Cronaca
Giovani e ribellione nella crisi di un’epoca (tra democrazia, welfare e digitale) che li esclude
L’Europa dei giovani tra Parigi e Milano, tra Madrid e Berlino scuote l’albero della democrazia e domanda una riforma del welfare per includere e offrire una spinta alla crescita ascoltando il dialogo tra generazioni e i nuovi bisogni nella società digitale per costruire speranza
Conflitti “intergenerazionali ” tra Parigi e Milano, tra Madrid e Berlino contagiano l’ Europa ma soluzioni solamente securitarie non bastano, e forse anche rischiano di essere controproducenti, soprattutto se si esclude di capire. Arresto differito e preventivo non serviranno, cosi come la militarizzazione di Milano. Serve innanzitutto una attenta e profonda analisi del fenomeno come dice giustamente Sergio Mattarella. Si soffia anche dal Governo sulle manifestazioni dei ragazzini di Milano – sporcate da violenze ingiustificate e devastazioni dei negozi alla moda del centro senza senso – per “spegnere” gli autotrasportatori che protestano contro i costi energetici e che minacciano di bloccare il paese se non avranno risposte strategiche sulle loro attività, sulla loro vita e delle famiglie ?
Siamo al dunque dopo quattro anni di Governo della “stabilità dell’immobile” che corre “a fari spenti nella notte del caos” (registrati anche dallo spread che risale con inflazione e carburanti) ma con sette provvedimenti di sicurezza già confezionati dei quali non abbiamo però nessuna contezza degli impatti e nemmeno delle cause di questo malessere diffuso, soprattutto degli studenti e dei trasportatori del Sud. Si soffia sul fuoco creando caos da reprimere offrendo un “ordine assertivamente repressivo”, tanto ormai siamo nel cuore della campagna elettorale per la riconquista di Palazzo Chigi e arrivare poi al Quirinale nel 2028 gonfiando la randa della Terza Repubblica ? Un malessere diffuso che soprattutto abbiamo visto arrivare da Parigi e ora contagia Milano e Madrid e forse anche Berlino. Siamo al dunque della crisi della democrazia e di un welfare ( servizi sociali, istruzione , sanità, salari-lavoro, digitale) per un futuro incerto, corroso dall’ immobilità e dalla incertezza e sfiducia globali oscillando tra tragedia ( economica e sociale), grottesco (con una comunicazione ideologica tra ordine e decreti sicurezza) e rancore vendicativo di classi dirigenti confuse, irresponsabili e (spesso) incompetenti. Un tale contesto spinge il Governo a configurare nuovi reati e carcere per “devastazione” anche per minorenni con invio di 500 militari a Milano (serviranno ?). Vanno certo indagati “soggetti inediti” e i loro meccanismi di coordinamento e della regia eventuale se ci fosse che con la libera espressione del dissenso non hanno nulla a che fare. Due fenomeni che vanno ben distinti e comprese le loro opposte specificità per fare chiarezza su due forme differenziate di manifestazione della “noia arruffata e arrabbiata” da un lato e del “dissenso ragionante” dall’ altro e cioè tracciando un confine chiaro tra violenza e non violenza e che agiscono in due galassie sociali da distinguere eppure presenti nello stesso spazio urbano. O forse si vuole l’opacità ? Certo senza nessun giustificazionismo socio-psicologico per le violenze e devastazioni insensate viste tra San Babila e Duomo serve però capire per spiegare e agire consapevolmente come dice Gabrielli, ex capo della Polizia.
