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Referedum giustizia, mancano ancora 240mila firme per raggiungere il quorum. Ecco come firmare online

Raccolte 263mila firme per il referendum sulla riforma costituzionale della Magistratura. Nne servono 500mila entro il 30 gennaio. La raccolta, online, punta anche a evitare un voto anticipato e a garantire al Comitato promotore pieni diritti nella campagna referendaria.

8 Gennaio 2026

Alle 18 di oggi 8 gennaio ben 263mila cittadini hanno firmato per la chiedere il referendum sulla legge di riforma costituzionale della Magistratura. Mancano ancora circa 240mila firme per arrivare al quorum di 500mila entro la data del 30 gennaio 2026 (ovvero tre mesi dall’approvazione della legge). Una corsa contro il tempo facilitata però dal fatto che la raccolta firme avviene online.

Dove e come firmare per il referendum ?

La risposta è semplice. Si firma online con SPID, CIE o CNS sulla piattaforma del Ministero della Giustizia predisposta per agevolare la partecipazione democratica. Bastano pochi minuti.  La raccolta firme è partita il 22 dicembre  2025 su istanza di 15 cittadini, noti giuristi, e, come già detto, c’è tempo fino al 30 gennaio.

Il referendum confermativo riguarda una legge costituzionale che modifica in profondità l’assetto dell’ordinamento giudiziario. La riforma introduce la separazione delle carriere tra magistratura giudicante e requirente, istituisce due distinti Consigli superiori della magistratura e crea una nuova Alta Corte disciplinare. Non sono aggiustamenti tecnici. Sono scelte che incidono sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sull’indipendenza della magistratura. Scelte che, proprio per questo, non possono essere sottratte al giudizio dei cittadini.

Perché chiedere il referendum, se c’è già una richiesta dei parlamentari?

Il referendum costituzionale può essere richiesto, come prevede l’articolo 138 della Costituzione, da 500.000 elettoricinque Consigli regionali, o un quinto dei membri di una delle due Camere (Camera dei Deputati o Senato della Repubblica), entro tre mesi dalla pubblicazione della legge costituzionale in Gazzetta Ufficiale, se questa non è stata approvata con la maggioranza qualificata dei due terzi in ciascuna Camera. E in effetti i parlamentari di maggioranza e opposizione hanno depositato le loro richieste in Corte di Cassazione, che sono state ammesse lo scorso 18 novembre. Il referendum quindi si farà.

La mobilitazione attraverso la raccolta popolare di firme serve soprattutto a rendere più complicato il piano del governo Meloni di convocare le urne prima del 30 gennaio (il termine di 3 mesi dall’approvazione della legge), per fissare il voto addirittura domenica 1° marzo). Questo perché, sostengono i promotori della raccolta di firme, più passa il tempo più la quota dei contrari alla riforma sale (anche se nei sondaggi il Sì è in testa), e dunque Meloni vuole andare alla conta nel più breve tempo possibile. Una strategia che è stata criticata dai vertici dell’Unione delle Camere penali (gli avvocati penalisti): «Chi sostiene questa iniziativa sa di essere oggi nettamente sfavorito nei sondaggi e sembra confidare che il tempo possa colmare un divario che gli argomenti di merito non riescono a superare».

«Se il Governo vorrà disattendere una costante prassi della storia repubblicana, lo inviteremo a giustificarsi in tutte le sedi opportune. Nei quattro precedenti, il decreto di fissazione del referendum è sempre stato emesso al termine dei tre mesi previsti per la raccolta firme», ha dichiarato l’avvocato Carlo Guglielmi, portavoce dell’iniziativa popolare per la richiesta del referendum.

Infine, se le 500mila firme saranno raccolte, il Comitato promotore diventerà un soggetto tutelato costituzionalmente e  acquisirà una serie di diritti nella campagna referendaria, tra cui l’accesso ai rimborsi elettorali e gli spazi televisivi in base alla par condicio.

Chi ha firmato finora per il referendum?

Alle 20 dell’8 gennaio, le firme apportate erano salite già a 265mila e, stando alle statistiche disponibili sulla piattaforma del Ministero della Giustizia, le regioni che hanno registrato il più alto numero di partecipazione sono nell’ordine Lombardia, Lazio ed Emilia-Romagna, con una netta prevalenza della componente maschile e matura/anziana della popolazione.

Firme raccolte Referendum Giustizia – Distribuzione per regione e sesso

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