hamilton dispone di notorietà, capacità di raccolta finanziaria e di una rete organizzativa molto superiore a quella di tutti i suoi avversari ed è quindi considerato il favorito.

La sua candidatura tenta un’operazione interessante: utilizzare un linguaggio religioso moderato per raggiungere elettori che normalmente non votano democratico. In uno Stato repubblicano come il Kansas, la sua eventuale vittoria non renderebbe automaticamente contendibile il seggio, ma potrebbe costringere Marshall a condurre una campagna meno scontata.

Il test è interessante soprattutto per il suo significato all’interno del campo DEM.

Esattamente come è avvenuto in Texas con la candidatura di James Talarico rappresenta il tentativo di costruire una nuova identità democratica negli Stati repubblicani: recuperare il linguaggio della fede cristiana, sottraendolo alla destra religiosa, e usarlo per parlare anche agli elettori moderati, indipendenti o delusi dal trumpismo.

Hamilton è un pastore metodista; Talarico è un seminarista presbiteriano, oltre che ex insegnante. Entrambi presentano la politica come servizio, richiamandosi alla dignità delle persone, alla responsabilità verso il prossimo e alla condanna di un potere economico e politico che avrebbe smarrito il proprio fondamento morale.

Sono due versioni dello stesso esperimento: ricostruire una presenza democratica negli Stati repubblicani attraverso un linguaggio cristiano, popolare e non tecnocratico. Hamilton propone la fede come strumento di riconciliazione; Talarico come fondamento morale della lotta contro corruzione e concentrazione del potere. Il primo vuole abbassare la temperatura politica, il secondo trasformare l’indignazione in mobilitazione.

I sondaggi dicono che in Texas (complice Donald Trump e la sua scelta di liquidare Sen John Cornyn per puntare sul divisivo Ken Paxton) potrebbe funzionare.

Il Kansas resterà, sicuramente repubblicano.

Virginia, tre repubblicani per sfidare Mark Warner

In Virginia non si svolgerà una primaria democratica: il senatore Sen. Mark Warner (2008), in carica dal 2009, è candidato senza opposizione per un quarto mandato.

Imprenditore nel settore delle telecomunicazioni, Governatore dalla Virginia dal 2002 al 2006, rappresenta l’ala moderata, pragmatica e favorevole alle imprese del Partito democratico.

È uno dei principali negoziatori bipartisan del Senato e partecipò all’accordo che condusse alla legge sulle infrastrutture dell’amministrazione Biden.
Ha presieduto la Commissione Intelligence dal 2021 al 2025 e, con il ritorno dei repubblicani alla maggioranza, ne è diventato vicepresidente.

In questo ruolo ha acquisito particolare autorevolezza sui temi di politica estera, della cybersicurezza, dell’intelligenza artificiale e delle interferenze elettorali.
Sui diritti civili, sull’aborto e sulla sanità mantiene posizioni coerenti con il Partito democratico, senza appartenere alla sua componente progressista.

È, insomma un centrista bipartisan, molto combattivo nei confronti di Trump, soprattutto quando ritiene minacciate istituzioni democratiche e sicurezza nazionale.

Gli elettori repubblicani sceglieranno tra Kim Farington, il generale in pensione Bert Mizusawa e l’imprenditore ed ex militare David Williams. Farington ha concentrato la campagna su inflazione, spesa federale ed energia; Mizusawa sulla sicurezza nazionale e sull’esperienza militare; Williams si presenta come candidato esterno al sistema.

Farington e Mizusawa sembrano contendersi la vittoria, mentre Williams dispone di minori risorse. Ma il problema principale per tutti e tre comincerà dopo la primaria.

Sen. Mark Warner possiede una notorietà costruita in oltre vent’anni di politica statale, una forte organizzazione e una disponibilità finanziaria enormemente superiore. L’ultimo repubblicano eletto al Senato dalla Virginia è stato nel 2002. Da allora lo Stato si è progressivamente spostato verso i democratici nelle elezioni federali.

La primaria del 4 agosto servirà solo a stabilire quale candidato repubblicano non riuscirà ad interrompere una serie negativa lunga quasi un quarto di secolo.

 

Tennessee, Hagerty aspetta il vincitore democratico

Situazione simmetrica in Tennessee.

Il senatore repubblicano Sen. Bill Hagerty (2020) non ha avversari nella primaria GOP.

Ex ambasciatore in Giappone e stretto alleato di Trump, corre per il secondo mandato in uno Stato saldamente repubblicano.

E’ uno dei senatori più fedeli a Trump, ma con un’immagine più manageriale e istituzionale rispetto agli esponenti populisti del movimento MAGA. Il suo nome circolò sia come possibile candidato alla vicepresidenza sia per la guida del Dipartimento di Stato o del Tesoro, ma Trump scelse poi, rispettivamente, JD Vance, Marco Rubio e Scott Bessent.

Siede in commissioni importanti — Esteri, Banking, Appropriations e Rules — ed è considerato un repubblicano con prospettive nazionali.

Cinque democratici si contendono la candidatura: Marquita Bradshaw è il nome più conosciuto: ambientalista di Memphis, fu già candidata democratica al Senato nel 2020, quando venne nettamente sconfitta proprio da Hagerty.

La primaria può misurare quale settore del debole Partito democratico statale conservi maggiore capacità organizzativa, ma difficilmente cambierà la classificazione della corsa. In novembre Sen. Bill Hagerty (2020) sarà inattaccabile.

 

Michigan, lo scontro che divide i democratici

Il Michigan è il voto più importante della settimana.

Il senatore democratico Sen. Gary Peters (2014) ha deciso di non ricandidarsi, lasciando aperto un seggio che il partito non può permettersi di perdere. Donald Trump ha vinto lo Stato nel 2024 e due anni fa la democratica Sen. Elissa Slotkin (2024) ha battuto il repubblicano Mike Rogers per meno di ventimila voti.

