Lavoro
ETHICAL HR: con la terza giornata finisce l’evento del 2026
Finisce oggi ETHICAL HR 2026, la 3 giorni sul lavoro etico, organizzata da TeamDifferent insieme a MAW e Howay, che vi abbiamo raccontato su queste pagine.
Finisce oggi la 3 giorni sul lavoro etico (che vi abbiamo raccontato qui e qui) organizzata da TeamDifferent insieme a MAW e Howay.
ETHICAL HR 2026 non è stato solo un evento sul futuro delle risorse umane, ma un luogo in cui si sono incontrate le persone che credono nel potenziale educativo del lavoro, che hanno fame di storie e aziende virtuose e che adottano la “cura” per rapportarsi a clienti e collaboratori.
Tutto questo è stato possibile grazie a molte persone, ma in particolare, oltre a Lorenzo Tedeschi che ha gestito l’evento, a Federico Vione (CEO di MAW e non solo) che da tempo è impegnato in questo ambito (qui il suo speech per Ted X Padova), e a Mara Prandi, COO di MAW e CEO di Howay, che anche grazie alla sensibilità su questi temi è stata premiata come CEO dell’anno 2025 durante la cerimonia de “Le Fonti Awards”.
Grazie a loro, ai relatori e ai partner, sono stati 3 giorni di dialoghi, interviste, workshop, tavole rotonde e libri. Giorni in cui si è parlato di salute mentale, cultura etica, genitorialità, linguaggi, welfare e impatti ambientali.
Il racconto dell’ultimo appuntamento di quest’anno
La mattinata si è aperta con uno workshop gestito da Alessandro Lotto e intitolato “Aiutaci a realizzare una Bussola dell’Ethical Management“. Una sessione collaborativa per la definizione di valori, principi e comportamenti fondanti dell’Ethical Management.
L’attività si è svolta attraverso YourChange® Canvas, il modello di gamification e intelligenza collettiva concepito proprio da Lotto, e i risultati saranno diffusi sui canali di comunicazione di Ethical HR.
Successivamente è stata la volta dello speech di Caterina Boschetti (*foto di copertina), Marketing Director MAW in Men At Code. Il titolo dell’intervento era: “L’inganno delle aziende perfette: l’etica del marketing nella comunicazione interna ed esterna e il grande mismatch tra promesse e realtà”.
Oggi parlerò di un tema che sento urgente: il mismatch tra ciò che i candidati si aspettano e ciò che le imprese offrono davvero.
È la risposta alla frase: “Ma non me l’ avevano descritto così.”
E non riguarda solo il ruolo. Riguarda l’ambiente lavorativo, la cultura, i valori, lo stile di leadership la crescita possibile e la relazione con i colleghi.Come Responsabile Marketing di MAW, sento la responsabilità di affrontare questo tema su due fronti inseparabili: marketing etico e risorse umane.Perché le Risorse Umane costruiscono ambienti in cui i professionisti possono brillare, crescere, dimostrare valore, e il Marketing ha il compito di trasmettere tutto questo a ogni livello interno e comunicarlo all’esterno.L’obiettivo è rendere coerente l’aspettativa dell’attrazione con la realtà del trattenimento perché i numeri ci dicono che non possiamo più rimandare: oggi quattro professionisti su dieci cercano attivamente di cambiare lavoro entro un anno dall’inizio di un nuovo impiego.Questo non è solo turnover, non è solo il costo economico di cambiare una risorsa in azienda, non è solo crollo della reputazione, ma una frattura di fiducia. Ed è lì che dobbiamo intervenire tutti noi insieme, garantendo agli altri un racconto etico, trasparente e che sia reale specchio di ciò che siamo davvero.Perché dietro quel “non me lo avevano detta così” c’è un professionista che si spegne e siamo noi responsabili di costruire contesti in cui possa invece brillare con coerenza, trasparenza e rispetto.
In chiusura sono intervenuti il Cav. Michele Alessi, Presidente Fondazione Buon Lavoro, Daniela Gensabella, Vice Presidente Associazione Nazionale Sociologi Lombardia e Alberto Salsi, Presidente ARGIS (Associazione di Ricerca per la Governance dell’Impresa Sociale).
Michele Alessi, terza generazione di un’azienda storica che adesso è alla sua quarta generazione, nel 2015 è stato insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Ecco un estratto del suo intervento:
Non mi rassegno allo stereotipo di un’impresa che sia contro la società e che per far bene impresa occorra, nei momenti di difficoltà, tagliare sui costi dei collaboratori. Così si va a scapito della componente umana, creando un contrasto inutile. Il bene delle imprese deve essere il bene dei lavoratori attraverso scelte etiche e funzionanti.
Il benessere individuale ha un impatto significativo sul benessere organizzativo.Negli annunci di lavoro leggo troppo spesso che è richiesta una buona gestione dello stress, ma questa non è una skill perché il lavoro non deve stressare. Può esserci una giornata pesante, che va recuperata con il riposo, ma lo stress è una patologia che porta alle dimissioni.Un dipendente va via per un insieme di mancanze e non solo per il fattore economico.Abbiamo condotto una ricerca, che verrà pubblicata a Marzo, dalla quale vengono fuori dati allarmanti sullo stress da lavoro correlato.






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