America
Senato USA. I 9 Stati decisivi/4. Alaska. Prima alaskani, poi democratici o repubblicani
Una delle 9 sfide decisive per il controllo del Senato. Una sfida in cui i due candidati per vincere devono convincere che l’Alaska per loro conta più del proprio partito. E che i loro voti saranno per l’Alaska e i suoi abitanti anche quando il partito chiederà loro di fare altro
Circa 740mila abitanti in un territorio grande più di cinque volte l’Italia.
Ghiacciai, tundra, montagne, petrolio e salmoni. Piccole comunità separate da distanze enormi, alcune raggiungibili soltanto in aereo o via mare.
In Alaska la geografia entra direttamente nella politica: determina quanto costa vivere, quali attività permettono di restare e quanto si dipende da decisioni prese lontano.
Ne abbiamo già raccontato le particolarità dopo le primarie di agosto, quando il risultato di Mary Peltola aveva confermato la competitività della sfida al senatore repubblicano Sen. Dan Sullivan.
A un mese dal voto, torniamo sull’Alaska per capire che cosa può decidere la contesa. E per approfondire un elemento che attraversa tutta questa campagna: il rapporto fra appartenenza politica, legami personali e una tradizione nella quale lo Stato pretende di venire prima del partito.
Sen. Sullivan e il valore dei risultati
Sen. Dan Sullivan ha già vinto due volte. Nel 2014 conquistò il seggio battendo il democratico uscente Mark Begich, 48%-46%. Nel 2020 fu rieletto con il 54%, con un vantaggio di circa tredici punti.
Il suo profilo lo conosciamo: nato in Ohio, una lunga carriera nei Marines, incarichi nell’amministrazione federale e poi due ruoli importanti in Alaska, Attorney General e responsabile del Department of Natural Resources. Difesa, sicurezza dell’Artico ed energia appartengono alla sua esperienza prima ancora che alla sua campagna.
Dopo quasi dodici anni al Senato, Sen. Dan Sullivan può indicare risultati concreti.
Ha lavorato con colleghi democratici alle leggi Save Our Seas, contro i rifiuti marini e l’inquinamento da plastica. Per uno Stato la cui economia dipende anche dalla salute delle acque, è un’attività importante.
Sulla pesca rivendica il contributo al blocco delle importazioni russe e alla chiusura delle possibilità di aggirarlo attraverso la lavorazione del prodotto in Paesi terzi. Fra i provvedimenti approvati figura anche nel 2022 l’Alaska Salmon Act, per approfondire le cause del declino dei salmoni.
Il suo argomento è preciso: conosco Washington e so trasformare le richieste dell’Alaska in provvedimenti.
Peltola e il richiamo ad Alaska First
La biografia di Mary Peltola, Yup’ik, cresciuta nell’Alaska occidentale e profondamente legata alla pesca, era al centro dell’articolo di agosto. Così come la formula Fish, Family, Freedom, che le ha permesso di presentarsi a un elettorato molto più ampio di quello democratico.
Per capire la candidatura al Senato conviene ripartire dal video con cui a gennaio l’ha annunciata.
Nel video, Peltola collega la vita familiare sul Kuskokwim al salmone e richiama Ted Stevens.
Nella presentazione della candidatura indica inoltre Ted Stevens e Don Young come esempi di rappresentanti capaci di difendere le necessità dell’Alaska anche oltre le divisioni nazionali.
Una democratica che cerca la propria legittimazione nella storia di due grandi repubblicani dello Stato. È già una spiegazione della sua strategia.
Stevens e Young, lo Stato prima del partito
Ted Stevens rappresentò l’Alaska al Senato dal 1968 al 2009. Contribuì a sbloccare la realizzazione dell’oleodotto transalaskano e, attraverso il potere accumulato nella commissione che decide gli stanziamenti federali, divenne un interlocutore fondamentale per portare risorse a uno Stato giovane, remoto e scarsamente popolato.
Don Young occupò invece l’unico seggio dell’Alaska alla Camera dal 1973 fino alla morte, nel marzo 2022.Quarantanove anni durante i quali lavorò su infrastrutture, pesca, sviluppo delle risorse e autodeterminazione delle comunità native.
Erano repubblicani con convinzioni proprie.
Ma il criterio con cui chiedevano di essere giudicati era anzitutto ciò che riuscivano a ottenere per l’Alaska.
La loro storia aiuta a comprendere un’apparente contraddizione dello Stato: difendere l’autonomia da Washington e contemporaneamente utilizzare il governo federale per rendere possibile lo sviluppo di un territorio così difficile.
È questa l’eredità che Peltola cerca di rivendicare.
Nel suo caso, il legame con Young ha anche radici personali. Il deputato era amico della famiglia: i genitori di Peltola avevano collaborato alla sua prima campagna congressuale.
Quando nel 2022 lei conquistò il seggio rimasto vacante alla sua morte, entrò quindi in un ufficio che apparteneva anche alla propria storia familiare.
Due episodi rendono visibile questa continuità.
