Teatro

Teatri di Luce, addio al geniale Cauteruccio

Il regista calabrese spentosi a Sibari giorni fa è stato a Firenze uno sperimentatore di razza anticipando con il Teatro Krypton la scena digitale con laser, computer e tecnologie. Dall’iconica “Eneide” con i Litfiba a “Angeli di Luce” e il trittico beckettiano

20 Gennaio 2026

SIBARI _ Giancarlo Cauteruccio, un formidabile outsider della scena contemporanea. Il teatrante spentosi giorni fa a Sibari, all’età di 69 anni, aveva inciso dentro di sé il Dna dello sperimentatore, dell’intellettuale che scruta con lucidità il presente e anticipa il futuro. Artista che non conosce, e non vuole, limiti, teso a far incontrare l’oggi con il domani: uno dei precursori di molta ricerca e sperimentazione dei giorni nostri. Già con l’avventura del Marchingegno, Laboratorio di idee in Firenze alla fine degli anni Settanta, Cauteruccio si collocava sul fronte più avanzato di una scena che in quegli anni, in Italia, metteva in campo energie e intelligenze di tutto rispetto: Mario Martone, e il Falso Movimento, Federico Tiezzi, Sandro Lombardi e Marion D’Amburgo dei Magazzini, Giorgio Barberio Corsetti, Marco Solari, Alessandra Vanzi di Gaia Scienza. Queste, assieme ad un pugno di altri teatranti, le punte avanzate di chi alla fine degli anni Settanta e agli inizi degli Ottanta riscriveva le regole del gioco, andando contro corrente rispetto a quella che era stata, fino ad allora, la realtà del palcoscenico italiano. Giancarlo Cauteruccio, calabrese purosangue faceva parte di questa ondata. New Wave, per usare una etichetta inglese allora di moda, figlia e protagonista di un crogiuolo in continua ebollizione che partoriva arditi accostamenti, inventava allestimenti singolari forgiando una nuova generazione di teatranti, ma anche di spettatori che oltre al teatro vivevano in comune la musica, il cinema e l’agitazione politica. Théâtre et son public…

Il regista, scenografo e attore Giancarlo Cauteruccio nello spazio di musica e teatro del Tenax a Firenze mentre rievoca le tappe fondamentali della sua carriera nel documentario “Alla velocità della Luce” del Teatro Krypton.

Cauteruccio in questa situazione, in cui iniziava a spumeggiare un effervescente estro creativo, nuotava come un pesce nell’acqua. Tutto iniziò a Firenze nel 1978 quando diede vita assieme a Cesare Pergola (e Tomaso Tommasi e Manola Casale) all’inedito incontro tra tecnologia e architettura rappresentato dal Marchingegno. Una vera fucina che, usando diversi linguaggi dell’arte, costruiva interventi site specific in esterni, ma anche in interni, dove lo spazio veniva ridefinito volta per volta con immagini che rimandano ad un artigianato artistico visionario, di seducente impatto. Restano consegnati alla memoria episodi come quelli del 1979 a Prato (con “Cubo”), l’anno successivo a Pistoia per gli “Incontri internazionali arte-teatro Italia-California” e altre varie performance.L’esperienza del Marchingegno si chiude nel 1982, anno in cui Cauteruccio rilancia fondando assieme a Pina Izzi e Regina Martino il Teatro Studio Krypton. L’ago della bussola indica la direzione più congeniale per questo infaticabile e multiforme regista, scenografo e attore: quella del teatro. A confronto, e talvolta in corto circuito, con le arti visive e l’architettura. E’ comunque, la sua, un’opera sperimentale figlia delle avanguardie storiche che ne influenzano l’urgenza di sperimentare scenari e sondare i confini. Krypton – che nella scelta del nome è volutamente e fortemente pop poiché cita dal mondo dei fumetti, eroi come Superman (ricordate la kriptonite verde?) – vigila sui primi vagiti del postmoderno, offrendo un modo ardito di concepire un’opera teatrale con un mix originale tra tecnologia e uso del corpo mai tentato prima. Sonda le potenzialità della tecnologia laser con installazioni e sculture di luce che ri-definiscono gli spazi modellando figure e scenografie avveniristiche. Questo è l’indirizzo prescelto, già presente nella prima opera “Corpo-Ambient.Video-Laser”.

