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Andy e la speranza della “Quarta Via di Manchester”, tra sviluppo e redistribuzione, tra coesione e civismo
A Downing Street la Quarta Via di Andy Burnham per uno sviluppo endogeno e ultima diga contro i “barbari della notte”
1 – Andy Burnham a Downing Street: per dove e come ?
Andy Burnham è al 10 di Downing Street, ma per andare dove e come? Certo consapevole che 5 Prime Ministers in 7 anni (superando i record italiani) e un suo “fallimento” spalancherebbe le porte all’impensabile per gli inglesi ( e non meno per gli europei) e cioè a Reform di Farage nonostante sia stata la “clava di Brexit”. Senza indugi, intanto, agisce e riduce i bus ticket a 2 sterline e ridisegna i trasporti, indicando la via per andare incontro ai salari inglesi che con Brexit hanno perso potere d’acquisto ed è già un grande segnale e un buon inizio. Poi bisognerà mettere mano alla riforma della Sanità rinforzando il pubblico e alla rinazionalizzazione dell’acqua, e poi aprendo il portafoglio per la Difesa e con una politica della casa e dell’ energia (“drill baby drill”?) Queste le priorità di brevissimo. Come ha dimostrato a Manchester, Burnham riproverà a connettere investimenti privati e intervento pubblico, perché questa la “grande sfida” per far ripartire il Regno (dis)Unito dopo il disastro Brexit. Attraendo il business ma con regole chiare ben sapendo che dovrà avere il “voto favorevole” della City senza la quale non farebbe un passo avanti (Corbyn docet) e il punto di compromesso sarebbe una “crescita con sviluppo endogeno” (regionale e locale di un nord inglese delle fabbriche da “riagganciare”) iniettando fiducia nelle vene e nei cuori degli inglesi e anche degli investitori che per ora osservano e con una City attenta agli eventi. Anche se 120 milionari inglesi (Patriotic Millionaires) gli hanno chiesto pubblicamente e con coraggio di “tassarli di più” per etica e giustizia e tuttavia per ora il termine “patrimoniale” è lasciato in disparte anche se non escluso. Questo dovremmo definirlo il cuore del compromesso: redistribuire crescendo (endogenamente e tra territori Nord-Sud) e rafforzando il senso di coesione di una Monarchia Parlamentare divisa e di un (ex) Impero provati dai lunghi anni dell’ “isolamento post Brexit” e ora dalla freddezza con i cugini USA e dunque provando a reiniettare centralità britannica in Europa nella reciprocità. Si affaccia un “socialismo municipalista liberale” (con il Modello Manchester e senza richiami a Mamndani a New York) della modernità dove ancora una volta si tratta di accoppiare Stato (efficiente), Mercato (competitivo e giusto) e Innovazione (accessibile) in un quadro pienamente europeista per il suo attrattivo “mercato unico” di cui il UK è de facto parte integrante e in una prospettiva fortemente europeista e multilaterale (vedi i forti supporti all’Ucraina). Il programma di Andy Burnham, incentrato su questa sorta di “socialismo municipalista liberale à la Manchester“, mira allora a ristrutturare il Regno Unito attraverso una serie di misure strategiche volte a rispondere alle esigenze e ai bisogni primari dei cittadini, in particolare delle fasce medio-basse. Qui allora i primi sei+1 punti di rilancio redistributivo tra coesione e inclusione, tra Stato, Mercato e innovazione sociale in una chiave endogena-territoriale.
2 – I sette punti del programma per una crescita endogena e di sviluppo
- Politiche per il Lavoro e i Salari
- Riduzione dei Ticket Bus: Portare il costo a 2 sterline per migliorare l’accessibilità e incentivare l’uso dei trasporti pubblici salvaguardando i salari reali.
- Aumento dei Salari: Politiche di supporto per incrementare i salari medi e bassi, creando un ambiente di lavoro più equo, inclusivo e sostenibile (ex-norme DEI – diversity, equity, inclusion for Human Dignity e cancellate da Trump in USA).
- Nazionalizzazione dei Servizi Essenziali
- Acqua e Energia: Nazionalizzazione della gestione dell’acqua e riavvio delle trivellazioni nel Mare del Nord per garantire energia sostenibile e accessibile, riducendo la dipendenza dall’ esterno.
- Trasporti: Riorganizzazione e nazionalizzazione dei trasporti per garantire servizi efficaci e a prezzi accessibili.