Peltola scelse come capo dello staff il capo dello staff di Don Young. Una democratica affidava l’organizzazione del proprio ufficio a un collaboratore del predecessore repubblicano.
Alla convention dell’Alaska Federation of Natives dell’ottobre 2022, le figlie di Young le consegnarono poi una delle caratteristiche cravatte a cordoncino con fermaglio che indossava abitualmente. Peltola lo portò durante il proprio intervento.
Peltola e Sen. Lisa Murkowski, da Juneau a Washington
Sen. Lisa Murkowski rappresenta oggi una delle espressioni più riconoscibili di quella cultura. Stevens fu un suo mentore; la capacità di lavorare oltre i confini del partito rimane centrale nel suo modo di interpretare il mandato.
L’amicizia con Peltola nasce molto prima delle campagne federali.
Entrambe iniziarono il mandato nella legislatura statale nel gennaio 1999.
Il 13 settembre 2022, quando Peltola prestò giuramento davanti alla Speaker Nancy Pelosi, Sen. Murkowski era nell’aula della Camera insieme a Sen. Sullivan.
Le immagini e il racconto dei cronisti mostrano un’accoglienza particolarmente affettuosa, con abbracci prima e dopo la cerimonia.
L’aiuto arrivò anche su una questione pratica: trovare casa.
Peltola era stata eletta inizialmente per completare gli ultimi mesi del mandato di Young e gli affitti di breve durata erano costosi. Murkowski le offrì una stanza degli ospiti.
Peltola rimase da lei fino al dicembre 2022, attraversando quindi anche la campagna di novembre e la vittoria per il mandato completo.
Una senatrice repubblicana ospitava la deputata democratica del proprio Stato mentre entrambe affrontavano una difficile rielezione.
Nello stesso periodo si sostenevano reciprocamente alle elezioni, contro avversari appoggiati da Trump.
La collaborazione ebbe contenuti politici precisi.
Sul progetto petrolifero Willow, nel marzo 2023, Sen. Murkowski e Peltola lavorarono insieme a Sen. Sullivan per ottenere il via libera dell’amministrazione Biden. La delegazione si presentò unita su una questione che divideva profondamente il mondo democratico nazionale.
Nel pacchetto di stanziamenti approvato nel marzo 2024, Sen. Murkowski e Peltola collaborarono per ottenere finanziamenti destinati a progetti locali: abitazioni, acqua potabile, infrastrutture e servizi alle comunità.
Parteciparono inoltre all’iniziativa bipartisan del FISHES Act, volta ad accelerare le procedure federali per gli aiuti alle attività di pesca colpite da calamità: Murkowski fra i promotori al Senato, Peltola fra quelli alla Camera. Anche Sullivan sosteneva la proposta.
È in questo lavoro che il richiamo alla tradizione di Stevens e Young acquista sostanza: utilizzare relazioni personali e collaborazione fra partiti per ottenere risultati destinati all’Alaska.
Anche Sullivan fa parte di questa storia
Sarebbe però incompleto descrivere quel periodo come un rapporto fra Peltola e Sen. Murkowski dal quale Sen. Sullivan fosse escluso.
Anche lui partecipò al giuramento della nuova deputata. E nel gennaio 2024 descriveva pubblicamente come solido il rapporto di lavoro con entrambe, sottolineando che la delegazione dell’Alaska aveva una lunga tradizione di collaborazione indipendentemente dall’appartenenza politica. Tre parlamentari soltanto, spiegava, dovevano agire insieme per dare allo Stato un peso superiore alle sue dimensioni demografiche.
La vicinanza ebbe anche una dimensione personale.
Nel settembre 2023, dopo la morte del marito di Peltola, Eugene “Buzzy”, in un incidente aereo, Sen. Sullivan e sua moglie parteciparono al funerale.
Ricordò che l’Alaska è immensa, ma per molti aspetti è una piccola comunità nella quale tutti si conoscono e nei momenti difficili devono esserci gli uni per gli altri.
Sono episodi che documentano familiarità, solidarietà e collaborazione, pur senza attribuire al loro rapporto la stessa intimità dell’amicizia fra Peltola e Sen. Murkowski.
Oggi Sen. Sullivan e Peltola si affrontano duramente. Ma lo fanno dopo avere lavorato insieme e condiviso anche momenti personali dolorosi. Questo rende la competizione più interessante: ciascuno deve spiegare perché l’altro, considerato fino a poco tempo fa un interlocutore utile per lo Stato, non sarebbe la scelta migliore per rappresentarlo al Senato.
La scelta di Sen. Lisa Murkowski e l’eredità contesa
Come avevamo raccontato ad agosto, Murkowski sostenne Peltola anche nel 2024.
Nel 2026 ha invece scelto Sen. Sullivan.
La senatrice ha motivato la decisione richiamando la collaborazione con il collega e la convinzione che una maggioranza repubblicana al Senato sia nell’interesse dell’Alaska.
Ha contemporaneamente confermato la propria amicizia con Peltola.