Una scena dall’installazione-spettacolo “Computing” al teatro Affratellamento di Firenze a cura del Marchingegno, prima formazione di Giancarlo Cauteruccio con Cesare Pergola (anno 1982)

L’originalità della poetica di Giancarlo Cauteruccio emerge con forza nel 1983 con l’allestimento dell’opera teatrale “Eneide” da Virgilio che debutta al Variety di Firenze e al Fabbricone di Prato con la colonna sonora scritta ad hoc dall’allora formazione rock emergente dei fiorentini Litfiba (la registrazione in vinile è dell’ottobre 1983 a cura di Suono Records). Lo spettacolo verrà rappresentato con grande successo anche nel mitico spazio de La Mama di New York.

Teatro, Architettura, Ambiente e Luce

A mettere il sigillo en plein air del connubio tra musica, video e luce laser, tra i primi lavori della compagnia, nel 1984, è l’installazione-spettacolo “Intervallo” che rivisita il fiume Arno a Firenze, tra l’iconico Ponte Vecchio e il Ponte alle Grazie. Nascono una dietro l’altra opere intriganti che si nutrono della luce come sorgente di ispirazione. Nel 1985 a Marina di Pietrasanta è l’installazione “Elettriche Lune” , l’anno dopo “Metamorfosi”, evento d’apertura del festival Ars Electronica di Linz ambientato nella centrale Haptplatz,poi riadattato per Firenze Capitale della Cultura nella rinascimentale piazza Annunziata. Importante tassello nella storia di Krypton è anche “Fluidi” del luglio 1983, messo in scena a Mantova in collaborazione con la compagnia Ipadò, dove, come scrive Cauteruccio nelle sue note di regia “la luce coerente del laser costruisce attimi di architettura, segna percorsi possibili, traiettorie infinite, tracciando il limite di un linguaggio che sta tra la geometria e la poesia”.

Una scena da “Eneide” l’allestimento di Krypton con la regia di Giancarlo Cauteruccio e la colonna sonora dei Litfiba swk 1923 (dal documentario “Alla velocità della Luce” di Krypton Teatro)

Fluidi”, con “Intervallo” e “Metamorfosi” sono tappe importanti per capire l’evoluzione futura della ricerca di Cauteruccio che diventa progressivamente più ardita sul piano artistico e concettuale.

Nella preziosa ricognizione del volume “Architetture di Luce” (edizioni Tivillus), Pietro Gaglianò, conoscitore del percorso di Krypton e Giancarlo Cauteruccio, afferma in particolare che questi lavori appartengono ad “un periodo fortemente segnato dall’estetica postmoderna, e dalla volontà dichiarata di esercitare fino in fondo il potere seduttivo delle tecnologie “stringendo alleanze crescenti con computer, laser e videogame” .

E’ una riflessione che oggi sembrerà persino ovvia: eppure non è così. Al contrario, in quei giorni la futura scena tecnologica -anticipazione di quello che diventerà il teatro digitale -è una strada da costruire, che Cauteruccio percepì e fece propria con determinazione. Anche davanti allo scetticismo di qualche collega teatrante, e soprattutto, di una critica teatrale, allora in buona parte ancorata a concetti superati, sostanzialmente classista, legata all’accademia e ostile ai cambiamenti. Persone, insomma, che facevano fatica a considerare la ricerca di Cauteruccio come teatro che invece, al contrario, veniva accolto con favore dalle ultime generazioni. Non solo. Anche scrittori come Pier Vittorio Tondelli – che ha anche scritto del Teatro Krypton – non solo amavano questo teatro ma si trovavano in sintonia con la sua linea di ricerca.

Vale la pena a questo proposito di citare alcune righe di passaggio nella introduzione al libro di Gaglianò scritte da Cauteruccio per capire meglio come dovesse essere letto il suo lavoro. Intanto chiarisce come negli interventi site specific in piazze e monumenti la “natura effimera è una caratteristica di tutto il teatro, ma nell’azione nel luogo urbano o nel paesaggio si avverte ancora di più la fugacità di una visione nell’intervallo di un’unica notte”.

