UE

Gli europei domandano politica: cosa dice davvero l’ultimo Eurobarometro

8 Febbraio 2026

Le preoccupazioni dei cittadini europei stanno cambiando di segno e di intensità, e il messaggio che arriva dall’ultimo Eurobarometro è meno ambiguo di quanto possa sembrare a una prima lettura. Non si tratta solo di un aumento del disagio sociale o della sfiducia, ma di una domanda esplicita di intervento politico a livello europeo, in particolare su alcuni dossier chiave che negli ultimi mesi hanno dominato l’agenda dell’Unione.

Secondo l’indagine pubblicata a fine gennaio dal Parlamento europeo, inflazione, costo della vita, sicurezza internazionale e transizione energetica restano in cima alle preoccupazioni dei cittadini. A colpire, però, è il dato politico: cresce la percentuale di europei che ritiene l’Unione – e in particolare il Parlamento europeo – il livello più appropriato per affrontare queste sfide. È un cambio di percezione non scontato, che arriva in una fase segnata da crisi sovrapposte e da un contesto geopolitico instabile.

Il costo della vita continua a essere indicato come la principale fonte di inquietudine, con percentuali elevate in quasi tutti gli Stati membri. Ma accanto alla pressione inflazionistica, l’Eurobarometro registra una forte attenzione per la sicurezza esterna e per le conseguenze economiche e sociali dei conflitti alle porte dell’Europa. La transizione climatica, pur restando centrale, viene letta sempre più attraverso la lente dell’impatto sociale: lavoro, bollette, accesso all’energia.

È su questo terreno che, negli ultimi sei mesi, il Parlamento europeo ha concentrato una parte rilevante della propria attività legislativa e di indirizzo politico. In plenaria sono stati approvati o consolidati atti legati all’attuazione del Green Deal in chiave sociale, con particolare attenzione al Fondo sociale per il clima, pensato per accompagnare famiglie e piccole imprese nella transizione energetica. Si tratta, come noto dei due componenti maggiormente critici verso le politiche di transizione energetica così come delineate nella precedente legislatura. Da un lato le famiglie temono la perdita di valore dell’immobile di proprietà nel caso non dispongano di risorse sufficienti per fare lavori di efficientamento energetico. Dall’altro le piccole e medie imprese sono quelle che, soprattutto in Italia, non hanno le marginalità per gli investimenti in tecnologie avanzate richiesti dalla doppia transizione verde e digitale.
Parallelamente, l’assemblea ha rafforzato il proprio ruolo sul fronte della sicurezza economica, intervenendo sui meccanismi di protezione delle filiere strategiche e sulla revisione degli strumenti di difesa commerciale.

Sul versante della politica estera e di sicurezza, il Parlamento ha adottato diverse risoluzioni che chiedono un maggiore coordinamento europeo, sia sul sostegno all’Ucraina sia sulla gestione delle crisi nel vicinato meridionale. Atti che non hanno valore legislativo diretto, ma che contribuiscono a orientare l’azione della Commissione e del Consiglio, rispondendo a una domanda di coerenza e visibilità dell’Unione sulla scena internazionale.

All’interno di questo quadro, il gruppo dei Socialisti e Democratici ha rivendicato un ruolo attivo nel collegare le grandi priorità strategiche alle ricadute sociali. Negli ultimi mesi, gli eurodeputati S&D hanno spinto per rafforzare il pilastro sociale dell’Unione, sostenendo l’attuazione della direttiva sul salario minimo adeguato, il rafforzamento dei diritti dei lavoratori nelle piattaforme digitali e una maggiore attenzione alla dimensione occupazionale della transizione verde.

I parlamentari italiani del gruppo hanno concentrato il loro lavoro soprattutto su questi dossier, intervenendo in commissione e in plenaria per legare il tema della competitività europea alla tutela del lavoro e dei territori più esposti. Un approccio che emerge anche dalle prese di posizione sul Fondo sociale per il clima e sulle politiche industriali, dove l’accento è posto sulla necessità di evitare nuove fratture sociali tra regioni e settori produttivi.

L’Eurobarometro restituisce quindi un’immagine meno frammentata dell’opinione pubblica europea: cresce la consapevolezza delle difficoltà, ma cresce anche l’aspettativa che l’Unione sia in grado di agire. La sfida per il Parlamento europeo, nei prossimi mesi, sarà tradurre questa domanda in risultati percepibili, evitando che l’accumulazione di crisi si trasformi in disillusione politica. In questo senso, il dato forse più rilevante del sondaggio non è tanto l’elenco delle paure, quanto la fiducia, o potremmo dire la necessità, nella possibilità di una risposta comune.

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