Geopolitica
Antonio Gemma riflette sulla guerra in Ucraina
Secondo Antonio Gemma, la Russia ha aggredito l’Ucraina, ma condannare non basta a capire. Spiegare non è giustificare: servono realismo, negoziati e prudenza, riconoscendo anche le previsioni sbagliate.
La Russia ha invaso l’Ucraina. Questo è un fatto. Tutto il resto viene dopo, e dovrebbe venir dopo anche nei ragionamenti di coloro che pretendono di spiegare la guerra. Ma stabilire chi ha cominciato una guerra non basta a capire perché sia scoppiata, perché continui e perché nessuno sia ancora riuscito a terminarla. Putin ha aggredito un Paese sovrano. Non occorre essere amici dell’America, né nemici della Russia, per riconoscerlo. Basta conoscere il significato delle parole e non averne paura. Ciò non significa che la politica occidentale sia stata sempre intelligente, previdente o coerente. Le diplomazie sbagliano, le alleanze perseguono interessi propri, i governi confondono talvolta i desideri con le possibilità. E gli uomini di Stato, come gli altri uomini, hanno il difetto di scambiare frequentemente la propria volontà per il corso della storia. Ma da questo non segue che l’aggressore e l’aggredito abbiano la stessa responsabilità. Spiegare le ragioni che hanno condotto a una guerra non significa giustificare chi l’ha cominciata. Dopo quattro anni di combattimenti, dovremmo avere imparato almeno una cosa, la Russia era più forte militarmente dell’Ucraina, ma non abbastanza forte da ottenere rapidamente tutti i risultati che si proponeva. E l’Ucraina ha dimostrato una capacità di resistenza che molti non avevano previsto. Chi aveva annunciato una rapida vittoria russa si è sbagliato, chi aveva immaginato una facile sconfitta di Mosca ha commesso un errore diverso, ma non meno istruttivo. Ora si parla di negoziati. Finalmente. Ma negoziare non significa credere alle promesse dell’avversario, così come combattere non significa rinunciare per principio alla pace. La diplomazia consiste precisamente nel cercare un accordo con chi non condivide i nostri interessi e non necessariamente rispetta i nostri valori.
Resta una domanda alla quale nessun propagandista può rispondere al posto nostro, quale pace è possibile, e a quale prezzo? Non lo sappiamo ancora. E chi afferma di saperlo con certezza dovrebbe almeno spiegare su quali fatti fonda la propria sicurezza. In politica, la prudenza non consiste nel non giudicare. Consiste nel giudicare i fatti per quello che sono, senza trasformare i propri desideri in realtà. Il dovere di chi scrive non è indovinare sempre. È non mentire a se stesso quando ha sbagliato previsione.
Antonio Gemma
Devi fare login per commentare
Accedi