Allora, cosa lega Parigi, Milano e ora anche Madrid e Berlino nella esplosione di violenza di “bande di ragazzini”? I ragazzi francesi che devastano i negozi poi li vendono su Tik Tok e a Milano lo stesso razziando il possibile da Carrefour o Foot Locker, ma in entrambi casi giovanissimi e ben distinti tra violenza e non violenza. In entrambi i casi serve tuttavia un grande sforzo di ascolto per ciò che questi ragazzi “chiedono” in un caso e nell’ altro spesso senza bandiere di partito o di sindacati e movimenti politici, certo non identificabili con il fenomeno dell’ immigrazione anche se un problema di integrazione c’entra e filtra tra le vene della tensione. Violenza inaccettabile e teppistica anche per i feriti tra i poliziotti che vanno difesi e ringraziati per il loro lavoro. Certo servirebbe una scuola autorevole dell’educazione e capace di formare capitale reputazionale supportando i giovani nel controllo delle pulsioni, nel riconoscimento delle emozioni “positive” per scegliere poi i sentimenti “buoni e vitali”, distinti da quelli “cattivi e distruttivi”, quindi anche con educazione sesso-affettiva. Il carcere ai 15enni non serve, forse i servizi sociali servirebbero certamente di più, come contatto con la sofferenza e il dolore cancellato dai social con i quali si interfacciano 12-14 ore al giorno senza filtri e spesso senza nessun tipo di parental control. In questo modo abbeverandosi nella tossicità ad una “realtà dell’eccezionalismo e dell’edulcorazione performante“, nella quale semplicemente “mostrarsi o esibirsi” alla ricerca di una attenzione qualsiasi purché sia urticante. Una realtà allora drogata e surrogata della pura immagine e della parola purché estremiste, per significanti polarizzanti e negativi. Onde di un isolamento solipsistico di intere generazioni in ” ostaggio di una realtà di replicanti” e auto-confermativa dalle quali è escluso (dall’ algoritmo) dissenso e riflessione (come tra criceti e pappagalli) liberando adrenalina e inceppando il circolo dopaminergico, deviandolo dalle connessioni tra motivazione, desiderio, apprendimento e senso di gratificazione.
Stiamo capendo a fondo ciò che sta succedendo con questo che è anche un conflitto intergenerazionale filtrato da social tossici che coinvolge ragazzi sempre più giovani (esposti già dai 6-8 anni agli 8 pollici) a partire in primo luogo dal degrado esperienziale infiammato dal calo diffuso di potere d’acquisto di un esercito di sotto-salariati per i servizi commerciali, logistici e turistici. Un impoverimento di quel 60% di giovani ventenni che non si laureano (e spesso non lavorano) ed enfatizzato dallo shock energetico di una sgangherata guerra USA/ Iran e dei dazi circolari – e di una scuola insufficiente a guidare e orientare con insegnanti sottopagati sui quali si scaricano le frustrazioni genitoriali spesso iper-premiando “i figlioli” nella propria insicurezza e impreparazione educativa. Funzioni dunque riverberate nella crisi di una genitorialità confusa e mancante di autorevolezza, da una parte con la scomparsa dei padri e con il super-lavoro compensativo (e stressato) delle madri e la buona volontà dei nonni, quando ci sono.
Allora va riannodato un filo rosso tra generazioni e ricucito un “contratto sociale” che si è sbrecciato ricostruendo luoghi dell’ esperienza e dell’incontro di local-proximity come erano gli oratori e le parrocchie 50 anni fa e ora spesso chiuse per “razionamento” di vocazioni e per la bomba demografica. Riconfigurando barriere di relazione esperienziali contro la frana catastrofica del welfare e dei social per ricreare opportunità per una generazione che stiamo perdendo ( letteralmente) “per le strade della ribellione violenta“. Le “Prigioni del Governo” non bastano anche perché stanno per esplodere (per sovraffollamento), ma certo serve un nuovo disegno connettivo di socialità, con reti di comuni, scuole e associazioni culturali e filantropiche che devono tornare a parlarsi mettendo in comune progetti, risorse e intelligenza collettiva (anche) come antidoti all’intelligenza artificiale ove usata come “sostituto farmacologico” dell’ esperienza e dell’ incontro fisico. Promuovendo prossimità di ascolto e relazione ” faccia-a-faccia” tenendosi per mano e abbracciandosi per un nuovo ecosistema di interazionismo sociale e di senso, dove lo sguardo non si rifranga sempre negli 8 pollici spegnendosi, ma possa rivedere l’altro/a negli occhi. Si può , si deve fare, ma ora o sarà tardi con una politica e politici più responsabili e con una visione lunga di progetto e riforma di una “Società Nuova” perché la “ribellione” possa avviare nella non violenza ad una umanità rinnovata e rinsaldata nella coesione.
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