Relazioni

Il folle volo

Davanti agli occhi dei ragazzi, lentamente, comincia a comparire qualcosa che all’inizio sembra quasi irrealizzabile. Una struttura. Poi una sagoma. Poi i volumi di una monoposto.

1 Settembre 2026

AUTISMO: Termine coniato da E. Bleuler per designare la perdita del contatto con la realtà, con conseguente chiusura in un mondo radicalmente irrelato agli altri. I primi studi hanno presentato l’autismo come un sintomo fondamentale delle schizofrenie, mentre i successivi lo hanno definito come il loro elemento caratteristico. La perdita del contatto con il reale.  (Cit. Treccani)

Ci sono mille modi per vivere l’autismo, portandolo dentro se stessi oppure vivendolo vicino a coloro che ne sono affetti. E molteplici sono le tecniche di avvicinamento al reale.

A Seregno, vicino Monza, ha sede un’associazione denominata “Facciavista” che porta avanti un progetto di inclusione sociale il cui obiettivo è individuare e sostenere le peculiari abilità artistiche di persone con disturbo dello spettro autistico favorendo il miglioramento della loro qualità della vita attraverso l’arte figurativa.

“Nel disturbo dello spettro autistico le eccellenti abilità possono riguardare isolatamente diversi ambiti, quali: musica, arte, calcolo di date, matematica, abilità meccaniche. Proprio l’arte diventa oggetto della nostra proposta”.

In occasione del GP d’Italia di Formula 1 che si correrà nel prossimo week end sulla pista del Parco di Monza, il team di Facciavista ha deciso di “mettere le ali alla velocità”.

E’ un pensiero radicato da sempre in ogni uomo, un simbolo primordiale, uno dei grandi archetipi, linea di confine tra il reale e il sogno. Chi non ricorda l’Ulisse di Dante nel XXVI° canto dell’Inferno: “e volta nostra poppa nel mattino, de’ remi facemmo ali al folle volo”. 

I tempi portano il sogno ad adattarsi , alla tecnologia e alla forma del momento, ma lo spirito non cambia. 

Dieci ragazzi autistici, un gruppo di artisti e volontari, un prototipista di design e due architetti. Una sfida impossibile trasformata in una monoposto di Formula 1 tutta in cartapesta. 

“Ci sono idee che sembrano impossibili. E poi ci sono persone che decidono di provarci comunque. Costruire una monoposto di Formula 1 a grandezza naturale utilizzando carta, cartone, legno e colla appartiene sicuramente alla prima categoria. Almeno fino a quando, in un laboratorio d’arte di Seregno, dieci ragazzi autistici, un gruppo di artisti e volontari, un prototipista di design e due architetti decidono di trasformare quella follia in realtà.

Nasce così Formula Aut: una scultura pop in scala 1:1 che reinterpreta l’immaginario della Formula 1 attraverso il linguaggio dell’arte e della cartapesta. Un progetto nel quale arte, autismo, design, velocità e inclusione si incontrano. E che, dopo mesi di lavoro, arriva proprio dove era destinato ad arrivare: a Monza, durante il Gran Premio d’Italia di Formula 1, nel cuore della città, in Piazza Duomo.”

La domanda, all’inizio, è semplice. Perché non costruire una Formula 1? Non un modellino. Non una piccola riproduzione. Una monoposto vera nelle dimensioni, capace di occupare lo spazio, di attirare gli sguardi, di diventare una vera scultura. E soprattutto: perché non costruirla in cartapesta? È da questa apparente follia che prende forma Formula Aut, un progetto nato all’interno del laboratorio artistico Facciavista, dove l’arte diventa uno strumento per dare voce al talento e creare nuove possibilità.

Davanti agli occhi dei ragazzi, lentamente, comincia a comparire qualcosa che all’inizio sembra quasi irrealizzabile. Una struttura. Poi una sagoma. Poi i volumi di una monoposto. Il muso, le fiancate, le ali, le forme aerodinamiche. La Formula Aut prende vita centimetro dopo centimetro. E insieme alla macchina cresce anche la consapevolezza che quella sfida può essere vinta. La Formula 1 rappresenta il massimo della tecnologia automobilistica. Carbonio, titanio, materiali compositi, simulazioni, aerodinamica, ingegneria. Formula Aut sceglie deliberatamente un’altra strada.

La sua carrozzeria nasce dalla carta recuperata, dai manifesti, dal cartone e da materiali semplici, trasformati attraverso un lungo e paziente lavoro artigianale. Foglio dopo foglio. Strato dopo strato. La carta viene modellata, incollata, sovrapposta. Quello che normalmente sarebbe destinato a essere buttato diventa materia prima per una grande opera d’arte. È un processo quasi opposto alla velocità della Formula 1. In pista tutto si misura in millesimi di secondo. Nel laboratorio, invece, servono mesi. Servono pazienza. Servono precisione. Servono mani capaci di ripetere lo stesso gesto molte volte. Ed è proprio in questa apparente contraddizione che Formula Aut trova la propria identità.

La Formula 1 è velocità. La cartapesta è tempo. Formula Aut mette insieme entrambe.

Al centro della storia ci sono dieci ragazzi autistici. Non semplicemente persone che aiutano a realizzare un’opera. Una squadra. Ognuno con il proprio modo di lavorare, la propria sensibilità, la propria capacità di osservare, costruire e immaginare. In un progetto così grande non esiste un gesto secondario. Ogni pezzo contribuisce alla costruzione della monoposto. Ogni dettaglio diventa parte di un’immagine più grande. Ed è proprio qui che la Formula Aut diventa anche una metafora. Una Formula 1 non è mai il risultato di una sola persona. È una squadra. È collaborazione. È la somma di competenze diverse che lavorano verso un unico obiettivo. È esattamente ciò che accade nel laboratorio Facciavista. Dieci ragazzi, artisti, volontari, un prototipista di design e due architetti diventano una squadra. E la squadra costruisce la macchina.

Formula Aut non vuole imitare la Formula 1. La utilizza come linguaggio. La monoposto è immediatamente riconoscibile perché appartiene a un immaginario universale. È un oggetto che parla di velocità, competizione, tecnologia, sogno. Ma quando il pubblico scopre che quella macchina è fatta di carta, qualcosa cambia.

La sorpresa diventa curiosità. La curiosità diventa domanda. “Chi l’ha costruita?” E allora emerge la vera storia. Dieci ragazzi autistici. Un gruppo di artisti. Volontari. Un prototipista di design. Due architetti. Mesi di lavoro. E un laboratorio nel quale la carta è diventata arte. È questo il potere di Formula Aut. Non ha bisogno di spiegare l’inclusione con grandi parole. La mette davanti agli occhi delle persone.

Arte, autismo, velocità Tre mondi che sembrano lontani.Eppure, dentro Formula Aut, funzionano perfettamente insieme.

Arte, perché tutto nasce dalla creatività e dalla capacità di trasformare un materiale semplice in un’opera. Autismo, perché il progetto nasce dalla partecipazione e dal talento dei ragazzi di Facciavista. Velocità, perché la forma stessa della monoposto porta con sé uno degli immaginari più potenti dello sport contemporaneo.

Non bisogna sempre spiegare il talento. A volte basta dargli una forma.

(Fonte : facciavista.com)

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