Partiti e politici
Jeremy Corbyn alla terza edizione di Terra! festa nazionale AVS
Domenica 6 settembre è iniziata a Testaccio, alla città dell’altra economia, la terza edizione di Terra!, festa nazionale dell’Alleanza Verdi Sinistra. La prima sera si è tenuto l’incontro sulla tassazione dei ricchi con la partecipazione di Jeremy Corbyn.
Domenica 6 settembre è iniziata a Testaccio, alla città dell’altra economia, la terza edizione di Terra!, festa nazionale dell’Alleanza Verdi Sinistra. Dopo le precedenti edizioni al parco Nomentano di Montesacro e al Monk, la manifestazione si è trasferita in uno spazio più ampio — segno di un progetto in crescita, capace di attirare relatori e volontari; con la partecipazione di Jeremy Corbyn.
Tax the rich
La serata inaugurale si è aperta con il dibattito intitolato Tax the rich, che ha avuto come ospite d’eccezione l’ex leader dei laburisti inglesi Corbyn, oggi capogruppo parlamentare di Your Party. Sul palco, moderati dal direttore del Manifesto Andrea Fabozzi, sono intervenuti l’eurodeputata Benedetta Scuderi, il deputato Marco Grimaldi, l’economista Emiliano Brancaccio e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, già Ministro dell’Economia nel governo Conte II.
Fabozzi ha ricordato che la proposta di un’imposta patrimoniale si inserisce in un contesto italiano lontano dall’equità fiscale sancita dalla Costituzione: quando l’IRPEF nacque, nel 1971, aveva 23 aliquote, contro le 3 attuali. La presenza del sindaco ha reso il confronto interessante, mettendo a confronto due visioni diverse sul modo di affrontare il problema.
A favore della patrimoniale
Dopo un saluto di Corbyn, Scuderi e Grimaldi si sono fatti portavoce della proposta di imposta patrimoniale, sottolineando come spesso la destra incolpi le minoranze dei problemi del ceto medio, quando la vera minoranza che lo affligge è quella dei miliardari. Hanno rivendicato la necessità di tassare le rendite anziché il lavoro: dagli anni ’90 si parla di tagliare le tasse senza alcun miglioramento per le classi popolari, che non hanno prospettive di arricchirsi ma vedono peggiorare la qualità di scuole e ospedali. Grimaldi ha insistito anche sulla necessità di tornare a indicizzare i salari all’inflazione, criticando la retorica sui “troppi diritti” del passato, che non ha portato benefici alla sua generazione, costretta ad andare in pensione più tardi e con aspettative più basse.
Brancaccio ha sostenuto che si sono perse le conquiste del Novecento, a causa di politiche a favore dell’accumulazione di capitale iniziate con Thatcher — un fenomeno che l’Italia ha addirittura superato in termini di disuguaglianze. Secondo lui, il dibattito italiano sulla patrimoniale è distorto dai media, che alimentano nel centrosinistra la paura di questo strumento. In realtà i grandi ricchi in Italia sono, secondo una sua stima, circa 480.000 — un numero troppo esiguo per condizionare le elezioni. Quanto ai timori di fuga di capitali, andrebbero considerati anche gli alti “costi di transazione”, che rendono spesso più conveniente, per i ricchi, pagare la patrimoniale piuttosto che trasferirsi.
Gualtieri scettico
Gualtieri ha concentrato il suo intervento sui numeri, criticando alcune scelte del governo Meloni — ad esempio la riduzione delle accise sul diesel, che con la stessa spesa avrebbe potuto rendere gratuito il trasporto pubblico. Ha inoltre ricordato che il governo Conte II, prima di essere travolto dalla pandemia di Covid-19, aveva impostato una riforma fiscale a imposta continua, sul modello tedesco, per garantire la progressività prevista dalla Costituzione.
Il sindaco ha contrapposto questo approccio all’estensione della flat tax e ai condoni del governo attuale, indicando come priorità la tassazione crescente dei redditi da capitale. L’esempio più vivido è la cedolare secca sugli affitti, che si applica con la stessa aliquota sia per una casa che per cento. Servirebbero anche accordi globali per tassare i profitti dove vengono generati — un percorso avviato timidamente da Biden e poi abbandonato da Trump.
