L'amico spagnolo

Letteratura

L’anarchismo dandy di due nomadi inquieti

Un secolo di storia e cultura ripercorso tra sogno e realtà

27 Luglio 2026

Un romanzo anarchico, questo L’amico spagnolo di Francesco Forlani, che intreccia storia e invenzione, cronache di viaggio e verbali di polizia, fotografie e disegni, brani di diario e poesie, appunti scritti a mano e divagazioni letterarie, stili lingue personaggi epoche e luoghi diversi, in un caleidoscopio vivace e ininterrotto di vicende e riflessioni che si susseguono e intersecano, tutte celebranti come valori fondamentali l’ansia di libertà, il desiderio di giustizia e solidarietà sociale, l’amore in ogni declinazione possibile. Protagonista del racconto è Errico Malatesta (Santa Maria Capua Vetere 1853-Roma 1932), scrittore anarchico rivoluzionario, massimo esponente del movimento libertario italiano e del libero pensiero, che a seguito della sua intensa attività sovversiva fu arrestato innumerevoli volte, passò dieci anni in carcere e più di trenta in esilio, ricercato dalla polizia internazionale tra fughe rocambolesche e identità fittizie, peregrinando tra vari paesi europei, dalle Americhe fino alla Patagonia, seminando ovunque amanti e figli, in obbedienza totale al suo spirito svincolato da ogni costrizione e pregiudizio, ma sempre guidato da ideali di emancipazione, uguaglianza sociale e solidarietà universale tra i popoli. Co-protagonista è Franck, professore precario e intellettuale inquieto, italiano d’origine ma francese di adozione, scrittore e musicista in perenne transito tra Parigi e Saragozza, dove nel liceo in cui insegna riceve l’incarico di studiare le vicende vissute da Malatesta in Aragona tra il 1891 e il 1892, insieme all’amico spagnolo Pedro Esteve e a sua moglie Maria Roda. Evidente alter ego di Franck è l’autore stesso del romanzo, Francesco Forlani (Caserta 1967), traduttore, performer, agitatore culturale, redattore del blog Nazione Indiana e autore prolifico di narrativa, saggistica e poesia. Campano come Malatesta, vive tra Italia, Francia, Corsica e Spagna, esattamente come la sua creatura letteraria Franck, e i ruoli tra queste tre figure maschili si sovrappongono nella narrazione materialmente e idealmente, nei fatti come nelle aspirazioni: l’autobiografia si rivela tra le pieghe del resoconto cronachistico e storico, in un gioco continuo di identificazione, svelamento e finzione, in cui il trait d’union rimane l’attrazione per il nomadismo e la passione etica e politica per gli ideali di libertà e giustizia.

Se il romanzo si apre su una riunione anarchica clandestina in un appartamento di Londra, in cui Malatesta nel 1895 ha trovato rifugio insieme ad altri compagni, braccato dagli agenti di Scotland Yard che lo chiamano “l’uomo dalle nove vite”, subito dopo sposta il focus su Franck, che a Parigi assiste al rientro in Corsica di Rosa, sua giovane amoureuse con cui forse sperava di ancorare la sua esistenza errabonda a una rassicurante solidità. La domanda che da qui tornerà a riaffiorare tra le pagine del volume riguarda l’impossibilità di far durare un amore senza sentirsene assediati o limitati nella propria indipendenza. Franck ripropone il suo assillo a tutte le amiche che incontra, la barista Iris, la coinquilina Cathy, le colleghe docenti, offrendosi da solo la risposta: “Perché le storie d’amore finiscono?… L’amore smette di respirare quando le anime non ridono più”. Il trasferimento a Saragozza prelude a un impegno intellettuale e sociale di ben più vasta portata, per lui “chierico vagante” e orgogliosamente “comunista dandy”, quando la ricerca su Malatesta inizia ad assorbirlo totalmente. La narrazione si fa allora corale, con continue digressioni e interventi di personaggi diversi, a seguire le vicende temerarie e coinvolgenti dell’anarchismo europeo di fine ’800, in una regione aragonese esplorata geograficamente e umanamente, tra inevitabili parallelismi con gli eventi e i protagonisti della storia e della cultura italiana (da Bava Beccaris a Mussolini a Berlusconi, da Matilde Serao ad Ada Negri a Guido Ceronetti) e il reverente omaggio al capolavoro ottocentesco del polacco Jan Potocki Manoscritto trovato a Saragozza. I cinque corposi quaderni in cui Franck trascrive i suoi appunti corrispondono ai cinque capitoli che compongono il volume di Francesco Forlani, alternando varie fasi temporali e informazioni molteplici fornitegli dai nuovi amici spagnoli: Jesus, Raoul, Carlos, Noel, Pilar, Alejandro, Clara, Candela… Ognuno a suo modo, insieme alla ricca documentazione recuperata negli archivi, nelle biblioteche e nelle librerie della città, aiuta Franck a ricostruire brandelli di esistenza dell’anarchico campano, con i sodali di lotta, le donne amate (“libere, esposte a tutti e disposte a tutto tranne che a rinunciare ad affermare i propri diritti”). A proposito dei legami sentimentali e sessuali, con leale convinzione Malatesta riteneva che la parola amore prefigurasse la lotta universale di indipendenza e felicità condivisa “con l’umanità perduta e sfruttata, oltraggiata dal potere di pochi”. Propugnatore dell’amore libero, l’anarchico condivideva i propri coerenti principi sia con l’amico tipografo Pedro Esteve sia con le donne frequentate, popolane o nobili che fossero: “Amare tutti è come amare nessuno”, ripeteva. Mentre il suo biografo Franck si professa più vulnerabile rispetto alle ferite lasciategli dall’addio dell’ultima fidanzata, Rosa: “mancando lei manca l’umanità tutta intera”, convinto comunque dell’unico comandamento che si è imposto di seguire: “mourir vivant… per sentirsi vivo, sempre”. Proprio in ossequio a tale imperativo, Franck si imbatte in una presenza femminile coinvolgente nella sua ribelle originalità: la giovane rom Marioara, ricercata dalla polizia per pluriomicidio e minacciata da militanti di estrema destra, in fuga verso la Francia attraverso i Pirenei. Franck la aiuta a scappare, insieme ad altri compagni anarchici, in un avventuroso viaggio irto di pericoli, in cui la generosità dell’amicizia riesce a superare anche le lusinghe di un amore nascente.

 

Francesco Forlani, romanzo sulle tracce dell'anarchico Errico Malatesta

Il viaggio, la strada, il perpetuo spostarsi sembra essere il destino di Franck come un secolo prima lo è stato di Errico Malatesta, entrambi uomini fedeli all’utopia di una necessaria liberazione individuale e collettiva dalle trame costrittive del potere, dalle illusioni di successo personale, per rompere la gabbia di convenzioni sociali, di fedi e ideologie costrittive: viandanti senza patria per cui “il cammino si fa andando”, secondo i famosi versi di Antonio Machado.

 

FRANCESCO FORLANI, L’AMICO SPAGNOLO – EXORMA EDIZIONI, ROMA 2025.

Pagine 243. Illustrato.

 

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