Particolare della copertina del disco in vinile con ta colonna sonora di “Eneide” del Teatro Krypton  composta ed eseguita dal gruppo rock fiorentino dei Litfiba. Lo spettacolo approdò anche al Mama Theatre di New York

Dopo questa premessa diventa chiaro, spiega il regista che “l’opera di Teatro Architettura viene consumata dal tempo della sua esistenza, dopo tutto svanisce e il luogo torna a essere quello del giorno prima. Se qualcosa cambia rispetto al luogo, è nella memoria di chi ha vissuto, ha attraversato l’opera, che non è stato un semplice spettatore ma un protagonista autenticamente insostituibile”. In tutti gli anni Ottanta questa sperimentazione tra Teatro e Architettura prende vita dagli interventi nei centri storici delle città ai paesaggi di ambiente: piazze, fortezze, fiumi… un’anticipazione evidente di quello che ora accade  con la diffusione di installazioni teatrali anche di tipo immersivo con l’ausilio di computer e intelligenza artificiale.

La tecnologia elettronica – nota Cauteruccio in “Notes for a scenic script” in “Ars Electronica Linz” (scritto in occasione di “Metamorfosi” nella città austriaca nell’estate del 1986) – con la sua “velocità, il suo incanto, la sua espressiva fisicità, il suo linguaggio ha scritto sui muri del tempo, ha raccontato una infinita storia in un solo istante . Spazio e tempo hanno completato la propria metamorfosi”.

Teatro come luogo della visione

Osserva lucidamente Pietro Gaglianò in “Architetture di Luce” come “… il teatro di Krypton è sempre architettura, intesa come proiezione di uno spazio, di quell’alchimia che trasforma l’idea in disegno bidimensionale e il disegno in spazio abitabile, percorribile”. Le opere di Teatro Architettura contengono cioè “irriducibile, il meccanismo propulsore del teatro e ne condividono processi e strumenti, essendo, negli esiti formali, spettacolo teatrale allo stato puro”.

Un momento dello spettacolo con la regia di Giancarlo Cauteruccio “Angeli di Luce”  ispirato dall’Apocalisse di Giovanni (dal documentario “Alla velocità della Luce” del Teatro Krypton), regia di Giancarlo Cauteruccio

Dopo quelli che sono i prodomi di un teatro “tecnologico” che verrà, Krypton intraprenderà il corpo a corpo con la cosiddetta “sacralità” dello spazio scenico tradizionale, cioè il teatro tout court. A “Eneide” spettacolo anticipatore innovativo che fa appunto da battistrada, seguiranno allestimenti come “Angeli di Luce” (dall’Apocalisse di Giovanni, al Fabbricone di Prato,1984), “Sagittarius Opera” (Festival Segni Barocchi di Foligno, 1985) “Codice, Luce nel vuoto”di Giuliano Compagno (Palazzo Ducale di Camerino, 1986) “Tibet, I nove miliardi di nomi di Dio” (di G. Compagno e M. Bruno, Teatro Manzoni di Pistoia, 1988), “Skyline” (Firenze 1988), “Forse, Studio su Samuel Beckett” (Teatro di Rifredi, 1989), “Teorema” (di M. Walter Bruno, Teatro Mediterraneo di Napoli, 1990), “Pericolo” (di Carlo Bordini, Teatro Rifredi, 1990) e la famosa “Me-Dea” di Marco Palladini (Teatro Studio di Scandicci 1991).

