Diritti

I mostri possono sempre tornare: intervista impossibile al Dottor Sistema

Razzismo, omofobia, oscurantismo e disprezzo per il diverso sembravano culturalmente sconfitti. Il Dottor Sistema ci spiega come siano tornati presentabili e perché, mentre scorriamo distrattamente lo schermo, potremmo finire per lasciarli entrare.

13 Settembre 2026

Intervistatore: Dottor Sistema, posso finalmente darle una buona notizia?

Dottor Sistema: Le buone notizie sono la forma più pericolosa di disinformazione, ma provi.

Intervistatore: Dopo il Novecento abbiamo capito che razzismo, omofobia, persecuzioni e autoritarismo sono sbagliati.

Dottor Sistema: Certamente. Per alcuni decenni ce lo siamo persino ricordato.

Intervistatore: Quindi quelle idee sono state sconfitte.

Dottor Sistema: Culturalmente sono state respinte. Il razzista continuava a essere razzista, l’omofobo a essere omofobo e l’autoritario a desiderare qualcuno a cui obbedire. Però evitavano di vantarsene durante la cena.

Intervistatore: Era comunque un progresso.

Dottor Sistema: Enorme. Non avevamo eliminato la stupidità, ma le avevamo imposto un certo decoro.

Intervistatore: E poi che cosa è successo?

Dottor Sistema: Abbiamo democratizzato l’indecenza. Oggi dica una mostruosità, aspetti le critiche, si dichiari vittima della censura e raccolga nuovi seguaci. La vergogna non è più un ostacolo: è una strategia di comunicazione.

Intervistatore: Ma non parliamo soltanto di razzismo.

Dottor Sistema: Sarebbe riduttivo. Parliamo del disprezzo per tutto ciò che appare diverso, fragile o complesso: stranieri, omosessuali, minoranze, poveri, persone con disabilità, donne e uomini che non rispettano il copione assegnato. È un’avversione molto inclusiva: riesce a discriminare quasi tutti.

Intervistatore: Come la definirebbe?

Dottor Sistema: Culto della brutalità. Aggredire diventa forza, umiliare diventa sincerità e rispettare gli altri diventa debolezza. Basta cambiare il nome alle cose e anche la miseria morale acquista una certa eleganza.

Intervistatore: E la spinta verso l’uguaglianza? Un tempo sembrava più forte.

Dottor Sistema: Un tempo c’erano movimenti collettivi. Si chiedevano leggi, diritti, servizi pubblici, salari migliori e interventi contro povertà e discriminazioni.

Intervistatore: Oggi non si lotta più?

Dottor Sistema: Certamente che si lotta. Si pubblica una fotografia, si aggiunge una cornice colorata al profilo e si attende il miglioramento della società.

Intervistatore: Sta ridicolizzando la sensibilizzazione?

Dottor Sistema: Affatto. È utilissima, purché sia l’inizio dell’azione e non la sua elegante sostituzione. L’uguaglianza concreta richiede organizzazione, risorse e decisioni politiche. Quella digitale richiede una frase corretta e una buona illuminazione.

Intervistatore: Come siamo arrivati a questo punto?

Dottor Sistema: Attraverso l’informazione, naturalmente. O, più precisamente, attraverso qualcosa che le assomiglia abbastanza da poter essere confuso con essa.

Intervistatore: Sono stati i social a inventare la disinformazione?

Dottor Sistema: Non attribuiamo alla tecnologia meriti che appartengono all’essere umano. Propaganda, menzogne e giornali al servizio del potere esistevano molto prima di Internet. La vecchia informazione non era limpida, neutrale e innocente.

Intervistatore: Allora che cosa è cambiato?

Dottor Sistema: La quantità, la velocità e soprattutto la confusione. Prima un quotidiano, un volantino propagandistico e l’opinione del conoscente al bar avevano almeno forme diverse. Oggi arrivano sullo stesso schermo, con la stessa grafica e lo stesso pulsante per condividerli.

Intervistatore: E le persone non riescono a distinguerli?

Dottor Sistema: Alcune credono a tutto, altre non credono più a nulla. È il nostro pluralismo: ciascuno può scegliere liberamente il modo in cui rinunciare a capire.

Intervistatore: Ma oggi abbiamo accesso a molte più informazioni.

Dottor Sistema: Certamente. Abbiamo moltiplicato le risposte e perduto la capacità di formulare le domande.

Intervistatore: È questo l’analfabetismo digitale?

Dottor Sistema: È la sua forma più evoluta. Sappiamo usare perfettamente gli strumenti, ma non comprendiamo ciò che trasmettono. Condividiamo una notizia prima di leggerla: efficienza senza il fastidio della comprensione.

Intervistatore: Questa difficoltà riguarda anche i ragazzi?

