Costume
La vacanza, forzata, del tifoso
Si è appena concluso il campionato di Serie A.
In attesa del 29 giugno, data di apertura del calciomercato, il tifoso sopravvive in forma di spora: apparentemente immobile, pronto a riattivarsi alla prima trattativa.
L’ultima di campionato è finita.
I giocatori rientrano negli spogliatoi, lo stadio si svuota.
Resta la desolazione disordinata dei detriti sugli spalti, plastica, resti di coreografie, residui pirotecnici.
Dopo le pulizie, lo stadio chiude davvero e per un bel po’.
Ma il tifoso non si spegne.
Sporula.
Per sopravvivere alla fine del campionato assume una forma di resistenza.
Riduce i movimenti all’essenziale e torna alla vita sociale, ma solo in apparenza.
Si lascia trascinare nei centri commerciali, annuisce davanti a un aperitivo. Il corpo rientra nel mondo ordinario.
La testa è impegnata nel countdown: quanto manca all’apertura del calciomercato?
Poco più di un mese, a partire da adesso. Un limbo in cui ufficialmente non succede nulla, ma sotto tutto fermenta.
Anche il linguaggio si adatta al mistero.
Gli allenatori chiedono “garanzie tecniche”. I procuratori “aprono spiragli”. Le società “fanno muro”.
“Si lavora ai dettagli”. “Ci si muove sottotraccia”.
È quasi giugno, tempo di burocrazia e di 730.
Mentre milioni di persone vivono l’ansia da F24, il tifoso davanti a un “prestito con diritto di riscatto” rifiorisce.
In un attimo prende le redini dei bilanci del club: diventa economista. Discute di bonus, ammortamenti e plusvalenze.
Poi torna spora: vegetativa ma vigile.
“Contatti avviati”, e si rianima.
Circolano voci di interesse per un attaccante 2007, in doppia cifra nel campionato uzbeko.
Novanta secondi di highlights. Accelerazioni, assist, gol. Mai un passaggio sbagliato.
“Questo ha gamba.”
E la spora si innamora. È disposta a trattare.
“Questo è buono. Costa venticinque milioni. Dobbiamo vendere il nostro. A ventidue si può sacrificare.”
Sacrificare?
Sacrificare chi?
Un ragazzo di ventiquattro anni che fino a ieri era considerato incedibile. Un ragazzo.
Poi non se ne sa più nulla.
Torna spora, con la maglietta del giocatore preferito da indossare nel vuoto interminabile dei weekend senza campionato.
Intanto è un giorno di meno.
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