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Criminalità

Terremoto giudiziario a Malta: tra assoluzione di Fenech, spaccatura delle istituzioni e ombre della criminalità

L’onda d’urto di una sentenza: la scarcerazione di Yorgen Fenech e la bufera politica a La Valletta

5 Settembre 2026

L’arcipelago maltese è ripiombato nel centro di una tempesta politica e giudiziaria dai contorni sistemici. L’inattesa assoluzione di Yorgen Fenech, il magnate erede di un impero economico integrato tra hotellerie, casinò e settori energetici, ha spazzato via quello che fino a poche ore prima sembrava il punto di approdo dell’inchiesta sull’assassinio di Daphne Caruana Galizia. La giornalista investigativa venne uccisa il 16 ottobre 2017 dall’esplosione di un ordigno radiocomandato collocato sotto la sua automobile a Bidnija.

Il proscioglimento dell’uomo indicato dalla Procura come l’ideatore dell’attentato ha scatenato la reazione immediata della società civile, dei familiari della reporter e della comunità internazionale. La presidente del Parlamento Europeo, Roberta Metsola, si è fatta portavoce di un malcontento diffuso condannando qualsiasi tentativo di insabbiare la verità istituzionale. Organizzazioni per la difesa della libertà di stampa come Reporters Sans Frontières hanno definitivo la sentenza scandalosa, rilevando il rischio che la morte di Caruana Galizia resti priva di un mandante accertato in sede dibattimentale.

Sul fronte interno la tensione ha raggiunto livelli d’allarme. Il Partito Nazionalista, principale forza d’opposizione guidata da Alex Borg, ha organizzato veglie e presidi notturni sotto Auberge de Castille, sede dell’ufficio del Primo Ministro. L’accusa mossa contro il governo in carica, guidato dal laburista Robert Abela, è quella di aver consentito o favorito un clima di opacità tale da invalidare la tenuta processuale delle accuse. Dal canto suo, il premier Abela si è detto disposto a riferire in Parlamento durante una seduta straordinaria incentrata sulle riforme dello stato di diritto, ponendo tuttavia la condizione di non interferire con i residuali aspetti dei procedimenti penali ancora in corso.

L’esecuzione dell’attentato: l’autobomba di Bidnija

Nel pomeriggio del 16 ottobre 2017, la quiete di Bidnija, una frazione rurale nel nord di Malta, venne squarciata da un’esplosione a forte impatto. Poco dopo le 15:00, Daphne Caruana Galizia aveva appena lasciato la sua abitazione a bordo di una Peugeot 108 a noleggio per recarsi a un appuntamento. Percorsi soltanto pochi metri lungo la strada di campagna, un ordigno caricato a plastico semtex e collocato sotto il sedile del guidatore venne attivato a distanza tramite un messaggio di testo inviato da una barca al largo della costa maltese. La detonazione distrusse il veicolo, scagliandone i rottami nei campi adiacenti e provocando la morte immediata della reporter cinquantatreenne. Pochi minuti prima di essere uccisa, la giornalista aveva pubblicato sul suo blog Running Commentary l’ultimo post, concluso con una frase presaga che avrebbe fatto il giro del mondo: “Ci sono corrotti ovunque si guardi. La situazione è disperata”. L’impiego di una tecnica stragista di matrice terroristico-mafiosa, mai vista con tali modalità nell’isola, evidenziò fin da subito la natura premeditata ed esemplare dell’attacco, concepito non solo per mettere a tacere la voce più critica della stampa maltese, ma per lanciare un segnale d’intimidazione all’intera società civile.

Dall’esplosione alla crepa dibattimentale

L’inchiesta sull’omicidio di Daphne Caruana Galizia rappresenta un labirinto legale che ha impegnato per anni la magistratura maltese, avvalendosi anche della collaborazione di agenzie investigative estere come Europol e FBI.

Il lavoro degli inquirenti si è mosso su due livelli nettamente distinti: la ricerca della manovalanza criminale esecutrice dell’attentato e l’individuazione della catena di comando e finanziamento. Sul piano materiale, le prime svolte sono arrivate con la condanna di cinque figure operative. Tra questi, i fratelli George e Alfred Degiorgio insieme a Vince Muscat sono stati identificati e sanzionati come coloro che hanno confezionato, piazzato ed azionato il dispositivo esplosivo. Parallelamente, Robert Agius e Jamie Vella sono stati riconosciuti colpevoli di aver fornito l’ordigno e di aver supportato la logistica del delitto.

L’anello di congiunzione verso i livelli superiori è stato individuato nel tassista Melvin Theuma. Arrestato nell’ambito di un’operazione su scommesse clandestine, Theuma ha ottenuto nel 2019 la grazia presidenziale in cambio di una testimonianza collaborativa e della consegna di registrazioni audio segrete. Nelle sue deposizioni, l’intermediario indicò Yorgen Fenech come l’istigatore del crimine, affermando che il magnate gli aveva consegnato una somma di 150.000 euro per ingaggiare il gruppo d’azione. Il movente paventato dall’accusa risiedeva nelle imminenti inchieste di Caruana Galizia relative alla “17 Black”, una società offshore con sede a Dubai riconducibile a Fenech, legata a sospetti passaggi di denaro verso esponenti di primo piano dell’esecutivo maltese.

