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Antiriciclaggio, l’addio al contante: boom di bonifici negli USA e febbre dell’oro

Il Quaderno UIF 2026 svela un’economia in transizione: crescono i flussi tracciabili e i bonifici verso gli USA, crolla l’uso del contante e raddoppiano gli scambi in oro

31 Ottobre 2026

C’è un tempo in cui il denaro smette di essere il semplice carburante dello scambio quotidiano per trasformarsi in un fiume carsico, che scorre silenzioso sotto la crosta della legalità. Immaginate una mappa invisibile tracciata sui contorni d’Italia, dove i confini non sono segnati da montagne o fiumi, ma da miliardi di euro che cambiano forma, si assottigliano, evaporano o si cristallizzano in lingotti lucidi custoditi nei caveau. È la geografia inquieta svelata dai dati dell’Unità di Informazione Finanziaria: un grande affresco in bianco e nero in cui la moneta elettronica galoppa a ritmi vertiginosi, il contante si ritira come un’ombra stanca di farsi inseguire, e l’oro torna a splendere come l’antico, immutabile rifugio dei disperati e dei cinici. In questo osservatorio privilegiato sul cuore pulsante dell’economia, ogni cifra è la spia di un movimento, ogni bonifico transfrontaliero è un ponte lanciato verso l’ignoto, e ogni anomalia intercettata racconta la lotta infinita tra chi cerca di occultare il peccato originale della ricchezza e chi tenta di ricondurla alla luce della regola.

L’analisi dei flussi finanziari elaborata dall’Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF) nel primo Quaderno dell’antiriciclaggio del 2026 offre uno spaccato nitido e privo di retorica delle dinamiche economiche sotterranee che attraversano il Paese. Il quadro complessivo della prima metà dell’anno mostra un sistema in forte trasformazione: se da un lato la massa aggregata di denaro monitorato aumenta, dall’altro cambiano radicalmente i vettori, gli strumenti e la geografia della movimentazione patrimoniale.

La metamorfosi del denaro sporco nel primo semestre 2026: tracciabilità aggregate, contante in ritirata e la febbre dell’oro

I dati messi a disposizione dall’Autorità antiriciclaggio della Banca d’Italia rivelano la coesistenza di diverse tendenze parallele: la progressiva archiviazione del contante nelle grandi transazioni, l’esplosione dei grandi trasferimenti transfrontalieri verso specifiche piazze internazionali e una vera e propria rincorsa all’oro fisico. In parallelo, le dinamiche operative evidenziano come la cooperazione internazionale tra le Financial Intelligence Unit (FIU) stia affrontando una crescita esponenziale dei volumi informativi cross-border, ridisegnando la mappa dei controlli nell’era della finanza digitale e globale.

Segnalazioni SARA: la forza trainante del comparto bancario e l’evoluzione dell’intermediazione

Nel corso del primo semestre del 2026, il valore aggregato delle operazioni superiori alla soglia dei 5.000 euro inoltrate alla UIF tramite le Segnalazioni Antiriciclaggio Aggregate (SARA) ha raggiunto quota 16.703 miliardi di euro. Il dato segna un incremento del 7,5 per cento rispetto ai 15.539 miliardi rilevati nello stesso periodo dell’anno precedente, confermando la centralità dei flussi bancari e finanziari all’interno dei meccanismi di monitoraggio preventivo previsti dal Decreto Legislativo 231 del 2007.

La spinta principale a questa espansione monetaria monitorata proviene in misura pressoché esclusiva dal blocco costituito da banche, Poste Italiane e Cassa Depositi e Prestiti. Questo aggregato primario rappresenta da solo ben 16.016 miliardi di euro del totale segnalato, pari a circa il 95,9 per cento dell’intero volume d’affari intercettato dalla rete SARA. A fronte di 1.349 soggetti segnalanti complessivi (in netto calo rispetto ai 1.409 del primo semestre 2025 e ai 1.500 del 2022, per effetto dei processi di consolidamento societario nel settore creditizio), i 422 intermediari appartenenti al comparto bancario e postale gestiscono oltre 251 milioni di operazioni sottostanti sulle 320 milioni complessive della prima metà dell’anno.