Dottor Sistema: Molti sanno utilizzare contemporaneamente cinque applicazioni, ma fanno fatica davanti a cinque paragrafi consecutivi.

Intervistatore: Non sanno più leggere?

Dottor Sistema: Sanno riconoscere le parole. Più difficile è seguire un ragionamento dall’inizio alla fine. La lettura è un esercizio e molti non hanno mai avuto davvero occasione di allenarla.

Intervistatore: Qual è la conseguenza?

Dottor Sistema: Senza una lettura prolungata diventa difficile sviluppare un pensiero articolato. Le idee richiedono attenzione, memoria e collegamenti. Gli slogan hanno il vantaggio di arrivare già pronti.

Intervistatore: È colpa dei ragazzi?

Dottor Sistema: Sarebbe molto comodo. Prima li abituiamo alla distrazione permanente, poi li rimproveriamo perché si distraggono. È uno dei pochi programmi educativi che funziona esattamente come previsto.

Intervistatore: E il giornalismo che fine ha fatto?

Dottor Sistema: Sopravvive. Produce ancora inchieste, verifiche e analisi. Poi deposita tutto nello stesso luogo in cui un politico, un giornalista o un opinionista può pubblicare la prima sciocchezza che gli passa per la testa.

Intervistatore: Alcuni fanno persino fatica a costruire un testo comprensibile.

Dottor Sistema: È comunicazione autentica. Il pensiero raggiunge il pubblico ancora grezzo, prima che la sintassi possa danneggiarlo.

Intervistatore: Ma spesso scrivono vere e proprie stupidaggini.

Dottor Sistema: Non le chiamano stupidaggini. Le chiamano “quello che tutti pensano e nessuno ha il coraggio di dire”. Di solito nessuno lo diceva perché non aveva alcun senso.

Intervistatore: E questo vale anche per alcuni giornalisti?

Dottor Sistema: Naturalmente. Un tempo il giornalista doveva almeno fingere di separare la notizia dalla propria opinione. Sui social può pubblicarle insieme e lasciare al lettore il piacere di indovinare.

Intervistatore: E i politici?

Dottor Sistema: Hanno finalmente eliminato gli intermediari. Il pensiero passa direttamente dalla pancia al profilo, senza subire umiliazioni come una verifica o una domanda.

Intervistatore: E milioni di persone li seguono.

Dottor Sistema: Quando una sciocchezza viene scritta da un personaggio famoso, smette di essere una sciocchezza e diventa dibattito pubblico.

Intervistatore: Ma se vengono smentiti?

Dottor Sistema: Diventano vittime del sistema. Più prove presenta contro di loro, più dimostra quanto sia vasto il complotto. È un pensiero perfettamente protetto dalla realtà.

Intervistatore: È soltanto fanatismo politico?

Dottor Sistema: Il fanatismo non è così selettivo. Può essere religioso, politico, ideologico o complottista: ossessioni diverse con lo stesso funzionamento. Ogni fatto viene piegato alla propria fede e ogni dubbio diventa un tradimento.

Intervistatore: Perché queste ossessioni esercitano tanto fascino?

Dottor Sistema: Perché offrono una verità già pronta, un gruppo a cui appartenere e un colpevole da odiare. Pensare richiederebbe molta più fatica.

Intervistatore: Possibile che vengano seguiti anche da persone perbene?

Dottor Sistema: Le persone perbene sono indispensabili. I fanatici da soli fanno molto rumore, ma raramente diventano un sistema. Servono persone rispettabili che li ascoltino, li minimizzino e assicurino a tutti che stavano soltanto provocando.

Intervistatore: Perché non smettono di seguirli?

Dottor Sistema: Perché ammettere che quel personaggio mente significherebbe riconoscere di essersi lasciati ingannare. È molto più comodo accusare giornalisti, scienziati e istituzioni.

Intervistatore: Siamo arrivati anche a diffidare della scienza.

Dottor Sistema: La scienza dubita, verifica, corregge e talvolta ammette di non sapere. Il ciarlatano possiede sempre una risposta definitiva. È evidente chi offra un servizio più rassicurante.

Intervistatore: E università e ricerca?

Dottor Sistema: Producono soprattutto domande, mentre sui social abbiamo già tutte le risposte.

Intervistatore: Ma senza ricerca non può esserci innovazione.

Dottor Sistema: Non esageriamo. L’innovazione è molto importante nei convegni dedicati all’innovazione. Nella realtà potrebbe modificare gli equilibri esistenti, creando un certo disagio amministrativo.

Intervistatore: Forse bisognerebbe investire di più.

Dottor Sistema: Infatti investiamo moltissimo nella discussione su quanto sarebbe importante investire.

Intervistatore: Anche università e ricerca hanno qualche responsabilità?

Dottor Sistema: Come tutte le istituzioni, possiedono burocrazia, rigidità e qualche difficoltà nel riconoscere rapidamente le idee nuove. Ma compensano chiedendo continuamente ai ricercatori di essere innovativi.

