Milano
F2i vuole fondere Sea e Aeroporto di Torino, a rischio il controllo di Milano su Malpensa e Linate
F2i propone la fusione tra Sea e SAGAT, società che controlla l’aeroporto di Torino. In SEA, controllata dal Comune di Milano, F2i, tramite 2i Aeroporti, ha il 45%, mentre ha il 100% di Torino. Se il progetto passasse, Milano perderebbe il controllo. Che ne pensa Palazzo Marino?
La storia di questa operazione, tra le stanze della politica e della finanza milanese, ha iniziato a circolare subito prima che agosto svuotasse la città. Un’idea da modellare in piena estate e – nelle intenzioni di chi la propone – da finalizzare all’inizio dell’autunno, nell’ultimo anno di giunta. Mentre tutti pensano al “dopo” della politica cittadina, a chi prenderà il posto di Beppe Sala, F2i, che tramite 2i Aeroporti S.p.A. è azionista col 45% di SEA (la società che gestisce gli Aeroporti di Milano ed è controllata dal Comune di Milano), pensa al futuro del sistema aeroportuale milanese e dell’intero nord Italia. Ovviamente, lo fa nel proprio interesse e dal proprio punto di vista e, approfittando della bocciatura dell’ipotesi di una fusione tra Sea e SACBO, la società che gestisce l’Aeroporto di Orio al Serio e della quale SEA detiene circa il 30%, sta lavorando a un piano radicalmente alternativo. L’idea del fondo è quella di una fusione con SAGAT, la società che gestisce l’Aeroporto di Torino, della quale proprio 2i Aeroporti è azionista al 100%.
Ovviamente, gli esiti dell’operazione sarebbero molto diversi da tutti i punti di vista, rispetto all’ipotesi “bergamasca”. In quel caso, dal punto di vista industriale, Sea avrebbe potuto immaginare una più piena sinergia all’interno di un sistema aeroportuale che già ha in Milano il suo fulcro. Inoltre, dal punto di vista degli assetti proprietari, il Comune di Milano avrebbe potuto lavorare per non perdere il controllo azionario e anzi, perfino, per rafforzarlo. Qui la situazione cambia radicalmente perché, appunto, l’operazione vedrebbe dall’altro lato del tavolo un piccolo aeroporto detenuto però integralmente dal proprio socio di minoranza. Da un lato, il polo aeroportuale, quello di Milano, composto da Malpensa e Linate, oltre 40 milioni di passeggeri, 948 milioni di fatturato totale e 190 milioni di utile. Dall’altro Torino, un medio aeroporto italiano, che segna ricavi complessivi per 63,5 milioni, un utile netto poco sotto i 7 milioni e poco più di 5 milioni di passeggeri. Misure molto diverse che però, nelle diverse formule allo studio di 2i Aeroporti, porterebbero allo stesso scenario: 2i Aeroporti diventerebbe socio di controllo del nuovo conglomerato aeroportuale e, soprattutto, il dominus sul sistema Malpensa-Linate.
Sarebbe questo, del resto, il compimento di una lunga marcia, iniziata ormai quindici anni fa, con l’ingresso di F2i nell’azionariato di Sea. Una quota di minoranza la cui cessione, a suo tempo, suscitò polemiche e dibattito politico, che frutto al Comune di Milano circa 380 milioni di euro ma che sancì l’ingresso di un socio privato nella cabina di comando di una gallina dalle uova d’oro, gli aeroporti di Milano, subito prima del boom. Basti pensare che in questo quindicennio Linate e Malpensa sono passati da circa 27 milioni di passeggeri a oltre 42. La crescita di peso di F2i in Sea passa anche per il mancato rinnovo del patto tra Comune e Fondo che prevedeva che la nomina dell’amministratore delegato spettasse al Comune. Nel 2018 quel patto scade e il Comune non lo rinnova, e nel 2019 viene nominato l’attuale amministratore delegato, Armando Brunini, in quota F2i. Naturalmente, la conquista della quota di maggioranza, passando attraverso il conferimento di un proprio bene, sarebbe un salto di qualità e quantità, nella strategia. Perchè si realizzi, tuttavia, è sicuramente un passaggio in Consiglio Comunale e per le stanze che contano della politica milanese. Chi conosce il dossier giura che l’operazione sembra così aggressiva ed esplicita da non poter passare inosservata. Chissà se il dibattito politico sulla futura giunta lascerà spazio e concentrazione per occuparsi seriamente di uno degli asset strategici più importanti della città.
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