L’analisi per tipologia di intermediario evidenzia ruoli e specializzazioni differenziate all’interno del sistema finanziario. Le Società di Gestione del Risparmio (SGR), pur contando 258 operatori attivi, hanno movimentato 163 miliardi di euro distribuiti su 6,39 milioni di transazioni, posizionandosi come secondo settore per volume finanziario. Diversa è la situazione degli intermediari finanziari iscritti all’albo ex articolo 106 del TUB, i quali hanno intermediato 187 miliardi di euro distribuiti su circa 4 milioni di operazioni, trainati principalmente dalle erogazioni di finanziamento e dai trasferimenti d’incasso. Gli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL) e gli Istituti di Pagamento (IP) mostrano una polarizzazione opposta: volumi finanziari più contenuti (rispettivamente 64 e 36 miliardi di euro), ma una frequenza transazionale elevatissima, pari a oltre 37,4 milioni di operazioni per gli IMEL e 16,5 milioni per gli IP, a testimonianza di una diffusione pervasiva nei micropagamenti e nella gestione della liquidità quotidiana.

Nelle operazioni bancarie d’insieme, la componente dominante rimane quella dei bonifici ricevuti e ordinati: tra i versamenti e gli accrediti (7.761 miliardi complessivi nel semestre), i bonifici in entrata costituiscono ben 5.415 miliardi di euro (il 69,8 per cento del totale), con un importo medio per singola transazione pari a 84.843 euro. Sul fronte dei prelievi e addebiti (8.255 miliardi di euro complessivi), i bonifici ordinati pesano per 5.353 miliardi di euro. Segue a distanza l’operatività in titoli, con acquisti per 1.001 miliardi di euro e vendite per 805 miliardi, a conferma di un mercato mobiliare dinamico e attentamente monitorato nelle sue componenti di liquidamento.

Il tramonto progressivo della cartamoneta e l’analisi delle Comunicazioni Oggettive

In drastica controtendenza rispetto alla crescita dei flussi finanziari tracciabili, l’impiego del contante continua a registrare un ridimensionamento strutturale e costante. La tendenza emerge in modo concorde sia dai dati SARA sia, in maniera ancor più dettagliata, dalle Comunicazioni Oggettive inoltrate mensilmente dagli intermediari per gli utilizzi di contante pari o superiori a 10.000 euro mensili (oppure per operazioni occasionali sopra i 1.000 euro).

Nel primo semestre del 2026, le Comunicazioni Oggettive indicano un ammontare globale di contante movimentato pari a 110,3 miliardi di euro, in calo del 4,2 per cento rispetto ai 115,0 miliardi del corrispondente periodo del 2025 (e nettamente inferiore rispetto ai 251,2 miliardi registrati nell’intero anno 2023). Contestualmente, il numero totale di operazioni rilevate si è attestato a 21,2 milioni di unità, segnando un calo del 3,7 per cento rispetto ai 22,0 milioni del primo semestre 2025. L’importo medio per singola transazione si è stabilizzato intorno ai 5.204 euro (con un ripiegamento impercettibile del 0,5 per cento), dimostrando che la contrazione non deriva da una frammentazione del valore delle singole buste di contante, bensì da una riduzione generalizzata e sistematica della quantità complessiva di cartamoneta fatta circolare attraverso i canali bancari e postali formalizzati.

Questo fenomeno di graduale dematerializzazione dei pagamenti si riflette nitidamente anche all’interno dei bilanci delle banche e degli uffici postali. Nei primi sei mesi dell’anno, i versamenti di contante su conto corrente e deposito segnalati in SARA sono ammontati a 71,2 miliardi di euro, rappresentando appena lo 0,9 per cento del valore totale dei versamenti e accrediti bancari, pur mantenendo un peso transazionale del 6,1 per cento a causa del valore medio contenuto (10.685 euro per operazione). I prelievi in contante da conto si attestano ad appena 4 miliardi di euro su base aggregata. La contrazione dell’operatività in cartamoneta è favorita anche dal costante ridimensionamento della presenza fisica degli sportelli bancari sul territorio, spingendo la clientela residenziale e commerciale verso soluzioni di pagamento elettronico, strumenti digitali e circuiti d’incasso tracciabili.

Rotte internazionali e finanza transfrontaliera: l’esplosione dei flussi verso gli Stati Uniti

L’analisi dei bonifici esteri offre uno dei quadri più dinamici e complessi dell’intero report UIF, evidenziando una forte espansione dell’operatività transfrontaliera in entrata e in uscita dall’Italia. Nel corso del semestre, gli importi dei bonifici da e verso l’estero sono aumentati rispettivamente del 16,1 per cento per le entrate e del 15,2 per cento per le uscite.

