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Bumble 2.0: quando l’intelligenza artificiale cerca l’amore per te
Per oltre un decennio lo swipe è stato il gesto simbolo del dating online: una decisione presa in pochi secondi sulla base di una foto, con un dito che scorre a destra per mostrare interesse o a sinistra per passare oltre. Ora Bumble, l’app fondata da Whitney Wolfe Herd, si prepara a mettere in discussione questo meccanismo affidandosi sempre di più all’intelligenza artificiale. Una scelta che per alcuni rappresenta una svolta, mentre per altri segna un’ulteriore disumanizzazione delle relazioni.
Bee, il sensale artificiale
Il nuovo assistente IA Bee è stato annunciato a marzo 2026 come parte del rebrand “Bumble 2.0”. Si tratta di un “matchmaker personale” progettato per apprendere valori, obiettivi relazionali, stile comunicativo e abitudini di vita degli utenti attraverso conversazioni private, testuali o vocali, proprio come avviene con altri chatbot.
L’assistente alimenta una nuova esperienza chiamata “Dates”: dopo un colloquio iniziale, Bee individua nel database due utenti compatibili e li propone reciprocamente, spiegando perché potrebbero funzionare insieme. In una fase successiva, l’IA offrirà anche suggerimenti per appuntamenti specifici e raccoglierà feedback anonimi sui match precedenti per affinare ulteriormente le raccomandazioni.
La fine dello swipe e del primo messaggio alle utenti
In parallelo, Bumble sta testando in alcuni mercati l’eliminazione dello swipe, in vigore dal 2014, per osservare le reazioni degli utenti prima di decidere se estendere il cambiamento. Al posto della rapida sequenza di sì e no sui profili arrivano i cosiddetti “profili a capitoli, in cui ogni utente racconta la propria vita attraverso brevi sezioni narrative: esperienze formative, momenti significativi, interessi e percorsi di crescita personale. L’obiettivo è superare la logica della scheda statica – nome, età, foto e bio – e permettere alle persone di presentarsi attraverso piccoli racconti autobiografici. Più gli utenti condividono, più dati la piattaforma raccoglie, con la promessa di rendere il matchmaking più preciso.
Cade anche la regola storica che ha reso celebre l’app: nelle coppie eterosessuali, le donne non saranno più le uniche a poter inviare il primo messaggio. Una svolta significativa per una piattaforma che aveva costruito la propria identità proprio sull’idea che fossero le donne a fare la prima mossa.
Una strategia IA costruita per gradi
A inizio anno Bumble aveva già introdotto due funzioni basate sull’IA che hanno preparato il terreno a questa trasformazione più radicale: l’“AI Profile Guidance”, lanciata a livello globale per aiutare a migliorare biografie e prompt con suggerimenti personalizzati, e l’ “AI Photo Feedback”, disponibile per ora solo negli Stati Uniti, che analizza la galleria fotografica e consiglia quali immagini scegliere – per esempio suggerendo di evitare foto con occhiali da sole o di aggiungere scatti all’aperto e con amici.
In parallelo, in Canada è stata testata una funzione “Suggest a Date”, che permette di segnalare la disponibilità a incontrarsi di persona quando la conversazione si arena. Si tratta di strumenti che appaiono in linea con l’obiettivo di affidare all’IA un ruolo sempre più centrale decisivo nella ricerca del partner.
Stanchezza da swipe e i rischi per la privacy come due facce della stessa crisi
Dietro questa rivoluzione c’è una crisi profonda del settore. Un sondaggio di Forbes Health rivela che il 79% della Gen Z si sente emotivamente, mentalmente o fisicamente esausta dall’uso delle app di incontri. Tinder, Hinge e Bumble hanno tutte registrato cali di utenti tra il 2023 e il 2024. Parallelamente, stanno crescendo i formati offline alternativi – dai running club per single alle cene private. Bumble spera quindi che Bee possa rispondere al burnout diffuso e riportare gli utenti dentro le app.
Non tutti, però, applaudono. La preoccupazione più forte riguarda la privacy, poiché, per funzionare, Bee dovrà raccogliere informazioni estremamente intime, costruendo veri e propri profili psicografici. Se questi dati venissero violati, le conseguenze potrebbero essere gravissime, esponendo paure, desideri e preferenze sessuali.
L’esternalizzazione del corteggiamento
C’è poi una questione più filosofica. In un’epoca segnata da un’epidemia di solitudine – specialmente tra i giovanissimi – affidare il corteggiamento a un agente IA rischia di amplificare il problema invece di risolverlo. Se entrambi gli interlocutori si affidano a un copywriter algoritmico per scrivere messaggi, la conversazione rischia di perdere di autenticità ancora prima di cominciare.
Il rischio più profondo è un’esternalizzazione delle competenze relazionali. Incaricando due algoritmi a decidere se “scocca la scintilla”, si riducono le occasioni per imparare a sostenere uno sguardo, a gestire l’imbarazzo di un primo incontro – e, soprattutto, affrontare il rifiuto, una palestra fondamentale per costruire relazioni mature.
D’altro canto, il mercato, almeno per ora sembra premiare la piattaforma, visto che il titolo Bumble è salito di circa il 40% dopo la presentazione di Bee agli investitori. Al di là delle valutazioni finanziarie, la vera domanda è se vogliamo che siano gli algoritmi a scegliere per noi, oppure preferiamo mantenere, con tutti i limiti del caso, il controllo – e la responsabilità – delle nostre scelte sentimentali.
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