Sulla patrimoniale vera e propria si è però mostrato scettico: pur condividendola sul piano morale, non la ritiene efficace. Ha richiamato la proposta dell’economista francese Gabriel Zucman al G20 in Brasile, formulata su iniziativa del presidente Lula, secondo cui una patrimoniale globale sui super ricchi raccoglierebbe tra i 200 e i 250 miliardi di dollari l’anno, mentre in Italia si aggirerebbe tra i 10 e i 20 miliardi di euro. A suo avviso, cifre non decisive.
Per Gualtieri la patrimoniale interviene a valle del processo di accumulazione, senza correggere l’iniquità a monte: il problema non è la ricchezza ostentata dai super ricchi, ma lo squilibrio tra lavoro e capitale. Correggendo quel rapporto di forza si potrebbero trovare soluzioni fiscali anche più redditizie, come un’eventuale robot tax.
La replica
Le posizioni di Gualtieri hanno acceso il dibattito. Brancaccio ha ribattuto che 10-20 miliardi non sono affatto una cifra trascurabile, e che la patrimoniale rappresenterebbe comunque un modo per “piantare una bandiera” e cominciare a ridefinire i rapporti di forza. Grimaldi, forse cogliendo meglio il punto, ha citato il recentemente scomparso Fabio Mussi, secondo cui la sinistra deve affrontare un nemico più insidioso della destra: l’idea infingarda che “non ci sono alternative”, che riduce la politica a mera gestione burocratica priva di visione. Da qui l’importanza di aprire un discorso sulla patrimoniale anche solo per affermare che i ricchi hanno dei limiti.
(Nota a margine: qui emerge uno dei nodi del PD, capace di produrre analisi tecnicamente corrette che non si traducono in proposte politiche. Il discorso di Gualtieri non fa una piega sul piano tecnico, ma non apre scenari concreti per invertire i rapporti di forza. L’unica misura che, con tutti i suoi limiti, ha rafforzato la posizione del lavoro rispetto al capitale resta il reddito di cittadinanza voluto da Luigi Di Maio.)
Il comizio di Corbyn
I relatori hanno lasciato infine la parola a Jeremy Corbyn, che ha tenuto un intervento breve ma intenso, insistendo con forza sulla necessità di unità delle forze di sinistra contro povertà e disuguaglianze, per contrastare un’estrema destra che scarica su minoranze e migranti le colpe di problemi economici generati da austerità e politiche di mercato. La schiacciante vittoria di AfD nella regione tedesca della Sassonia-Anhalt fa paura, ma non dobbiamo lasciare terreno libero alla destra, che si limita a fare da ancella ai miliardari che la coccolano e la finanziano. La sinistra deve stare con le popolazioni e con tutti gli oppressi.
Ha citato alcuni dati sulle disuguaglianze globali: nel mondo ci sono circa 3.400 miliardari (400 in più rispetto all’anno precedente), e i 12 più ricchi possiedono quanto la metà più povera del pianeta. Questa ricchezza non è sana, perché nasce interamente da profitti privatizzati, grazie allo sfruttamento del lavoro delle classi popolari. Ha collegato questo al programma neoliberale che ha portato a privatizzazioni come quella del servizio idrico britannico, dove 72 miliardi di sterline sono stati distribuiti come profitti agli azionisti, lasciando il Regno Unito con la peggiore qualità idrica d’Europa e perdite di rete pari, secondo la sua stima, al doppio del volume del lago di Loch Ness.
Corbyn ha attribuito la difficoltà di invertire questa tendenza allo strapotere mediatico e politico dei miliardari, per poi tornare sul tema della patrimoniale: una tassa del 2% nel Regno Unito potrebbe generare 24 miliardi di sterline l’anno, sufficienti a garantire assistenza sicura, in particolare agli anziani. Ha chiuso il suo intervento chiedendo un’agenda di pace contro quella di guerra — giustizia per i palestinesi, fine del conflitto in Sudan, sanità pubblica gratuita — e ribadendo l’importanza dell’unità delle sinistre europee contro il fascismo che minaccia il continente.
Foto di Hua Wang







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