Gli anni Novanta testimoniano un importante salto di qualità nell’attività della compagnia e della produzione artistica del suo fondatore. A partire dal 1991 infatti Krypton lega nome e storia nello spazio del Teatro Studio di Scandicci che diventa luogo aperto alla sperimentazione e all’incontro di diversi linguaggi artistici. E’ nei fatti una vera e propria sfida che vedrà concentrati regista e attori nel forgiare un’attività di rilievo nazionale e internazionale sia nei cartelloni, ospitalità -accogliendo grandi nomi internazionali: da Bob Wilson a Luca Ronconi – e produzioni (nel 2011 Krypton vincerà un bando diventando gestore dello spazio che lascerà poi nel 2015). Assieme all’ospitalità di gruppi e performer da tutto il mondo costruirà pure momenti di alta formazione per tecnici e teatranti. Il Teatro Krypton diventa così una nave lanciata versoio futuro. Cauteruccio e la sua compagnia “vedono” prima quello che accadrà poi. Una dimostrazione è sicuramente quello straordinario esempio fatto nel 1997 al Teatro Scandicci di “Corpo Sterminato”, primo esempio di teatro immerso dedicato al corpo mutante, in cui si anticipano già le sperimentazioni con la Rete e le visionarie performance di attori cyborg.

Un’immagine ripresa dallo spettacolo “Codice, Luce nel vuoto” di G.Compagno, del 1986, con la regia di Giancarlo Cauteruccio (Dal documentario “Alla velocità della Luce” di Teatro Krypton)

Questo periodo segna pure l’incontro con drammaturghi contemporanei come il francese Alfred Jarry e gli inglesi Harold Pinter e Samuel Beckett. Per quest’ultimo in particolare Giancarlo Cauteruccio sente una forte attrazione e affinità poetica. In questo senso la prova “Forse, Studio su Samuel Beckett” (Teatro di Rifredi, 1989) è l’evento preparatore di “Finale di partita” e poi dello straordinario “L’ultimo nastro di Krapp”. Ma ci sono anche gli allestimenti di “Giorni Felici” (in cui Giancarlo Cauteruccio veste i panni di Willie e Marion D’Amburgo quelli di Winnie) “Atto senza parole” e “Not I (Non io)” a testimoniare il grande amore di Cauteruccio per la drammaturgia beckettiana. Recensendo il saggio “Teatri di Luce” dedicato a Teatro Krypton e Cauteruccio dalle edizioni Titivillus, il critico Roberto Rinaldi estrapola in “Rumor(S)cena” il passaggio di una lunga intervista del giornalista fiorentino Fulvio Paloscia a Cauteruccio in cui il regista fotografa in modo essenziale la sua passione per l’autore di “Aspettando Godot”. Dice il fondatore di Krypton: “È la poetica di Beckett a condurmi definitivamente al teatro. Quel teatro del detrito, delle derive, del silenzio ha segnato profondamente tutta la mia vita artistica (…) un autore così rigoroso nello scardinare il senso, creatore di drammaturgie che sono vere e proprie partiture da eseguire come musica, necessitasse di un approccio non esclusivamente teatrale. Beckett detiene nel Novecento, il primato poetico-drammaturgico di un concreto rapporto con la scienza, con la tecnologia”. Nell’estate 2010 Cauteruccio realizza anche l’installazione-spettacolo “Lo Sguardo di Beckett” nel Cortile Michellozzo a Palazzo Medici Riccardi di Firenze.

“L’ultimo nastro di Krapp” di Samuel Beckett, con l’interpretazione di Giancarlo Cauteruccio, responsabile anche della regia. Lo spettacolo fa parte del “Trittico”. Al teatro Studio di Scandicci 2006 (Foto di Maurizio Buscarino)