Fenech fu intercettato e arrestato le prime luci del 20 novembre 2019 mentre tentava di salpare dal porto di Portomaso a bordo del suo yacht. Dopo cinque anni di custodia cautelare, il processo dibattimentale durato 44 giorni si è trasformato in uno scontro legale ad altissima tensione. La pubblica accusa ha esibito tabulati, tracciamenti finanziari ed estratti di chat, ma il collegio difensivo è riuscito a instillare il ragionevole dubbio nella giuria.

A scardinare l’impianto accusatorio è stata la contromossa della difesa, che ha spinto Fenech a rendere dichiarazioni spontanee per spostare l’attenzione su Keith Schembri, influente capo di gabinetto dell’allora Primo Ministro Joseph Muscat. Fenech ha dipinto Schembri come il vero suggeritore e regista dell’operazione, accusandolo di aver coordinato i contatti e di aver beneficiato di una protezione istituzionale. Nonostante la polizia maltese abbia sempre ribadito che Schembri non era iscritto tra i sospettati ufficiali dell’omicidio, l’evidenziazione di questi legami sommersi e la sovrapposizione tra potere politico e finanziario hanno indebolito la linearità delle prove contro Fenech, portando i giurati al verdetto di assoluzione.

La criminalità organizzata maltese: da snodo del Mediterraneo ad hub finanziario

Per comprendere le dinamiche sottese all’omicidio di Caruana Galizia e alla fragilità dell’architettura giudiziaria emersa durante i processi, occorre tracciare la genesi e l’evoluzione della criminalità organizzata a Malta. L’isola ha vissuto una trasformazione profonda, passando da forme tradizionali di malavita locale a sofisticati network criminali a proiezione internazionale.

Storicamente, la posizione geografica al centro delle rotte navali del Mediterraneo ha reso l’arcipelago un punto d’appoggio privilegiato per il contrabbando. Tra gli anni Settanta e Novanta, le attività illegali prevalenti erano legate al traffico di sigarette, di alcolici e al contrabbando navale con il Nord Africa e il Sud Italia. In questa prima fase, i clan locali agivano come intermediari logistici per consorterie esterne, quali la Camorra campana e Cosa Nostra siciliana, sfruttando la permeabilità dei confini marittimi e la conformazione delle coste.

Il punto di svolta strutturale è arrivato a partire dagli anni Duemila, in concomitanza con l’ingresso di Malta nell’Unione Europea nel 2004 e l’adozione dell’Euro. Il paese ha progressivamente modernizzato il proprio quadro normativo ed economico, trasformandosi in un polo attrattivo per i servizi finanziari, il gaming online, la vendita di passaporti per investitori esteri e l’immatricolazione navale. Questa rapida transizione economica, se da un lato ha garantito una forte crescita del PIL, dall’altro ha creato un terreno fertile per il riciclaggio di proventi illeciti e l’infiltrazione di capitali sommersi.

La criminalità si è progressivamente evoluta abbandonando le vesti esclusivamente manovalanza marittima per indossare quelle dei colletti bianchi. La struttura dei gruppi criminali maltesi contemporanei è caratterizzata da una spiccata natura reticolare. Non esiste un’unica cupola verticistica come nella tradizione mafiosa classica, ma una costellazione di famiglie ed esponenti dell’imprenditoria opaca che collaborano con cartelli internazionali. Tra i settori maggiormente esposti sono emersi il traffico internazionale di stupefacenti, con l’isola utilizzata come snodo per la cocaina dal Sud America e l’hashish dal Nord Africa verso l’Europa, e il mercato del petrolio di contrabbando proveniente dalla Libia post-Gheddafi, spesso rivenduto nei porti europei attraverso complesse triangolazioni societarie.

L’elemento più critico dell’organizzazione criminale maltese moderna è la permeabilità del confine tra affari leciti, finanza sotterranea ed élite politiche. L’assegnazione di licenze, i grandi progetti immobiliari e la gestione delle concessioni statali hanno favorito il consolidarsi di centri di potere in grado di condizionare o rallentare las attività di contrasto delle forze dell’ordine e degli organi di vigilanza finanziaria. In questo contesto, le inchieste giornalistiche di Daphne Caruana Galizia non colpivano singoli episodi di malaffare, ma mettevano a nudo l’intero impianto integrato di questo modello, esponendo l’intreccio tra interessi mafiosi e strutture di potere.

Lo stato di diritto al bivio e lo scenario aperto

L’assoluzione di Yorgen Fenech azzera le certezze finora acquisite sulle responsabilità apicali dell’attentato del 2017 e ricolloca Malta sotto la lente d’ingrandimento delle istituzioni internazionali. L’incapacità dell’impianto accusatorio di resistere alle controffensive legali durante la fase dibattimentale mostra quanto sia complessa la recissione dei legami tra alta finanza e apparati pubblici in un contesto territoriale limitato.

Mentre le piazze continuano a riempirsi per chiedere verità e la politica locale affronta il rischio di nuove crisi di governo, rimane aperto l’interrogativo primario: chi ha deciso la fine di Daphne Caruana Galizia? La risposta a questo interrogativo non rappresenta solo un atto di giustizia dovuto alla memoria della giornalista e alla sua famiglia, ma costituisce il test fondamentale per la tenuta democratica e la credibilità giudiziaria della Repubblica di Malta di fronte all’Europa intera.

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