Cronaca
Terrorismo virtuale e violenza psicologica di massa a Piacenza e Cremona
Negli ultimi due giorni a Piacenza e Cremona sono state diffuse notizie false volte a generare il panico e a mettere in cattiva luce i movimenti di protesta di studenti e lavoratori che stanno attraversando l’Italia. Si tratta di un cinico tentativo di intimidazione.
Nella giornata di ieri (20 ottobre 2026) le città di Piacenza e Cremona sono state teatro di fatti surreali e inquietanti che hanno trovato poco spazio sulla stampa nazionale ma che è bene raccontare e interrogare. In breve: nella serata del giorno precedente erano iniziate a circolare sui social media e sui canali di messaggistica voci di presunti raduni giovanili previsti per la mattina successiva. Si parlava di migliaia di ragazzi intenzionati a darsi appuntamento per distruggere negozi e stuprare coetanee in giro per la città, addirittura veniva indicata una presunta lista di bersagli predefiniti con tanto di nomi e cognomi. Ai genitori e ai ragazzi si consigliava, dunque, di non uscire di casa per la propria incolumità. Il giorno successivo, di fatto, gli unici soggetti effettivamente radunatisi in città erano gruppetti di militanti di estrema destra piantonati a braccia conserte davanti alla stazione ferroviaria ma delle prospettate orde di stupratori e devastatori neanche l’ombra. La completa infondatezza delle informazioni circolate la sera prima non ha impedito però che un numero consistente di genitori decidesse di tenere i propri figli a casa da scuola (le classi delle scuole superiori erano, nel migliore dei casi, dimezzate) e, soprattutto, che nel corso della giornata rimbalzassero notizie inventate di sana pianta secondo cui ci sarebbero stati accoltellamenti e aggressioni in vari luoghi della città. Di nuovo, voci prive di qualsiasi fondatezza rilanciate con la sicumera e l’emotività tipiche di chi se ne sta rintanato in casa pronto a prendere per vero e a diffondere qualunque brandello di “verità” entri in risonanza con i propri fantasmi interiori.
L’esperimento sociale è riuscito. Il messaggio “restate a casa” è passato, ma stavolta il virus letale sarebbe sfuggito da laboratori molto diversi da quelli di Wuhan…le nostre periferie, quei laboratori di “sostituzione etnica” dove migliaia di maranza tramano per togliere la carne di maiale dai nostri menù, stuprare le nostre ragazze e rubare articoli di lusso dalle vetrine rotte dei negozi. Non è difficile immaginare chi ci sia dietro un’operazione tanto cinica, che ha fruttato la possibilità di raccontare che se non è successo niente è perché qualcuno presidiava le stazioni e ha spaventato i maranza malintenzionati. Se “la violenza è sempre sbagliata” (cit.) non c’è dubbio che sia da condannare anche questo caso eclatante di violenza psicologica su intere città già spaventate dal martellamento a reti unificate dei giorni scorsi, quando le rivendicazioni di chi è sceso in piazza a Milano, Torino, Bologna, Roma e in tante altre città sono state del tutto oscurate per fare posto a una narrazione unilaterale concentrata soltanto sugli episodi di vandalismo. Considerando che l’attuale governo non manca di costanza e creatività nell’intervenire sul codice penale (settantasei volte in quattro anni…del resto inventarsi reati non richiede di trovare coperture finanziarie), potrebbe essere auspicabile introdurre per casi come questi il reato di terrorismo virtuale, perseguendo non soltanto chi usa i social media per convocare raduni violenti, ma anche chi si inventa la convocazione di suddetti raduni per generare terrore e capitalizzare consenso basato sul nulla.
La strategia l’abbiamo capita: etichettare in chiave etnico-culturale (i “maranza”) il malessere e la rabbia della gen Z per oscurare il fatto che si tratta invece di un fenomeno eminentemente politico. Nessuna persona di senno può giustificare atti vandalici, ma i mantra di condanna alla violenza ripetuti ad nauseam in questi giorni sono soltanto rumore di fondo se non preludono a un tentativo serio di comprendere le dinamiche sociali alla base dei fenomeni cui abbiamo assistito e di rispondere alle giustificatissime rivendicazioni e istanze di chi è sceso in piazza: no al riarmo, salari dignitosi, risposte sul caro vita e adeguata spesa pubblica su istruzione e sanità. Il malessere sociale è una forma di energia grezza che va recepita, interpretata e convogliata perché maturi in proposta e azione politica di trasformazione della società. Se nessuno si fa carico di questo processo, l’energia grezza si accumula per poi esplodere in modi problematici e, forse ancora peggio, improduttivi. Il governo in carica ha avuto quattro anni (durata di cui recentemente proprio a Piacenza ha avuto l’ardire di gloriarsi) per farsi carico di questo malessere, generato da problemi che non sono incominciati a Milano lo scorso weekend. Anziché fornire risposte concrete, il governo ha preferito sbizzarrirsi nell’invenzione di nuovi reati, farsi prendere in giro dai peggiori personaggi della scena geopolitica internazionale e calciare un barattolo ormai completamente vuoto di risorse, idee e prospettive, se non le solite litanie sull’immigrazione incontrollata. Dall’altra parte il cosiddetto campo largo è troppo impegnato a capire chi e come sarà il capo-brigata per assumersi il compito di ricezione, interpretazione e traduzione politica del malessere sociale per il quale il governo in carica è chiaramente impreparato. Allora dobbiamo farlo noi cittadini semplici, dal basso, proponendo alternative e fucine di elaborazione costruttiva del dissenso sul territorio. Dobbiamo farlo anche scendendo in piazza per dimostrare che se l’obiettivo era farci rimanere a casa rimbecillendoci di fake news, l’unico risultato che hanno ottenuto è stato quello di farci venire ancora più voglia di manifestare. A Piacenza sono previste diverse iniziative in questa direzione nei prossimi giorni, vi aspettiamo:
- Sabato 24 Ottobre 2026: Cooperativa PopolareInfrangibile (Via Alessandria 16), ore 15, conferenza stampa delle realtà associative del territorio per analizzare e decostruire i gravi fatti di questi giorni.
- Venerdì 30 Ottobre 2026: ITALIA IN PIAZZA PIACENZA – LA GEN Z SCENDE IN STRADA – Manifestazione contro il carovita, contro le spese militari, per la scuola e la sanità pubbliche – Ritrovo ore 8:30 davanti al Liceo Artistico Cassinari (via Scalabrini).


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