Una passione  quella per il drammaturgo inglese riconosciuta sia piazzandosi nella terna del Premio Ubu come migliore attore per “L’ultimo nastro di Krapp” nel 2004 che, due anni dopo nel 2006, ritirando il premio per il suo “Trittico beckettiano” (formato da “Atto senza parole”, “Non Io” e “L’ultimo nastro di Krapp”) dalla Associazione Nazionale Critici di Teatro. A proposito di riconoscimenti va anche ricordato il premio Girulà di Napoli per l’adattamento di “Ubu c’è” da “Ubu roi”di Alfred Jarry. Nel frattempo la compagnia mette in scena diversi lavori senza la regia di Giancarlo Cauteruccio che lascia ampi spazi di autonomia e crescita ad altre sensibilità. Vedi ad esempio “Roccu u stortu”, regia di Fulvio Cauteruccio (fratello di Giancarlo e dal 2024 direttore della compagnia), “Nella solitudine nei campi di cotone” di Bernard Koltès, regia di Annalisa Bianco e Virginio Liberti giusto per citarne alcuni. Naturalmente continuano e sono numerose le prove di Teatro e Architettura come “La notte elettrica dei filosofi guerrieri” installazione del 2017 su richiesta della città di Cosenza. Da ricordare assolutamente l’opera messa in scena ad ottobre del 2017 nella piazza SS Annunziata di Firenze, ispirata e dedicata all’opera di Filippo Brunelleschi. “Muovere un cielo pieno di figure vive” questo il titolo dello spettacolo pensato da Giancarlo Cauteruccio per la facciata dell’Istituto degli Innocenti progettata da Filippo Brunelleschi.

Omaggio di Giancarlo Cauteruccio e Krypton teatro al genio di Filippo Brunelleschi con l’installazione e spettacolo “Muovere un cielo pieno di figure vive” nel 2017 nella piazza SS Annunziata a Firenze

Muovere un cielo pieno di figure vive” del Teatro Studio Krypton viene annunciato al debutto come “fondato sulla geometria, sulle proporzioni, sulla simmetria, parole chiave ed ispirazione di tutta l’opera brunelleschiana, che guidano l’idea del regista”. In scena partecipava un grande gruppo di di giovani: danzatori, attori, artisti, pattinatrici e straordinariamente il coro delle Voci Bianche del Maggio Musicale Fiorentino diretto dal maestro Sara Matteucci, oltre agli allievi del laboratorio teatrale. E ancora, l’incontro con la musica di due ex Litfiba, Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi in “Mephisto Ballad” a ottobre del 2021 all’Auditorium del Parco della Musica di Roma dove Cauteruccio attinge dal vivo ai testi del “Faust”….

Giancarlo Cauteruccio, artista a tutto tondo -non solo regista, scenografo e attore ma anche musicista e compositore – infaticabile ricercatore che cerca di sondare i limiti dell’arte visiva e del teatro, si misura anche con i classici come “Le Troiane” di Euripide che gli ha ispirato lo spettacolo “Crash Troades” (2012) allestito nella piazza delle Erbe di San Gimignano e nell’area industriale di Piombino.

Centrale nel lavoro del teatrante calabrese e fiorentino d’adozione è stato anche quello di utilizzare la lingua calabra, idioma antico e dal suono affascinante, come materia non solo sonora ma anche come elemento di straordinaria poesia. Questo avviene ad esempio nello spettacolo su Pitagora, “Teorema” di M. Walter Bruno (1990), “U Jocu sta finisciennu” adattamento in lingua del testo “Finale di partita” di Samuel Beckett, la trilogia “Panza, Crianza e Ricordanza” del 2005 e “Picchì mi guardi si tu si mascolo” del 2008. Nel 2022 con un’anteprima al festival “Primavera dei Teatri” di Castrovillari Cauteruccio – che nel frattempo ha fondato e diretto il Magna Grecia festival– con “Divina Calabria” dà il via ad un complesso lavoro di rivisitazione dei tre canti della “Divina Commedia” di Dante Alighieri riletti in lingua calabra.

“Mephisto Ballad”, musica e teatro di scena a fine ottobre 2021 all’Auditorio del Parco della Musica con gli ex Litfiba Gianni Maroccolo e Antonio Aiazzi e Giancarlo Cauteruccio alle prese con testi del “Faust”

Teatrante e artista instancabile, non dava niente per scontato ma continuava a mettersi in gioco, protagonista e autore di oltre un centinaio di lavori -impossibile dare conto di tutti gli allestimenti e spettacoli, installazioni e performance – Giancarlo Cauteruccio è stato un antesignano. Ricercatore e sperimentatore indomito, ha aperto molte porte e ispirato diverse formazioni venute anni dopo come i Motus, ad esempio.

