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Senato USA. Il ritiro della “Tartaruga”

Una delle figure più influenti della politica americana contemporanea e uno dei leader parlamentari più potenti della storia del Senato degli Stati Uniti lascerà vacante il seggio che ricopre ininterrottamente dal 1984.

6 Aprile 2026

In fondo è il cambiamento più importante della nuova composizione del Senato che uscirà dalle prossime elezioni di novembre

“The Turtle” ha deciso che non chiederà un nuovo mandato agli elettori del “suo” Kentucky.

Si ferma a 7 mandati. 42 anni di Senato sono sufficienti.

Una delle figure più influenti della politica americana contemporanea e uno dei leader parlamentari più potenti della storia del Senato degli Stati Uniti lascerà vacante il seggio che ricopre ininterrottamente dal 1984.

Sen. Addison Mitchell “Mitch” McConnell Jr. (1942) aveva conosciuto il Senato durante gli anni universitari, da stagista del Sen. John Sherman Cooper, repubblicano moderato che fu il suo primo modello politico. Dopo una parentesi nell’amministrazione del 38mo Presidente Gerald Ford (1974-77) e un incarico come capo dell’esecutivo della contea di Louisville, nel 1984 si candida al Senato degli Stati Uniti e sconfigge il senatore democratico uscente Sen. Walter Dee Huddleston.

Una vittoria di misura che ha segnato l’inizio di una delle carriere senatoriali più importanti e influenti.

A due anni gli era stata diagnosticata la poliomielite, malattia che negli anni Quaranta poteva causare gravi disabilità permanenti. Grazie a lunghe terapie e alla determinazione della madre riesce tuttavia a recuperare completamente.

Da quell’esperienza racconta di aver appreso alcuni dei tratti che più ne segneranno la vita parlamentare: forte disciplina personale, elevata resistenza psicologica e capacità di lavorare guardando al lungo periodo.

Il suo soprannome – “The Turtle”, la tartaruga – non deriva solo dal suo aspetto fisico (in particolare il suo collo), ne fotografa soprattutto lo stile politico: lento, ma estremamente tenace.

Di cui è sempre stato consapevole, sino al punto di chiosare “le tartarughe vincono sempre”.

E alle tante “vittorie” di “The Turtle” non è estranea la sua vita privata.

Dopo un primo matrimonio chiusosi nel 1980 (dal quale ha avuto i suoi tre figli), nel 1993 ha sposato Elaine Chao, taiwanese, rifugiatasi con la famiglia negli Stati Uniti dopo la vittoria dei comunisti in Cina, nel 1949. Dopo un periodo di sacrifici e forti difficoltà il padre ha fondato negli anni Sessanta il Gruppo Foremost, diventando un magnate delle spedizioni marittime con vasti interessi commerciali negli Stati Uniti e in Cina. Proprio grazie alle esperienze nelle attività marittime acquisite nell’impresa di famiglia entra alla Casa Bianca come collaboratrice nel 1983 diventando nel tempo una delle figure più importanti dell’amministrazione federale.

Prima donna di origine asiatica a ricoprire incarichi di prestigio nell’amministrazione federale americana è stata Viceministro dei trasporti (1989-91) con il 41mo Presidente George H.W. Bush, Segretario al Lavoro (2001-9) con il 43mo Presidente George W. Bush e, infine, Segretario ai Trasporti con il 47mo Presidente Donald Trump (2017-21).

Il matrimonio ha reso Sen. “Mitch” McConnell uno dei senatori più ricchi del Congresso con un patrimonio personale e familiare rilevantissimo.

Nei primi anni da Senatore si distingue rapidamente per la sua conoscenza delle procedure parlamentari e per la capacità di costruire consenso all’interno del gruppo repubblicano. Nel 2003 diventa il vice leader e nel 2007 il Leader del gruppo repubblicano che guiderà sino al 2024. Nel 2015 diventa Majority Leader dopo la conquista della maggioranza, per chiudere i suoi 18 anni di guida del gruppo GOP ancora come leader di minoranza nel periodo 2021-2024.

McConnell è stato così il leader repubblicano più longevo della storia del Senato americano, guidando il partito sia da posizioni di minoranza che di maggioranza.

Un leader privo di quelle che normalmente sono considerate le caratteristiche decisive per costruire una leadership duratura: eloquenza pubblica e popolarità mediatica.

Ha sempre detestato le apparizioni televisive non istituzionali evitando di partecipare a talk show politici e, ancor più, a programmi di intrattenimento.

Rare le sue interviste e sempre piuttosto formali.

Il suo potere e la sua leadership si sono fondate sulle sue straordinarie capacità di gestire le procedure parlamentari e di controllare l’agenda legislativa, mantenendo sempre l’unità del gruppo GOP del Senato. È considerato uno dei più grandi strateghi procedurali nella storia del Senato, per le sue capacità di controllare e determinare il calendario legislativo, gestire le procedure sulle nomine e le regole di voto.

