Calcio
Il più crudele dei giochi
Più che dalla forza o dalla velocità, il calcio è governato dall’incertezza. Per novanta minuti costruisce certezze che può distruggere in pochi secondi.
Ci sono sport più violenti del calcio. Sport più duri, più faticosi, più pericolosi, ma pochi giochi sanno essere crudeli come il calcio. La crudeltà del calcio non nasce dal contatto fisico. Nasce dal tempo. Per novanta minuti una squadra può difendere, resistere, soffrire, costruire pazientemente il proprio risultato. Può credere di avere ormai attraversato la tempesta. Poi, quando l’orologio segna il novantaquattresimo minuto, arriva un pallone in area, una deviazione, un colpo di testa, e tutto cambia. La Germania che supera la Costa d’Avorio nel recupero non è un’eccezione. È una delle infinite manifestazioni di una legge non scritta che governa questo sport. Nel calcio nulla è davvero acquisito fino al fischio finale. Altri sport consentono di recuperare. Nel basket uno svantaggio può essere colmato in pochi secondi. Nella pallavolo ogni punto vale esattamente quanto il precedente. Nel ciclismo o nell’atletica la superiorità emerge spesso in modo progressivo e misurabile. Il calcio, invece, concentra una parte enorme del suo significato in pochi istanti. Un errore, una distrazione, una deviazione fortuita possono cancellare il lavoro di un’intera partita. Per questo il calcio è il gioco che più assomiglia alla vita quotidiana: non sempre il risultato finale riflette fedelmente ciò che è accaduto durante il percorso. La squadra che perde al novantaquattresimo minuto prova un sentimento particolare. Non è soltanto delusione. È la sensazione di aver visto svanire qualcosa che sembrava già proprio. Per qualche secondo i giocatori avevano già immaginato il pareggio, la vittoria, la qualificazione. Quel futuro era diventato reale nella loro mente prima ancora che sul tabellone. Forse è anche per questo che milioni di persone continuano a guardare il calcio. Non perché sia il gioco più giusto, ma perché è uno dei meno prevedibili. Ogni partita contiene la possibilità di un finale improvviso. Ogni certezza può essere rimessa in discussione fino all’ultimo secondo. La crudeltà del calcio è inseparabile dal suo fascino. Se il risultato fosse deciso in anticipo dalla superiorità tecnica, se il migliore vincesse sempre, il gioco perderebbe gran parte della sua forza narrativa. La speranza dell’ultimo minuto e la paura dell’ultimo minuto sono due facce della stessa medaglia. Per chi vince, un gol al novantaquattresimo minuto è un’esplosione di gioia. Per chi perde, è una piccola tragedia sportiva. Ma è proprio questa sproporzione tra il tempo trascorso e l’istante decisivo che rende il calcio diverso da tutti gli altri sport. Forse per questo Eduardo Galeano scriveva che il calcio è capace di suscitare sentimenti che sfuggono alla logica. Per novanta minuti ci convince che tutto sia sotto controllo. Poi ci ricorda che non lo è mai stato. E così, ogni volta che l’arbitro assegna quattro minuti di recupero, il più crudele dei giochi ricomincia da capo.
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