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Elezioni presidenziali portoghesi verso il secondo turno: moderazione contro radicalizzazione

Tra la scelta “sicura” dei socialisti e quella estrema – ormai non più del tutto anti-sistema – di Chega, il Portogallo si prepara al ballottaggio per eleggere il prossimo presidente

19 Gennaio 2026

Per la prima volta in quarant’anni, un’elezioni presidenziale in Portogallo si avvia al secondo turno. I risultati del primo turno di domenica 18 gennaio hanno disegnato uno scenario netto, emerso da una competizione affollata da un numero record di undici candidati. L’8 febbraio, non si confronteranno soltanto due candidati – António José Seguro, esponente del Partito Socialista (PS) con il 31,1% dei voti, seguito da André Ventura di Chega con il 23,5% – ma due visioni profondamente diverse sul futuro di un Paese in piena trasformazione.

Il ritorno di Seguro e la ricomposizione del campo progressista

Dopo anni di marginalità politica, Seguro – ex segretario del PS – è riuscito a trainare nuovamente il partito e imporsi come figura di equilibrio, ribadendo che sarà “il presidente di tutti i portoghesi e dei nuovi tempi”. Un linguaggio volutamente sobrio, in continuità con una campagna pacata, riassunta dallo slogan “Vote no Seguro”, ossia votare Seguro, ma anche votare nella scelta sicura.

In parallelo, le forze alla sinistra del PS hanno registrato risultati storicamente bassi: dal Bloco de Esquerda – con Catarina Martins autrice del peggiore risultato mai ottenuto da una candidata donna alla presidenza e dal suo partito – ai comunisti del PCP, fino a Livre. Nonostante il ridimensionamento elettorale, tutti i partiti hanno indicato il voto a Seguro per il secondo turno.

Ventura e la frammentazione della destra

All’opposto, André Ventura ha rivendicato il ruolo di leader dello spazio “non socialista”. Tuttavia, la realtà emersa dalle urne appare più complessa; Ventura è riuscito a mobilitare l’elettorato di Chega, ma con numeri inferiori rispetto alle elezioni legislative del 2025. Soprattutto, non sembra poter contare sull’appoggio compatto della destra democratica che non ha fornito indicazioni di voto per il secondo turno.

La débâcle di Marques Mendes, appoggiato dal governo e fermo all’11,3%, è emblematica. Descritto come un uomo che ha passato la vita a prepararsi per la presidenza di un Paese che non esiste più, perché profondamente cambiato, ha condotto una campagna percepita come stanca e inadatta al peso simbolico del ruolo. Un fallimento che il governo ora tenta di scaricare interamente sulle sue spalle.

Anche altri protagonisti annunciati si sono rapidamente sgonfiati. L’ammiraglio Gouveia e Melo, noto per il suo ruolo nelle task force durante l’incendio di Pedrógão Grande del 2017 e la pandemia, candidato indipendente dopo aver giurato di non entrare mai in politica, si è fermato al quarto posto.

Cotrim – indagato per violenza sessuale – che sembrava il principale competitor di Ventura, ha triplicato i voti di IL rispetto alle scorse legislative, senza però riuscire a sfondare. Il risultato ha aperto una crisi interna tra chi considera Chega una minaccia per lo Stato di diritto e chi guarda con pragmatismo al nuovo asse di destra.

La battaglia delle narrazione e della democrazia

La campagna delle prossime settimane sarà decisiva anche sul piano narrativo. Ventura ha già impostato il confronto come una scelta secca – “o i socialisti o noi” – insistendo su temi come corruzione, sussidi mal distribuiti e immigrazione. In molti hanno paragonato la situazione allo scontro Le Pen-Chirac nel 2002, ma il parallelismo regge solo in parte; Ventura non si presenta come candidato anti-sistema contro un partito di sistema, bensì come il candidato di tutta la destra contro un candidato di sinistra. Una strategia che tuttavia appare fragile, specie dopo la celebrazione del fallimento del “montenegrismo” al governo.

Seguro, invece, cercherà ora di attrarre le forze democratiche puntando sulla contrapposizione tra moderazione e radicalismo. Una parte della sinistra spinge per una lettura in termini di “democrazia contro fascismo”, mentre i settori centristi preferiscono evitare un linguaggio che rischierebbe di rafforzare la spinta anti-sistema di Ventura.

Disinformazione, diaspora e posta in gioco democratica

I temi sollevati da Ventura trovano terreno fertile in una parte dell’opinione pubblica. La corruzione resta una ferita aperta nella società portoghese, mentre l’immigrazione è diventata, in linea con le tendenze europee, uno dei principali cavalli di battaglia della destra radicale.

Non a caso, secondo uno studio di LabCom, da novembre 2025 i contenuti disinformativi sulle presidenziali hanno raggiunto oltre 7,7 milioni di visualizzazioni sui social. L’85,7% è riconducibile all’ecosistema legato a Ventura, con attacchi alla credibilità dei media e contenuti manipolati o decontestualizzati, soprattutto su X. Il secondo turno si giocherà anche sulla tenuta dello spazio informativo. Il voto della diaspora, che ha premiato Ventura in modo significativo, e il sostegno simbolico arrivato dall’estero – come le congratulazioni di Viktor Orbán – mostrano infine come il Portogallo sia inserito in dinamiche politiche più ampie, europee e globali.

Il ballottaggio non sarà dunque solo una scelta tra due nomi, ma un passaggio chiave per comprendere che tipo di democrazia il Portogallo intende essere nei prossimi anni: una orientata alla stabilità e all’inclusione, o una che si muove lungo la linea sottile della polarizzazione.

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