Il 2021 Giancarlo Cauteruccio decide lasciare la sua amata Firenze. Lo racconta lui stesso a Roberto Rinaldi nel “Rumor(s)cena” del 30 marzo di quell’anno.. Ed è un “j’accuse” amaro e diretto. “Quando io terminai a Scandicci nel 2015 la mia lunga attività – accusò allora – sono stato messo da parte e non ho avuto la possibilità di lavorare con il Teatro, eppure di idee e proposte ne avevo presentate molte. Sono stato estromesso da chi dirige ai vertici del Teatro di Toscana”. In quella occasione Cauteruccio – alla vigilia del rientro nella sua terra calabrese lasciata a 19 anni per approdare a Firenze – manda il suo triste saluto. “Vado via per il dolore che questa città mi ha creato negli ultimi anni, per salvaguardare quel poco di creatività ormai massacrata, per togliere un peso al sindaco Dario Nardella già oberato dalla gestione di una città che soffre di tanti problemi…”.

In Calabria, si attiva subito diventando in breve tempo riferimento per chi in quella regione è attivo artisticamente e teatralmente, mostrando anche il suo lato di artista impegnato e attento al sociale. Non si può non ricordare l’evento di due anni fa, “Arithmos KR46M, KR14F9”, realizzato per ricordare, un mese dopo il naufragio a Cutro che causò la morte di un centinaio circa di migranti: una sorta di messa laica per la quale Cauteruccio chiamò a raccolta attori e artisti. In tanti risposero alla chiamata prendendo parte all’iniziativa. Tra gli altri: l’Orchestra Sinfonica della Calabria, gli artisti del Festival Armonie d’arte, il cantautore Peppe Voltarelli, gli attori Saverio La Ruina, Peppino Mazzotta, Angelo Gallo, Lindo nudo e il Teatro Rossosimona, la compagnia della Maruca, Laura Marchianò, lo scrittore Marco Ciconte, gli artisti Raffaele Leda, Massimo Bevilacqua,Angelo Maggio, Annagiusi Lufrano, Ivana Russo, la compagnia archiviozeta di Bologna, lo scrittore Giuliano Compagno, Adele Ceraudo... Allestisce, prodotto dal Teatro del Carro, “Il ritorno del soldato” da Saverio Strati e una installazione omaggio a Pasolini ,”Luoghi sconfinati”  a Catanzaro.

“Arithmos KR46M, KR14F9” Giancarlo Cauteruccio organizza nel marzo 2023, un mese dopo la strage dei migranti nella spiaggia di Cutro una sorta di messa laica a cui prendono parte decine di artisti e teatranti

Il corpo, il Mediterraneo, le arti sceniche

C’è in rete una breve ma significativa intervista a Cauteruccio, realizzata dal giornalista Emiliano Morrone – e ospitata sul sito lavocedifiore.org- in cui il teatrante fa il punto con lucidità sull’epoca in cui viviamo e sul teatro da lui definito “il luogo della sintesi del linguaggio”. Pochi minuti ma pregnanti di significato in cui il regista racconta gli esordi, il significato del Teatro Architettura, ma anche il bisogno di riflettere sulla corporeità e di una “umanizzazione” delle tecnologie. E infine il Mediterraneo, il Sud e la Calabria: di tutti e tre Cauteruccio si è sempre sentito figlio. Fino in fondo.

A proposito di una delle prime installazioni. “LPK/M14 Emergenze architettoniche” presentata alla Galleria d’Arte Moderna di Roma (Marchingegno,1981). Così rievoca Cauteruccio: “Questa installazione e performance nacque sulla scia degli insegnamenti di Louis Hjelmslev: all’epoca avevo letto il suo importante saggio su “I Fondamenti della teoria del linguaggio”. Iniziai a capire che esiste ed è possibile cercare una “sensorialità” dell’architettura. Questa prima performance, realizzata per mia fortuna alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, divenne un lavoro basato sulle “pressioni ambientali” grazie a una lettura precisa di un campione urbano. Feci accumulare in uno spazio dato l’energia necessaria per l’illuminazione di sette chilometri di una strada urbana assieme alla rilevazione del rumore prodotto dal traffico in quei chilometri. Raccolsi e concentrai tutto in un solo spazio – una sala della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma appunto- sottoponendo gli spettatori a vivere sulla propria pelle, l’esperienza sensoriale di segni ed elementi dell’architettura della città. Questo produsse una sorta di “pressione ambientale”.