Proprio per queste caratteristiche è stato un leader molto controverso.

Sicuramente è stato uno dei leader più efficaci nel promuovere l’agenda conservatrice e nel consolidare il potere del suo partito al Senato e un grande negoziatore ma è stato accusato da molti critici di aver contribuito alla crescente polarizzazione della politica americana.

Sen. Mitch McConnell è famoso per conoscere in modo quasi maniacale le regole parlamentari del Senato e per la sua capacità di sapere sempre in anticipo come finirà una votazione. Conosce le posizioni di tutti, sa chi è indeciso e come influenzarne le decisioni, decide quando portare un voto in aula solo quando è certo del risultato.

Il suo motto? “Non sono qui per fare discorsi. Sono qui per vincere voti.”

Due “leoni” del Senato.

Sicuramente Sen. Mitch McConnell è con Joe Biden uno degli ultimi rappresentanti della politica americana moderna e della “cultura del Senato” del XX Secolo: stima e rispetto reciproco, solidi rapporti e amicizia personale e conflitto politico durissimo.

Per quasi quarant’anni sono stati colleghi nella stessa istituzione e, per molti anni, anche partner negoziali nei momenti di crisi. Si incontravano spesso fuori dall’aula e parlavano regolarmente negli spogliatoi o nei corridoi del Senato, discutendo di tattica parlamentare anche quando erano avversari.

I giudizi reciproci confermano questo rapporto.

“Joe è uno degli ultimi veri uomini del Senato e capisce il Senato meglio di chiunque”.

“Con Mitch posso non essere d’accordo, ma so sempre qual è il suo obiettivo. È duro: ma mantiene la parola.”

Un rapporto che si è rivelato fondamentale per il 46mo Presidente Barack Obama negli otto anni in cui Joe Biden da Vicepresidente (e Presidente del Senato) è stato il negoziatore principale della Casa Bianca con il Senato.

Nei momenti di crisi Obama spesso diceva: “Chiamate Mitch e Joe.”

Uno degli episodi più famosi riguarda la crisi fiscale di fine 2012 in cui gli Stati Uniti rischiavano aumenti automatici delle tasse e tagli drastici alla spesa pubblica vista l’incapacità di far approvare la legge di bilancio (nonostante i DEM controllassero il Senato con 53 seggi a 47).

Il negoziato avvenne sostanzialmente solo tra loro due con gli altri leader che furono informati del compromesso che evitò la crisi solo ad accordo raggiunto.

Sen Mitch McConnell e le “toghe rosse”

Il loro rapporto si incrina molto nel 2016, quando Sen. Mitch McConnell blocca la nomina alla Corte Suprema di Merrick Garland proposta dal 46mo Presidente Barack Obama ad un anno dalla fine del suo mandato presidenziale e Biden, ancora vicepresidente, considera la decisione una rottura delle tradizioni del Senato.

Ma il tema – la composizione e l’orientamento ideologico della magistratura federale degli Stati Uniti – è per Sen. Mitch McConnell la priorità assoluta della sua agenda politica.

La sua strategia al riguardo rappresenta sicuramente una delle strategie istituzionali più lunghe e coerenti (e di successo) della politica americana contemporanea. Nasce già negli anni ’80 e ’90 quando molti conservatori ritenevano che la Corte Suprema fosse troppo progressista, anche se alcuni giudici erano stati nominati da presidenti repubblicani. Un ruolo fondamentale venne svolto dalla Federalist Society, una rete di giuristi conservatori nata negli anni ’80 con l’obiettivo di identificare giovani giuristi conservatori, promuoverli nelle università e nelle corti federali e creare una comunità ideologica solida e coerente.

Sen. Mitch McConnell comprende molto presto il valore strategico di questa rete e quando diventa leader repubblicano nel 2007, inizia a costruire una strategia di lungo periodo per rallentare le nomine democratiche e accelerare quelle repubblicane.

Durante la presidenza di Barack Obama, soprattutto dopo che i repubblicani conquistano il Senato nel 2014, Sen. Mitch McConnell riduce drasticamente il ritmo delle conferme giudiziarie.

L’apice di questa strategia si ha nel febbraio 2016, quando muore il Giudice della Corte Suprema Antonin Scalia.

Il 46mo Presidente Barack Obama nomina il giudice moderato Merrick Garland e Sen. Mitch McConnell annuncia lo stesso giorno della morte di Scalia che il Senato non prenderà in considerazione alcuna nomina prima delle elezioni presidenziali.

Il leader repubblicano non si limita a votare contro Garland impedisce perfino le audizioni nella commissione giustizia.

Risultato finale: nessun dibattito, nessun voto e la nomina resta congelata per quasi un anno.

Dopo l’elezione del 47mo Presidente nel 2016, Donald Trump  nomina Neil Gorsuch, un giudice molto più conservatore.