Il fenomeno di maggior momento riguarda la direttrice con gli Stati Uniti d’America: i flussi scambiati tra l’Italia e la piazza statunitense hanno raggiunto la cifra eccezionale di 130,0 miliardi di euro nel singolo semestre, segnando un quasi raddoppio (+95 per cento circa) rispetto ai dati registrati nel medesimo semestre del 2025, riposizionandosi e superando di slancio i livelli massimi registrati nell’intero esercizio 2024 (124,7 miliardi di euro). La forte accelerazione dei canali finanziari con gli USA testimonia una riorganizzazione dei flussi d’investimento, del regolamento di scambi commerciali di grande dimensione e della gestione della tesoreria da parte di grandi gruppi multinazionali e istituzioni finanziarie.

Un’attenzione particolare viene riservata dal sistema di prevenzione ai trasferimenti verso i paesi a fiscalità privilegiata o non cooperativi sotto il profilo dello scambio informativo. Nelle rilevazioni del primo semestre 2026 si segnala l’inserimento formale della Bosnia ed Erzegovina all’interno del perimetro dei paesi sotto monitoraggio rafforzato. L’impatto di questo aggiornamento si è fatto subito sentire: la Bosnia ed Erzegovina ha assorbito da sola il 9,0 per cento dell’intero volume di bonifici indirizzati verso o provenienti da giurisdizioni a fiscalità privilegiata, posizionandosi come una controparte di primario rilievo nella mappa dei flussi potenzialmente esposti a rischi di opacità fiscale e societaria.

Sul fronte delle rimesse degli immigrati verso i paesi d’origine (i cosiddetti money transfer), i dati del semestre mostrano una lieve flessione complessiva dell’operatività in uscita (-2,0 per cento). La graduatoria delle principali destinazioni geografiche delle risorse inviate all’estero rimane peraltro estremamente stabile ed è dominata da un nucleo consolidato di Paesi: Bangladesh, Marocco, India, Georgia e Filippine continuano ad assorbire la maggior quota della liquidità trasferita dai lavoratori stranieri residenti in Italia verso le famiglie nei paesi d’origine.

La febbre dell’oro: crescita record e peso dei mercati esteri

Il comparto delle dichiarazioni sull’oro materiale a consuntivo ha fatto registrare nel primo semestre del 2026 una crescita di proporzioni straordinarie. Il valore totale dell’oro scambiato e dichiarato alla UIF ha raggiunto i 35.637,58 milioni di euro (pari a oltre 35,6 miliardi), con un balzo impressionante del 66,1 per cento rispetto al primo semestre del 2025, quando il valore si era attestato su livelli decisamente più contenuti.

Questa impennata eccezionale del controvalore monetario è in larga parte riconducibile alle dinamiche macroeconomiche dei mercati delle materie prime e in particolare all’incremento del prezzo medio del metallo prezioso, salito del 43,7 per cento su base annua per effetto delle tensioni geopolitiche globali e della ricerca di beni rifugio. Tuttavia, la crescita non è soltanto di natura nominale o finanziaria: le quantità fisiche complessivamente scambiate e oggetto di dichiarazione sono aumentate del 15,5 per cento, evidenziando una corsa reale all’accumulazione e al commercio dell’oro.

L’infrastruttura di mercato del settore appare fortemente concentrata. Dei 996 soggetti che hanno presentato dichiarazioni nel semestre, ben il 90,9 per cento del valore totale scambiato (pari a 32.408,25 milioni di euro) è riconducibile a soli 502 Operatori Professionali in Oro autorizzati. Le banche, con 20 istituti segnalanti, rappresentano il 7,2 per cento del mercato (2.557,86 milioni di euro), mentre la presenza diretta di persone fisiche e altre persone giuridiche si attesta a quote marginali del totale. Sotto il profilo della tipologia di transazione, la quasi totalità del valore (il 97,1 per cento, pari a 34.616,38 milioni di euro su circa 154.786 singole operazioni sottostanti) riguarda contratti di compravendita pura, seguiti a grande distanza dai prestiti d’uso (490,30 milioni in accensione) e dalle operazioni di garanzia o trasferimento.

Un ulteriore elemento strategico evidenziato nel report riguarda l’internazionalizzazione del mercato dell’oro italiano: la quota degli scambi operati con controparti estere ha raggiunto il 47,9 per cento dell’intero ammontare dichiarato, lasciando il 52,1 per cento alle transazioni eseguite interamente sul territorio nazionale. La crescente integrazione con i mercati internazionali dell’oro rende la filiera dei metalli preziosi uno dei punti nodali più sensibili per i controlli antiriciclaggio e antievasione.