Un’altra immagine tratta dalla installazione spettacolo in omaggio del 2017 a Filippo Brunelleschi a cura del Teatro Krypton con la regia di Giancarlo Cauteruccio (dal documentario “Alla velocità della Luce” di Krypton Teatro

Il Teatro

… arrivai alle prime esperienze teatrali non tanto per averne sentito la necessità ma perché effettivamente il teatro è il luogo delle sintesi del linguaggio. Qui si incontrano tutte le discipline e il palcoscenico è una macchina scenica. Manfredo Tafuri, storico dell’architettura diceva che il teatro è la città virtuale e il palcoscenico il primo esempio. A teatro si incontra l’architettura, il corpo dell’attore, ma anche la poesia con la parola, la pittura, la luce e le sue combinazioni cromatiche, così come la danza e la scultura. Tutte le discipline artistiche, se ci pensiamo bene, concorrono alla costruzione dell’opera teatrale”.

La Luce

La luce altamente tecnologica del laser a un certo punto per me è diventata “fonte di rivelazione” e svelamento: luce come strumento metafisico, attraverso cui cercare e conoscere. Nella tradizione mistica è rivelazione e svelamento. Nell‘”Apocalisse di Giovanni” c’è questa frase bellissima: “Presi il libro dalla mano dell’Angelo e lo inghiottii: nella mia bocca era dolce come il miele. Ma quando l’ebbi inghiottito il ventre si fece tutto amaro”. Questo vuol dire che la conoscenza è dolore, fatica, volontà profonda. Chiesi così agli attori, in un mio spettacolo, di mangiare la luce”.

“Me-Dea” di Marco Palladini, regia di Giancarlo Cauteruccio per il Teatro Krypton al debutto il 1991 al Teatro i Scandicci (Dal documentario “Alla velocità della Luce” di Teatro Krypton”)

Per me il viaggio nella tecnologia non è stato un fatto tecnico quanto di stile. Quasi filosofico. Iniziai a parlare di drammaturgia elettronica e di drammaturgia della luce nella prima fase più vicina al postmoderno, quella in cui le tecnologie venivano esposte. Cercavo di trovare una direzione che diventasse più “umana”. Ecco, si potrebbe parlare di “umanizzazione” delle tecnologie.

Nell’universo telematico oggi sono stati raggiunti livelli altissimi. Ma si sta perdendo anche qui una battaglia perché ci stiamo privando della “sensorialità”. Se riuscissimo a considerare che la realtà vera e quella virtuale sono due elementi dicotomici probabilmente riusciremo a restituire quella “sensorialità” che la rete telematica per esempio, non può darci…”

Il Sud del mondo

L’Occidente oggi si trova in una sorta di resa dei conti. Credo non possa trovare che nel Sud del mondo le nuove energie. Questo Sud del mondo così provato dalle condizioni umane, dalla lotta per la sopravvivenza, dalla crisi climatica… presenta ancora una forza straordinaria”.

…Più procedo nell’indagine tecnologica, mistica, estetica e filosofica e più mi rendo conto che dentro di me c’è qualcosa di profondo generato dalla mia terra. Sento che questo mio essere Mediterraneo, di essere del Sud dell’Italia, calabrese ed emigrato mi ha prodotto una energia insolita, diversa…”

“Crash Troades” ispirato da “Le Troiane” di Euripide, a cura di Giancarlo Cauteruccio, allestito nella piazza delle Erbe a San Gimignano nel 2012 (Dal documentario “Alla velocità della Luce” di Teatro Krypton)
Commenti

Devi fare login per commentare

Accedi

Gli Stati Generali è anche piattaforma di giornalismo partecipativo

Vuoi collaborare ?

Newsletter

Ti sei registrato con successo alla newsletter de Gli Stati Generali, controlla la tua mail per completare la registrazione.