Quando Trump nomina Gorsuch, i democratici minacciano il filibuster, la procedura ostruzionistica che può essere superata solo con il voto di “cloture” che richiede 60 voti per chiudere il dibattito e andare al voto. Consapevole che con i suoi 52 senatori non riuscirà mai a fermare l’ostruzionismo DEM, Sen. Mitch McConnell ricorre alla c.d. “opzione nucleare”: proporre una modifica delle regole del Senato per la quale è richiesto un voto di maggioranza semplice.

La regola viene modificata in modo che le nomine alla Corte Suprema possano essere approvate con 51 voti invece di 60. Grazie a questa modifica negli anni della Presidenza Trump il Senato conferma ben tre giudici della Corte Suprema (Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett).

Nel settembre 2020, quando muore la giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, mancano meno di sei settimane alle elezioni presidenziali.

Il 47mo presidente Donald Trump nomina Amy Coney Barrett. Quattro anni prima McConnell aveva sostenuto che non si dovessero confermare giudici in un anno elettorale. Questa volta organizza una procedura velocissima con audizioni in commissione accelerate e riesce ad arrivare al voto finale del Senato prima delle elezioni a ottobre 2020.

In soli quattro anni la strategia di Sen. Mitch McConnell riuscirà a determinare alla Corte Suprema una maggioranza conservatrice di 6–3, producendo un cambiamento istituzionale destinato a durare molti anni.

Ma, più ancora, durante la presidenza di Barack Obama, soprattutto dopo che i repubblicani conquistano il Senato nel 2014, Sen. Mitch McConnell aveva ridotto drasticamente il ritmo delle conferme giudiziarie. Il risultato è che nel 2016 molte posizioni nelle corti federali restano vacanti e tra il 2017 e il 2020 il Senato conferma oltre a 3 giudici della Corte Suprema ben 230 giudici federali.

Molti dei giudici nominati in quegli anni sono relativamente giovani e, quini, l’effetto delle nomine durerà decenni, anche oltre le presidenze che le hanno rese possibili.

Per questo molti politologi sostengono che McConnell abbia ottenuto una delle vittorie istituzionali più durature della politica americana contemporanea.

Era stato esplicito del resto dichiarando, “Lasceremo il segno nel sistema giudiziario per una generazione.” Una dichiarazione molto rara per un leader parlamentare che riflette il fatto che per lui la battaglia sulle corti era il suo vero obiettivo strategico.

Sen. Mitch McConnell e Donald Trump.

Sono stati alleati strategici. Indispensabili l’uno all’altro. Durante il primo mandato, Sen. Mitch McConnell (la cui moglie, non va dimenticato, era Ministro dei Trasporti) è stato l’architetto istituzionale che ha reso possibile la rivoluzione trumpiana (soprattutto con la Corte Suprema e l’approvazione del taglio fiscale 2017) garantendo inoltre piena protezione nei  processi di impeachment.

Ma dopo la sconfitta contro Biden il rapporto cambia radicalmente. Lo strappo avviene quando McConnell, il 15 dicembre 2020, riconosce ufficialmente la vittoria di Joe Biden ma l’assalto al Campidoglio diventa il vero breaking point.

Dopo il secondo impeachment, McConnell vota per l’assoluzione per una ragione costituzionale (Trump era già ex presidente), ma il suo discorso è devastante sul piano politico in quanto esplicitamente afferma che Trump è “praticamente e moralmente responsabile” dei fatti del 6 gennaio 2021.

Da quel momento McConnell arriva alla conclusione che Trump ha messo a rischio l’ordine costituzionale e il GOP deve rapidamente superare l’era trumpiana

La scommessa di McConnell fallisce e Trump non solo sopravvive politicamente, ma domina le primarie, controlla la base elettorale, marginalizza i repubblicani tradizionali e impone i suoi candidati e il suo asse populista e  isolazionista

Negli ultimi anni Sen. Mitch McConnell resta potente al Senato ma sempre più fuori sintonia con la nuova identità del GOP  con una divergenza sempre più profonda sulla direzione ideologica del partito, soprattutto in politica estera.

Nel 2024, Sen. Mitch McConnell da il suo endorsement a Trump, senza mai riabilitarlo sul piano morale e politico, ma riconoscendo che  è il candidato scelto dalla base e che sia opportuno evitare una guerra frontale che avrebbe distrutto ulteriormente il caucus repubblicano al Senato.

E’ il suo tipico realismo di potere. Che cessa non appena finisce il suo mandato di leader del gruppo GOP al Senato nel 2025.

Da quel momento inizia a votare contro alcuni dei temi simbolo del trumpismo e si oppone a nomine molto identitarie della seconda amministrazione Trump.

Non teme ritorsioni interne e non è più preoccupato della leadership e, quindi, decide di voler chiudere la carriera esplicitando e difendendo la sua idea di conservatorismo classico

La fase finale del rapporto è uno dei segnali della guerra aperta tra due visioni incompatibili del GOP

Il suo ritiro segna la fine del Partito Repubblicano pre-trumpiano.

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