- Politiche Fiscali
- Defiscalizzazione: Espansione della fascia di reddito esente da tasse, per alleggerire il carico fiscale sulle classi meno abbienti.
- Sistema Fiscale Progressivo: Promuovere una maggiore equità nel sistema fiscale, con tassazione proporzionale ai redditi.
- Decentramento Amministrativo
- Distribuzione della Ricchezza: Incrementare il potere locale per garantire che le risorse siano distribuite equamente in tutto il Regno Unito, evitando la concentrazione nella Grande Londra.
• Sviluppo Regionale: Investimenti mirati in aree regionali per stimolare l’economia locale con meccanismi di tipo endogeno.
- Difesa, Politica Estera e Finanza
- Investimenti nella Difesa: Incremento del budget per la difesa, coordinato a livello europeo, con un focus particolare sul sostegno all’Ucraina.
- Collaborazione con la City: Rilancio dell’economia attraverso investimenti esteri e cooperazione finanziaria con il settore privato per attrattività e competitività.
- Innovazione e Sostenibilità
- Stato-Mercato: Creare un modello di interazione tra Stato e mercato che favorisca l’innovazione, la sostenibilità e la crescita economica (riconnettendo globale e locale).
- Risposta alla Destra: Proporre soluzioni concrete e socialmente responsabili per contrastare le narrative della destra populista e sovranista, come quelle di Reform di Farage ora dimessosi per non dover rendere conto dei 5 mil.ni di sterline che ha “dimenticato” di denunciare (e con origini “oscure” e che certo non è piaciuto ai suoi stessi elettori, aprendo la via a nuovi concorrenti “satirici” (come Count BinFace).
7 . Debito da sostenere nella crescita (con sviluppo): un insieme di misure da bilanciare nelle compatibilità di un debito imponente e crescente seppure inferiore a quello francese e italiano.
3 – Un Programma “liberal-socialista municipalista e civico” verso Europa e multilateralismo
Ad una prima conclusione allora il programma di Andy Burnham rappresenta un tentativo ambizioso di costruire un “socialismo municipalista liberale e inclusivo” di stampo liberal-democratico che affronti le disuguaglianze economiche e sociali lungo una “Quarta Via” che non è tra capitalismo e statalismo ma tra un certo tipo di capitalismo (democratico) e un certo tipo di Stato (non burocratico e non normativo ma decentrato) uniti da coesione e inclusione. Dopo i tre grandi tentativi di compromesso, quella del primo lungo dopoguerra di ricostruzione, dopo il feroce neo-liberismo della Thatcher nel ‘900 e il “liberalismo social-democratico” di Tony Blair a cavallo del nuovo secolo. La chiave di volta sarà l’implementazione e integrazione efficace di queste politiche di nuova alleanza dinamica tra pubblico e privato in un contesto geopolitico molto più complesso e di bassa crescita globale, dove la coesione sociale e fiducia delle classi medie diventano fondamentali per il rilancio del Regno Unito dopo la crisi Brexit in un nuovo quadro europeista da condividere per politica estera, difesa e commercio e forse riportando gli inglesi a Bruxelles se il tempo lo consentirà.
Una strategia forte, radicale e coraggiosa anche per contrastare i “nuovi barbari” dell’estrema destra che lo tallonano e pronti a sbranarlo (come le destre estreme in Europa verso il Centro Popolare e le Sinistre con AFD in Germania, FN in Francia e Vox in Spagna e dei vari nazionalismi diparte dei paesi ex-sovietici) pur con i confusi “populismi razzisti della remigration”. Così, come i leoni nell’Arena del terribile e vergognoso video di Vannacci (dei giorni scorsi) quale inno istigatorio alla violenza in perfetta imitazione dello stile “trumpiano” nel totale silenzio di misure economiche e sociali. Una lezione allora, anche per il Centro – Sinistra italiano di fronte alla metamorfosi vannacciana della destra-destra di un confuso Futuro Nazionale venato da neo-razzismi incompatibili con l’etica costituzionale e umanista europea e con la sua economia sociale di mercato, manifatturiera e di servizio. Viene da dire allora “corri Andy corri”, perché il rischio è di un “Diluvio Universale” che né la Manica, né il Reno o le Alpi potrebbero forse essere sufficienti a reggere altri fallimenti del welfare europeo e dei diritti e della loro incompletezza con la discesa del buio sulle Pianure Europee compresa quella Padana.
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