Mike Rogers si presenta nuovamente e questa volta non ha avversari nella primaria repubblicana. Può quindi conservare risorse e prepararsi direttamente alla campagna autunnale. Sul fronte democratico, invece, la competizione è diventata uno scontro nazionale sull’identità del partito.

Dopo il ritiro della senatrice statale Mallory McMorrow, la sfida è rimasta tra la deputata Haley Stevens e Abdul El-Sayed, medico ed ex responsabile della sanità pubblica della contea di Wayne.

Stevens rappresenta l’ala istituzionale e moderata. Ha costruito il proprio messaggio intorno alla manifattura, all’industria automobilistica e alla capacità di vincere nei collegi contendibili.

El-Sayed propone invece una svolta progressista: Medicare for All, riforma del finanziamento delle campagne, opposizione al peso delle grandi imprese e una posizione molto critica verso Israele.

La campagna è stata dominata anche dal denaro esterno. El-Sayed ha raccolto direttamente più fondi nelle ultime settimane, ma i gruppi indipendenti schierati con Stevens hanno riversato milioni di dollari in pubblicità, con una superiorità televisiva schiacciante.

I sondaggi hanno restituito indicazioni contraddittorie.

Alcune rilevazioni hanno dato Stevens in vantaggio, altre hanno mostrato una crescita di El-Sayed soprattutto negli ultimi giorni.

Negli ultimi giorni la sfida è diventata particolarmente aspra,

Gruppi collegati alla lobby filoisraeliana hanno investito quasi 30 milioni di dollari a favore di Stevens, la cifra più alta mai spesa dall’organizzazione in una singola competizione.  La ragione è che El-Sayed accusa Israele di “genocidio” e si propone di interrompere gli aiuti militari, mentre Stevens difende l’esistenza e la sicurezza di Israele, pur criticando Netanyahu.

Nelle ultime cinque settimane la spesa televisiva complessiva a favore della campagna di Stevens ha superato quella per El-Sayed di circa dodici a uno.

Stevens insiste soprattutto sull’eleggibilità: sostiene che El-Sayed sia troppo a sinistra per battere il repubblicano Mike Rogers e afferma che ambienti repubblicani ne favoriscono la candidatura proprio perché lo considerano più vulnerabile a novembre. I sondaggi sembrerebbero dare ragione. questa tesi indicando Stevens vincente contro Rogers e El-Sayed, invece, perdente a novembre.

La tensione è diventata anche personale. El-Sayed ha definito Stevens una delle candidate “meno capaci” del Paese; alcuni alleati della deputata hanno giudicato il tono arrogante e sessista.

Le rispettive alleanze dentro i DEM fotografano la divisione: con Stevens si sono schierati il leader DEM in Senato Sen. Chuck Schumer (NY-1999), gli ex senatori dello Stato Gary Peters e Debbie Stebenow, il Governatore Gretchen Whitmer e molte organizzazioni sindacali; El-Sayed è sostenuto da Sen. Bernie Sanders (VT-2006), Sen. Elizabeth Warren (MA-2012), e la deputata progressista Alexandria Ocasio-Cortez, oltre a tutte le organizzazioni progressiste dello Stato.

Il dibattito finale del 27 luglio non ha prodotto un vincitore evidente, ma ha confermato che la primaria è diventata un referendum su tre questioni: Israele, denaro nella politica ed eleggibilità nello Stato decisivo del Michigan.

La domanda, tuttavia, va oltre il nome del vincitore: i democratici devono scegliere tra un candidato che promette maggiore compatibilità con l’elettorato moderato e indipendente e uno che punta a mobilitare giovani, progressisti e cittadini delusi dal partito.

La primaria del Michigan sarà quindi per i DEM uno dei test più importanti del 2026.

Il vincitore troverà Mike Rogers già pronto e una campagna che potrebbe diventare una delle più costose d’America.

Per i DEM, infatti, perdere il Michigan significherebbe rendere quasi impraticabile la riconquista del Senato.

South Carolina, la successione improvvisa a Lindsey Graham

In South Carolina la morte improvvisa di Sen. Lindsey Graham ha cancellato una rielezione che appariva scontata e aperto una rapidissima primaria speciale repubblicana.

Il governatore Henry McMaster ha nominato temporaneamente al Senato Darline Graham, sorella di Lindsey. Trump l’ha poi invitata a candidarsi e le ha dato il proprio endorsement. Darline Graham dispone del nome, dello staff del fratello e dell’appoggio presidenziale, ma non ha una precedente esperienza elettorale.

Contro di lei corrono, tra gli altri, i deputati Ralph Norman e Russell Fry, l’ex governatore Mark Sanford e l’imprenditore Mark Lynch. Norman può contare sulla destra più ideologica; Fry rivendica la fedeltà all’agenda trumpiana; Sanford torna sul tema storico del debito pubblico.

I principali sondaggi la danno in vantaggio, ma la competizione è tutt’altro che chiusa.

La primaria si svolgerà l’11 agosto. Con nove candidati è difficile che qualcuno superi il 50%: in quel caso si andrà al ballottaggio il 25 agosto.

Il vincitore affronterà la democratica Annie Andrews, ma in uno Stato che non elegge un democratico a una carica statale da vent’anni la primaria repubblicana sarà probabilmente la vera elezione.

Il dato politico più interessante è il ruolo di Trump.Il presidente ha scelto una candidata priva di esperienza contro due deputati profondamente conservatori.

Il risultato dirà se il suo endorsement, unito all’eredità politica ed emotiva di Sen. Lindsey Graham, sarà sufficiente a prevalere sulle strutture repubblicane già radicate nello Stato.

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