Intervistatore: Non è una contraddizione?

Dottor Sistema: No, è interdisciplinarità.

Intervistatore: Tutto questo mi ricorda V per Vendetta. Quel film mostrava come paura, propaganda e controllo dell’informazione potessero ricondurre una società verso la dittatura.

Dottor Sistema: Era un film molto ottimista.

Intervistatore: Ottimista? Mostrava un regime autoritario.

Dottor Sistema: Sì, ma presupponeva che il pubblico comprendesse la metafora. Oggi molti vedrebbero la maschera, le esplosioni e due frasi adatte a una storia sui social. Poi voterebbero tranquillamente per il regime.

Intervistatore: Non sappiamo più capire ciò che vediamo?

Dottor Sistema: Comprendere richiede collegare fatti diversi, ricordare il passato e immaginare le conseguenze. Sono attività che rallentano notevolmente lo scorrimento.

Intervistatore: Che cosa è successo ai nostri neuroni?

Dottor Sistema: Li abbiamo riconvertiti. Prima servivano a comprendere la realtà; oggi servono a individuare il pulsante “Condividi” prima di avere letto l’articolo.

Intervistatore: Però vediamo continuamente guerre, morti e discriminazioni. Non dovremmo essere più sensibili?

Dottor Sistema: Se mostra una tragedia una volta, le persone si commuovono. Se la mostra ogni giorno, si abituano. Se la colloca tra una pubblicità e un contenuto divertente, diventa parte del programma.

Intervistatore: Non provano più tristezza?

Dottor Sistema: La provano per qualche secondo. Poi il contenuto finisce e ne comincia un altro. Abbiamo adattato la durata della compassione a quella dell’attenzione.

Intervistatore: Non pensano che potrebbe accadere anche a loro?

Dottor Sistema: L’essere umano considera la tragedia altrui un evento possibile e la propria sicurezza una legge naturale.

Intervistatore: È indifferenza?

Dottor Sistema: Qualcosa di più sofisticato. L’indifferente non guarda. L’assuefatto guarda tutto, commenta tutto e non sente più nulla. È perfettamente aggiornato e completamente impermeabile.

Intervistatore: Qual è la diagnosi?

Dottor Sistema: Anestesia morale collettiva. Il paziente vede il dolore, riconosce il pericolo e continua a scorrere.

Intervistatore: Quindi ciò che credevamo sconfitto può davvero tornare?

Dottor Sistema: Può tornare e, in alcune forme, è già tornato. Prima diventa nuovamente visibile, poi familiare e infine normale. Nessuna conquista civile è definitiva.

Intervistatore: Continuiamo però a chiamarle opinioni controverse, provocazioni o forme di dissenso.

Dottor Sistema: È il vantaggio degli eufemismi: permettono alle mostruosità di entrare in società vestite bene.

Intervistatore: E come dovremmo chiamare quelli che diffondono odio e vorrebbero cancellare i diritti degli altri? Mostri? Vermi?

Dottor Sistema: Mostri, certamente. Ma non offendiamo i vermi: almeno lavorano la terra e producono concime. Questi riescono soltanto a spargerlo.

Intervistatore: Quindi sono mostri peggiori dei vermi?

Dottor Sistema: Molto peggio. I vermi vivono sottoterra senza pretendere di governare quelli che stanno sopra.

Intervistatore: Come dovremmo reagire?

Dottor Sistema: Smettendo di trattare ogni mostruosità come un’opinione rispettabile. Le persone meritano rispetto; le idee false, fanatiche, contrarie alla scienza, crudeli e disumane devono essere combattute.

Intervistatore: Ma non dobbiamo essere tolleranti?

Dottor Sistema: Voltaire definiva il presunto diritto all’intolleranza assurdo e barbaro: il diritto delle tigri.

Intervistatore: Perché delle tigri?

Dottor Sistema: Perché le tigri sbranano per nutrirsi. Gli uomini riescono a perseguitarsi per un’origine, una religione, un orientamento sessuale o qualsiasi differenza trasformata in colpa. Voltaire era stato persino ingeneroso verso le tigri.

Intervistatore: Quindi con gli intolleranti dobbiamo essere duri?

Dottor Sistema: Esattamente. Democraticamente inflessibili: con la cultura, le leggi, la scuola e la responsabilità pubblica. Nessuna violenza, ma nemmeno la cortesia suicida di offrire rispettabilità a chi vuole negarla agli altri.

Intervistatore: In conclusione, che cosa dobbiamo difendere?

Dottor Sistema: Il diverso, la ragione e il primato della legge. Non il fanatismo di chi vuole cancellarli. Le tigri, almeno, hanno fame. Per questi esemplari di Homo stupidus, invece, non c’è nemmeno quella giustificazione.

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