Questa distinzione va mantenuta. La vicinanza personale non equivale a un sostegno implicito alla candidatura democratica.
Ma la storia comune resta parte del patrimonio politico con cui Peltola si presenta agli elettori.
Le permette di chiedere a chi apprezza Sen. Murkowski di riconoscere anche in lei un modo familiare di rappresentare lo Stato.
Peltola cerca quindi di continuare la tradizione di Stevens e Young che Sen. Murkowski ancora incarna.
Sen. Sullivan rivendica la stessa eredità attraverso i risultati ottenuti e l’appoggio della collega.
I nodi che decideranno la sfida di novembre
Il primo è la pesca, diventata terreno di scontro diretto.
Nel dibattito del 12 settembre, Peltola ha insistito sulla propria esperienza e sui danni delle catture accidentali. Sen. Sullivan ha contrapposto il lavoro legislativo e le iniziative per ridurle.
Peltola ha inoltre precisato che la propria offensiva contro le grandi flotte industriali riguarda gli operatori esterni e le concentrazioni economiche, distinguendoli dalle piccole e medie imbarcazioni delle comunità locali.
Peltola deve trasformare la familiarità con il problema in fiducia nelle proprie soluzioni.
Sen. Sullivan deve dimostrare che i risultati rivendicati sono sufficienti a difendere chi lavora sul mare.
Il secondo è il costo della vita. In Alaska è il criterio attraverso il quale gli elettori possono giudicare anche energia, trasporti e servizi federali.
Al forum dell’industria petrolifera a fine agosto, Peltola ha criticato i tagli al personale federale anche perché aggraverebbero i ritardi allo sviluppo. È un argomento che le consente di contestare Trump su un terreno caro agli stessi Repubblicani: il funzionamento delle attività economiche.
Il terzo è l’energia. La collaborazione su Willow è diventata anche una disputa su a chi attribuire il risultato. Peltola rivendica il lavoro compiuto con Biden; Sen. Sullivan ne contesta il peso. La vicinanza delle loro posizioni sullo sviluppo delle risorse sposta la domanda sull’efficacia: chi può ottenere di più e garantire maggiore continuità?
Infine, le preferenze successive alla prima. Il funzionamento del ranked-choice voting lo abbiamo già illustrato nell’articolo di agosto. Qui conta la conseguenza politica: in una corsa stretta bisogna essere accettabili anche per chi parte da un’altra scelta.
Sen. Sullivan deve tenere unito il voto conservatore. Peltola deve conservare la fiducia di abbastanza indipendenti e repubblicani moderati da compensare il vantaggio strutturale del GOP.
Le recenti accuse a Peltola
È proprio perché la reputazione personale conta tanto che le notizie degli ultimi giorni meritano attenzione.
Il 23 settembre il New York Times ha pubblicato accuse di ex collaboratori relative a urla, insulti e, in un caso, una presunta spinta. La campagna ha contestato la ricostruzione, denunciando esagerazioni e falsità e ricordando i lutti subiti da Peltola nel 2023.
Le testimonianze sono discordanti: alcuni ex collaboratori hanno riconosciuto il clima descritto, altri hanno difeso l’ex deputata.
Sen. Murkowski ha richiamato le pressioni personali affrontate dall’amica, con la morte della madre e pochi mesi dopo del marito, mentre era alla Camera.
Sen. Sullivan ha, invece, espresso un giudizio molto duro sulle accuse e il super PAC favorevole al senatore ha poi utilizzato l’inchiesta in uno spot.
Il rischio per Peltola riguarda la fiducia sulla quale poggia la sua capacità di raccogliere voti oltre il Partito democratico.
In una competizione equilibrata anche uno spostamento limitato può contare.
L’effetto elettorale, però, resta da misurare. L’esistenza della controversia è un fatto; la sua capacità di decidere il risultato è ancora una domanda.
I sondaggi danno esiti incerti anche se sembrano indicare una tendenza a una superiorità per quanto leggera e dentro il margine d’errore della candidata DEM.
Non cambio previsione
Per ora resto sulla mia previsione: Alaska DEM, Mary Peltola, di pochissimo.
Sullivan possiede esperienza, risultati da rivendicare e l’appoggio di Sen. Lisa Murkowski.
Le accuse a Peltola aggiungono un’incognita reale.
Continuo tuttavia a pensare che la sua candidatura possa raccogliere abbastanza consensi oltre l’elettorato democratico. La sua autonomia sulle questioni centrali per lo Stato ha alle spalle rapporti personali, scelte e collaborazioni verificabili.
Il legame con Young e la vicinanza a Murkowski aiutano a capire perché una parte dell’Alaska repubblicana possa riconoscersi anche in lei.
Nel video della candidatura, Peltola riprende così il messaggio di Ted Stevens: «Al diavolo la politica. Mettiamo l’Alaska al primo posto».
Credo che il 3 novembre abbastanza alaskani le daranno fiducia proprio su questo. Di pochissimo, ma abbastanza per vincere.
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