Controlli ispettivi, azione sanzionatoria e supporto alla magistratura

L’attività dell’Unità di Informazione Finanziaria non si limita al tracciamento e all’elaborazione statistica dei flussi, ma si articola in incisive funzioni di controllo, vigilanza ispettiva e collaborazione operativa con gli organi investigativi e la Magistratura.

Sul piano della vigilanza diretta, nel corso del primo semestre del 2026 la UIF ha avviato 12 accertamenti ispettivi nei confronti di intermediari e soggetti obbligati. La distribuzione delle visite ispettive ha riguardato 4 banche, 5 tra Istituti di Pagamento, IMEL e altri intermediari finanziari, 1 società fiduciaria e 2 Società di Gestione del Risparmio o SIM. Sul fronte sanzionatorio amministrativo per le violazioni riscontrate sul campo, l’Unità ha proseguito nell’accertamento delle irregolarità formali e sostanziali, trasmettendo al Ministero dell’Economia e delle Finanze le contestazioni relative alle omesse segnalazioni di operazioni sospette o al mancato inoltro delle comunicazioni aggregate.

Strettissimo si conferma il legame funzionale tra l’Unità e la Magistratura inquirente. Nei primi sei mesi dell’anno, la UIF ha ricevuto 209 richieste di informazione e approfondimento provenienti dall’Autorità giudiziaria impegnata in indagini penali. A fronte di tali sollecitazioni, l’Unità ha elaborato e inoltrato 317 note di risposta analitiche (comprensive degli aggiornamenti e dei dettagli finanziari acquisiti) e ha trasmesso agli organi inquirenti 685 Segnalazioni di Operazioni Sospette (SOS) correlate alle indagini in corso. In parallelo, l’Unità ha inoltrato direttamente alla Magistratura o nell’ambito delle relazioni tecniche agli Organi Investigativi (Guardia di Finanza e Direzione Investigativa Antimafia) ben 172 denunce di fattispecie aventi rilevanza penale ai sensi dell’articolo 331 del codice di procedura penale, derivanti dall’analisi finanziaria delle operazioni anomale.

La cooperazione internazionale tra FIU: la sfida delle segnalazioni cross-border

Nell’attuale scenario di mercati finanziari privi di confini e caratterizzati dall’istantaneità dei trasferimenti digitali, la cooperazione transfrontaliera tra le FIU costituisce la spina dorsale della prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo internazionale. Nel primo semestre del 2026, lo scambio informativo della UIF con le corrispondenti Autorità estere ha registrato una crescita senza precedenti nei volumi operativi.

L’Unità italiana ha trasmesso 423 richieste di informazione a FIU estere (con una crescita del 19,2 per cento rispetto alle 355 dello stesso semestre del 2025), di cui 176 per autonome esigenze di analisi finanziaria strategica e 247 per dare risposta a specifiche richieste inoltrate dalla Magistratura italiana. Le richieste d’informazione pervenute dall’estero sono state 791 (+4,6 per cento rispetto al primo semestre 2025), veicolate sia attraverso la rete mondiale Egmont Secure Web (334 casi) sia tramite la piattaforma europea FIU.net (457 casi).

Il dato di gran lunga più significativo dell’intero capitolo riguarda l’esplosione delle segnalazioni transfrontaliere automatiche e spontanee, le cosiddette segnalazioni cross-border. Le comunicazioni ricevute dalla UIF da parte delle FIU estere sono letteralmente quadruplicate, passando dalle 25.547 del primo semestre del 2025 alla cifra record di 64.976 nel semestre in esame. Come chiarito formalmente dalla stessa UIF nell’analisi dei dati, questo incremento imponente non deriva da un improvviso e proporzionale aumento dell’attività criminale transfrontaliera, bensì dall’adozione di differenti criteri di selezione, filtraggio e trasmissione delle posizioni contabili da parte di una singola FIU dell’Unione Europea, che ha modificato i propri algoritmi di inoltro massivo.

Questo evento tecnico evidenzia con grande chiarezza le sfide metodologiche e tecnologiche che l’antiriciclaggio moderno si trova ad affrontare: la capacità di gestire ed elaborare “Big Data” finanziari ad altissima frequenza, la necessità di armonizzare i criteri di rilevazione tra le diverse giurisdizioni dell’Unione Europea e l’importanza di affinare i filtri analitici per trasformare una massa ingente di dati grezzi in intelligence finanziaria ad alto valore aggiunto per la tutela della legalità e della trasparenza dei mercati.

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