Innovazione
Ecco perché un’iniziativa come Orizzonti Digitali fa un gran bene all’ecosistema umbro dell’innovazione
Gli ecosistemi dell’innovazione migliori sono comunità fatte di fiducia, valori condivisi, senso di appartenenza. Ecco perché l’Umbria (grazie anche a iniziative preziose come Orizzonti Digitali) ha un grande potenziale.
L’innovazione tecnoscientifica è uno dei grandi motori del progresso, ma alla base di tutto ci sono sempre le persone, e i territori che queste persone abitano. Il mondo digitale che tutti noi conosciamo e utilizziamo (e che costituisce l’infrastruttura anche di questo giornale) non sarebbe così com’è senza i ricercatori del CERN di Ginevra, o gli imprenditori della Silicon Valley. Ecosistemi dell’innovazione quali Ginevra in Svizzera e la Silicon Valley in California sono luoghi ad altissima densità di talenti STEM, creativi e imprenditoriali; tuttavia anche il più austero dei ricercatori ha bisogno di una birra di tanto in tanto (e pertanto di un bar e di un barista), così come il venture capitalist più oggettivista prima o poi dovrà ricorrere ai servigi di un gastroenterologo o di un consulente matrimoniale.
Un eminente economista, Enrico Moretti, alcuni anni fa calcolava che per ogni posto di lavoro high-tech ne venivano generati indirettamente altri cinque in settori tradizionali, ad esempio parrucchieri e pizzaioli. Per quanto non sembra che il Big Tech crei direttamente la stessa quantità di occupazione dei colossi manifatturieri del dopoguerra (ancora oggi il più grande datore di lavoro privato degli Stati Uniti è Walmart, con i suoi supermercati, che supera per oltre mezzo milione di impiegati Amazon), in stati alla frontiera dell’innovazione come la California non manca il lavoro per i cosiddetti blue collars. I data centers, pilastri dell’AI economy, hanno bisogno di idraulici, carpentieri, elettricisti.
La resilienza del lavoro manuale (in senso lato) nell’era dell’IA potrebbe rivelarsi un asset per un paese come l’Italia, dalla straordinaria tradizione artigiana. Un altro asset del nostro paese è la coesione sociale, alla base di qualsiasi ecosistema dell’innovazione sano; perché questo sono gli ecosistemi dell’innovazione migliori: comunità fatte di fiducia, valori condivisi, senso di appartenenza. Gli umbri, gente appenninica, se ne intendono sia di lavoro manuale che di comunità; i due elementi fanno parte, per così dire, del DNA regionale.
Ecco perché io e i colleghi di Red Lynx siamo grandi appassionati di un’iniziativa unica, Orizzonti Digitali, che si tiene da tempo in Umbria, e che è andata crescendo negli anni. Un’iniziativa coraggiosa, di visione, organizzata da Confindustria Umbria, Umbria Digital Innovation Hub, Umbria Business School, ANCE Umbria e ITS Umbria Academy, e dedicata al futuro; preziosa, perché contribuisce a rafforzare l’ecosistema umbro dell’innovazione, tra i più dinamici dell’Italia centrale (e soprattutto dal grande potenziale).
Quest’anno Orizzonti Digitali – dal titolo L’era della co-intelligenza – ha avuto luogo a Perugia, nonché a Terni. Per me, che sono perugino, è stato bellissimo vedere il centro della città, intessuto di storia e di arte, venire “colonizzato” da un evento poliedrico, focalizzato sul domani e sul dopodomani, e più che mai necessario e urgente, dato che la rivoluzione dell’IA sta già trasformando l’economia e gli scenari globali. Un programma ricchissimo (lungo una quarantina di pagine), con tanti panel e presentazioni di interesse, che hanno coinvolto sia giovani talenti sia ricercatori apicali e manager di aziende importanti, oltre che esponenti autorevoli dal territorio e dal mondo delle professioni e della cultura.
È stato entusiasmante ad esempio il panel sui modelli linguistici italiani, a cui hanno preso parte la professoressa Chiara Ghidini della Libera Università di Bolzano, il CEO di ASC27 Nicola Grandis, il professor Roberto Navigli della Sapienza di Roma e il cofondatore di Red Lynx Enrico Bellocchio. Molto bello poi il panel su brain drain, brain gain e politiche per i ricercatori, a cui sono intervenuti la presidente di ADRA Emanuela Girardi, il collega Lorenzo Rossi (che in Red Lynx è AI Research Scientist) e Nicola Tirelli, direttore associato per l’alta formazione dell’IIT. In occasione della presentazione dell’innovativo progetto SOUND, con Dante Trincia amministratore di Mad.e, si è poi discusso di come l’IA possa essere un prezioso alleato per la sostenibilità (SOUND mira proprio a misurare e migliorare l’impatto ambientale, sociale ed economico degli eventi).
Tra i meriti di Orizzonti Digitali c’è stato quello di portare in Umbria alcune tra le menti più brillanti d’Italia. E del resto una delle cifre di un ecosistema dell’innovazione vitale è proprio la capacità di aprirsi e dialogare con tutti, senza timori e pregiudizi, con franchezza e in amicizia. Allo stesso tempo credo che l’iniziativa abbia fatto capire agli illustri ospiti da Milano, Roma, Genova ecc. che il nostro territorio ha molto da offrire a chi fa ricerca e innova. L’innovazione non è appannaggio di questo o quel grande centro urbano, può fiorire anche in provincia. Il fatto stesso che così tante aziende umbre abbiano scelto di essere sponsor dell’iniziativa è, a mio parere, un’eccellente notizia per l’Umbria, e una dimostrazione della lungimiranza del suo tessuto produttivo.
Infine, ho trovato commovente l’interesse che Orizzonti Digitali ha destato in “comuni” cittadini. Molti panel hanno attirato un pubblico numeroso ed eterogeno. Ecco, un ecosistema dell’innovazione funziona molto meglio se riesce a coinvolgere tutti, incluso il pensionato che magari non ha potuto studiare ma ha ancora tanta curiosità, o la maestra che si interroga sul futuro che attende i suoi allievi, o l’imprenditrice agricola interessata alla digitalizzazione in campo, o l’artigiano che vuole rendere più efficiente la sua bottega. Non si tratta soltanto di spirito democratico, ma di pragmatismo: un ecosistema ha bisogno di idraulici, ristoratori, barbieri, operai. Mi ha colpito una signora ormai avanti negli anni affascinata da un piccolo robot; riuscire ad avvicinare questa nostra concittadina alla rivoluzione tecnologica in corso è, a mio parere, uno dei risultati più belli.

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